Nerone e San Pietro, « iam redit et virgo »

di William Riker

Per le mie ucronie io traggo spesso ispirazione dalla TV, in questo caso dalla fiction di domenica 23 e lunedì 24 maggio 2004; spero che vi piaccia.

Anno 54 d.C., Agrippina Minore fa avvelenare il marito Claudio con i famosi funghi trifolati non propriamente mangerecci, per timore che questi nomini erede il proprio figlio Britannico al posto del suo, e così il diciottenne Lucio Domizio Enobarbo Nerone, carattere impulsivo ed istrionesco, facile al pianto come agli scoppi d'ira, ascende al trono. Alcuni senatori vorrebbero sostituirlo proprio con Britannico, e così la madre Agrippina fa avvelenare anche lui ed obbliga il figlio a sposare Ottavia, sorella di Britannico e figlia carnale di Claudio, per la quale egli non prova nessun amore. Nerone ama il potere perché ama sentirsi al centro dell'attenzione, ma non ha reali attitudini di governo, e così la madre gli affianca Lucio Anneo Seneca, celebre filosofo stoico. Sotto l'influsso del filosofo, Nerone presto si stufa della vita di corte, del matrimonio combinato e della religione ufficiale, della quale pure è pontefice massimo. Egli così si estrania dalla politica e comincia ad avere frequentazioni sempre più strette con gli istruiti liberti che Seneca gli ha affiancato perché proseguano la sua formazione intellettuale. Di questi alcuni sono greci e lo iniziano ai misteri dionisiaci. L'Augusto se ne stanca presto perché sembra che non conducano da nessuna parte, ma essi gli lasciano nell'animo il senso della sacralità e dell'immortalità dell'anima, che egli, da buon romano materialista e disincantato, non aveva mai provato.

Conosciuta la liberta Atte, sua maestra di letteratura greca, Barba di Bronzo se ne innamora e decide di ripudiare Ottavia per sposarla, ma sua madre, che intanto è la vera reggente dell'Impero mentre il figlio si Testa di Nerone, Roma, Musei Capitolini (dal sito web.tiscali.it/scudit/mdneronestoria.htm) occupa di musica, poesia e filosofia, gli si oppone con le famose parole: « Non puoi cambiare moglie come cambi la tunica! » Nerone concepisce perciò un piano mostruoso: far assassinare dai suoi birri sia la madre che la moglie legittima. Atte però, per la quale Nerone non riesce più ad avere alcun segreto, viene a sapere del piano e inorridisce. Gli rivela allora di essere di religione cristiana e lo scongiura di desistere dal piano, perché lei si è votata all'amore e al perdono, e non potrebbe mai amare un uxoricida e matricida. « Ma come, tu adori un asino crocifisso? » le domanda con sdegno Nerone, ripetendo un diffuso pregiudizio che servì tra l'altro come scusa al suo padre adottivo Claudio per espellere cristiani ed ebrei da Roma, come riferisce Svetonio. « Meglio adorare un  uomo che si è fatto crocifiggere come un asino per amore dei suoi fratelli, che un imperatore che si comporta come un asino perché preferisce la morte alla vita dei suoi congiunti », è la coraggiosa risposta di Atte.

A qualunque altro che gli si fosse rivolto così, Enobarbo avrebbe fatto subito tagliare la lingua, ma da Atte è tanto soggiogato da farsi raccontare esattamente ciò in cui credono i cristiani. Egli decide allora di incontrare l'apostolo Pietro, che dal 42 d.C. è vescovo di Roma ed ha appena finito di dettare al fedele segretario Marco il racconto della vita di Gesù, oggi noto per l'appunto come Vangelo di Marco. Il pronipote di Augusto è inizialmente carico di pregiudizi nei confronti dei giudei, ma rimane fortemente impressionato dalla figura carismatica del Pescatore d'uomini, tanto da riportare nel palazzo imperiale una copia del Vangelo di Marco per studiarselo meglio. Dopo aver terminato la lettura giunge ad invitare Pietro in persona al palazzo imperiale, trascorre molto tempo a discutere con lui e ad ascoltare Pietro che discute con Seneca di immortalità dell'anima e di provvidenzialità del dolore innocente. Le poesie (invero un po' mediocri) che egli compone ne risultano influenzate, ed egli comincia a mostrare il pollice alzato a tutti i gladiatori sconfitti nell'arena.

Ben presto però Agrippina scopre il nuovo interesse del figlio per la religione cristiana, e addirittura lo scopre intento a studiare la lingua ebraica con l'aiuto di san Marco, il discepolo prediletto di Pietro, per poter leggere l'Antico Testamento direttamente nella lingua originale. Preoccupata per la rivoluzione sociale che potrebbe portare la fede cui il figlio si interessa, d'intesa con Tigellino, il perfido capo dei pretoriani, decide di utilizzare il sigillo del figlio per espellere nuovamente da Roma tutti i giudei e tutti i cristiani, e per ordinare l'arresto di Pietro e del suo entourage. Seneca però scopre tutto in tempo e manda Atte ad avvisare Pietro di non recarsi a palazzo e di mettersi in salvo. Nerone sventa così la congiura e condanna a morte la madre, ma dietro le preghiere di Pietro e di Atte commuta la condanna nell'esilio a vita a Meotide, l'estremo avamposto romano in Crimea, sulle coste del Mar d'Azov, mentre Tigellino, convinto di essere fatto a fette, si è suicidato.

Nerone pubblica poi un editto di tolleranza nei confronti di cristiani e giudei, ed autorizza i primi a costruire un loro tempio a Roma, sul colle Vaticano, ed i secondi a godere dell'autogoverno in Palestina con un procuratore di etnia giudaica, nella persona di Rabbì Gamaliele, già maestro di San Paolo e tollerante nei confronti dei seguaci di Gesù. A chi gli obietta che i cristiani e i giudei si rifiutano di adorare la persona dell'imperatore, Nerone ribatte con una frase celebre: « l'Augusto non deve essere adorato, ma adorare lui stesso la giustizia e la verità. » San Marco è promosso consigliere dell'imperatore, Seneca diventa il primo ministro dell'Impero ed Atte diventa imperatrice perché Ottavia è morta di parto insieme al bambino che portava in grembo, ed ha lasciato campo libero alla liberta cristiana, che invece dà subito due figli a Nerone, Britannico e Maria. E' l'anno 61 d.C.

Su ordine di Nerone san Paolo, che è detenuto a Cesarea Marittima, viene liberato ed invitato a Roma, da dove invia lettere a tutti i popoli dell'Impero, dando il via alla teologia cristiana. Su invito di Atte anche san Luca, discepolo prediletto di San Paolo che ha accompagnato nei suoi viaggi missionari in Asia Minore, redige il suo Vangelo dopo aver compiuto accurate ricerche. Anche san Giovanni è liberato dall'esilio a Patmos e può insediarsi come vescovo ad Efeso, mentre san Giacomo il Minore è vescovo dei giudeo-cristiani di Gerusalemme.

La notizia che san Bartolomeo, alias Natanaele di Cana, è stato giustiziato per ordine del re d'Armenia, paese che si era accinto ad evangelizzare, scatena lo sdegno di Nerone, che ordina al generale Vespasiano di invadere quella terra e la riduce a provincia, spingendo così i confini dell'Impero fino al Mar Caspio. Il cristianesimo dilaga nell'impero, soprattutto fra le classi meno abbienti, che reclamano a gran voce una riduzione delle tasse e un miglioramento delle loro condizioni di vita. Nerone, che si è recato in Grecia e poi in Palestina ed ha pregato nel Tempio di Gerusalemme, acconsente ma, siccome le spese militari per le guarnigioni ai confini sono esorbitanti, accresce le tasse sulle classi più agiate. In tal modo egli diventa il beniamino delle folle, ma si aliena tutta la nobiltà e l'alta borghesia mercantile.

Così a Roma si forma un partito filopopolare e filocristiano, capeggiato da Atte e di cui fanno parte anche Seneca ed i poeti Lucano e Valerio Flacco, ed un partito filonobiliare ed anticristiano, capeggiato da Caio Calpurnio Pisone, decano dei senatori, al quale aderiscono anche l'epicureo Petronio Arbitro e lo scienziato Caio Plinio Secondo. A ciò si aggiunga il fatto che, dall'esilio sul Mar Nero, Agrippina continua a sobillare i senatori contro il figlio, sognando di rientrare e di essere incoronata imperatrice al posto di Nerone.

La goccia che fa traboccare il vaso è l'editto di Patrasso con cui Nerone, che si trova in Grecia, proibisce la crocifissione e la flagellazione, estende la cittadinanza romana a tutti i cittadini dell'Impero ed affranca di colpo tutti gli schiavi che lo sono diventati a causa dei debiti (giugno del 64 d.C.). Il 28 agosto dello stesso anno a Roma scoppia un terribile incendio che la devasta per metà, e Pisone fa ricadere la colpa sui cristiani. Parte della plebe, aizzata dai senatori ed inferocita dalla perdita di ogni bene, assale cristiani e giudei e Pisone, che ha occupato il palazzo imperiale, bandisce una terribile persecuzione nella quale trova la morte l'apostolo Pietro, crocifisso a testa in giù sul colle Vaticano. Paolo si salva perché si trova in viaggio apostolico a Cesarea Augusta (Saragozza), in Spagna, dove pare gli sia apparsa la Vergine su di un pilastro (il famosissimo Pilàr) per annunciargli la persecuzione ed il luogo di sepoltura dell'apostolo Giacomo il Maggiore. Seneca beve la cicuta per sfuggire ai sicari di Pisone, essendo in cima alle sue liste di proscrizione.

San Pietro a colloquio con Lucio Anneo Seneca (creata con openart.ai)

San Pietro a colloquio con Lucio Anneo Seneca (creata con openart.ai)

Pisone si autoproclama imperatore, ottiene l'appoggio delle legioni d'occidente comandate da Galba e Vitellio ed ordina la cattura di Nerone, rifugiatosi a Creta con la moglie e la corte, ma il valoroso generale Vespasiano conferma la fedeltà all'imperatore e marcia sulla penisola. Si riaffaccia lo spettro delle guerre civili, ma Pisone ed i suoi scherani si abbandonano a tante e tali atrocità da venire in odio alla plebe romana, scontentata anche dal fatto di essersi vista nuovamente tassata per finanziare la guerra civile. Così il popolo dà l'assalto al palazzo imperiale e Pisone, vistosi perduto, si fa uccidere dal liberto Epafrodito. Galba è assassinato dai suoi stessi soldati, mentre Vitellio è sconfitto ed ucciso da Vespasiano presso il ponte Milvio: avvertito da un sogno, ha inastato il monogramma di Cristo sulle insegne delle sue legioni. Nerone e Atte rientrano trionfalmente a Roma, mentre Agrippina, che si trova in viaggio per tornare nella capitale, è raggiunta a Singiduno (Belgrado) dalla notizia della sconfitta del suo partito; resasi conto che non sarà mai imperatrice, si getta nel Danubio ed annega. È il 66 d.C.

Anche Petronio Arbitro si suicida tagliandosi le vene insieme alla compagna Eunice, mentre Plinio, che si è consegnato a Nerone chiedendogli di essere decapitato, è perdonato dall'Augusto e nominato ammiraglio della flotta imperiale. « Non distruggo forse i miei nemici facendone degli amici? » è la giustificazione addotta da Barba di Bronzo. Questi si converte ufficialmente al cristianesimo, ed è battezzato in Vaticano da San Lino, successore di Pietro sul soglio pontificio; lascia vivere le istituzioni pagane come l'ordine delle Vestali e tollera i culti di Dioniso, Mitra, Iside, ma cede la carica di pontefice massimo al poeta Lucano, che intanto gli ha dedicato il suo capolavoro, la Farsaglia. Rinasce così la letteratura: oltre alla Farsaglia ed alle opere di Seneca, Valerio Flacco pubblica l'Argonautica, nella quale Medea è descritta con le sembianze di Atte e Giasone con quelle di Nerone, Plinio pubblica la Storia Naturale, vera enciclopedia di tutto lo scibile allora conosciuto, mentre più tardi il cristiano Stazio pubblica la Tebaide e l'Achilleide, in cui per la prima volta il Dio Uno e Trino sovrasta i Numi dell'Olimpo.

Tutta la corte è ormai formata da cristiani, e la plebe romana si converte in massa al nuovo credo. Paolo parte per evangelizzare la Gallia e la Britannia, poi penetra in Germania, dove trova il martirio. È sepolto con tutti gli onori a Roma, accanto al corpo di Pietro nella basilica vaticana. San Marco diviene patriarca di Alessandria d'Egitto, mentre il Tempio di Gerusalemme non viene mai distrutto, anzi resta centro mondiale della religione ebraica. Alla morte di Giacomo il Minore il giudeo-cristianesimo si estingue, abolendo la circoncisione e confluendo nel cattolicesimo romano. San Tommaso trova la morte in India, nel Malabar, dove si è recato a predicare la nuova fede. San Giovanni invece morirà centenario in quel di Efeso dopo aver scritto l'Apocalisse; ma c'è chi dice che non sia morto, bensì che sia stato assunto in cielo come Enoc ed Elia.

Dopo la distruzione di Roma dovuta all'incendio ed alla guerra civile, Nerone fa costruire la splendida Domus Aurea, ma al posto del colosseo viene eretto un grande teatro per rappresentazioni tragiche e comiche, giacché Nerone ha bandito gli spettacoli gladiatorii cruenti, sostituendoli al massimo con duelli simulati. Grazie all'opera di Atte, inoltre, Roma e le province pullulano di opere assistenziali a favore dei bisognosi (cioè della maggioranza della popolazione), gestite direttamente dallo Stato. Nerone inoltre non dimentica il sogno giovanile di diventare un grande poeta e si mette a scrivere Inni Sacri, in verità non dei capolavori, ma ricchi di fede sincera.

Nerone ordina a Vespasiano e a suo figlio Tito, che si è lui pure convertito al cristianesimo, ed è tanto virtuoso da essere soprannominato "la Delizia del Genere Umano", di occupare la Mesopotamia per aprire a Roma uno sbocco all'Oceano Indiano, che le consenta di commerciare direttamente con l'India e con la Cina. A tale impresa collaborano gli Ebrei, decisi a vendicare la distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor di Babilonia nel 587 a.C. Nel 70 d.C. i due grandi generali espugnano vittoriosamente Ctesifonte, la capitale della monarchia arsacide; Assiria, Mesopotamia ed Arabia Petrea divengono province romane, mentre lo stesso Nerone impone la corona sul capo del nuovo re dei Parti, Osroe, facendo dell'impero partico uno stato satellite di Roma. Nerone ottiene anche la sottomissione di Decebalo, re dei Daci (odierna Romania); il suo stato diviene così un altro satellite, a garanzia dell'impero contro le scorrerie dei predoni sarmati. Con l'annessione della Mauretania Tingitana e della Scozia meridionale l'impero romano raggiunge l'acme della sua espansione e della sua potenza, mentre gli ingenti bottini di guerra provenienti dalle campagne in oriente rimpolpano le casse dello stato e consentono la deflazione e la diminuzione delle tasse. Nel 75 d.C. l'avventuroso mercante cinese Sheng Li raggiunge Antiochia proveniente dall'estremo oriente, è condotto a Roma alla presenza dell'Augusto e questi decide di aprire la via della seta per commerciare con il suo grande paese; subito il grande navigatore greco Cosma Indicopleuste (= navigatore dell'India) partendo da Carace raggiunge Ceylon e, da qui, Sumatra e poi la Cina meridionale. Nell'88 d.C. tra Nerone e l'imperatore cinese Wu Ti è stipulato a distanza un patto di amicizia e di cooperazione, che in pratica divide l'orbe terracqueo in due sfere d'influenza, romana e cinese, separate dal fiume Gange. Le strade divengono sicure, i commerci si intensificano e il mondo diventa una sorta di villaggio globale ante litteram, con missionari cristiani che raggiungono la Cina e il Giappone, e bonzi buddisti che predicano la loro filosofia in Grecia e in Egitto. Inizia un'era di pace destinata a durare a lungo.

 

L'Eurasia nel 100 d.C., disegno dell'autore

 

Nel 79 d.C. l'eruzione del Vesuvio cancella Pompei, Ercolano e Stabia dalla faccia del pianeta. Per penitenza Nerone e Atte vestono di sacco e si nutrono di pane ed acqua per tre mesi. Nella catastrofe trova la morte Plinio il Vecchio, che ha voluto avvicinarsi troppo per esaminare l'eruzione. Suo nipote Plinio il Giovane resta il campione dell'intellighenzia pagana e scettica nei confronti della nuova religione. Quanto a Domiziano, fratello di Tito, egli viene giustiziato nell'84 d.C. per aver tentato di impadronirsi del potere con un colpo di stato e restaurare il paganesimo di stato.

Una volta il popolo di Siracusa scaglia pietre contro la statua di Nerone per punirlo di aver dato torto alla città in una controversia con Taranto. Nerone è sollecitato a punire la città, ma egli risponde: "E perché? Io non mi sento addosso neppure una ferita!"

Nerone muore di gotta a 64 anni nel 100 d.C. Quando sente che si avvicina la fine, il Princeps chiede ai servi di sorreggerlo: "Tiratemi su da questo letto. Un imperatore deve morire in piedi!"

I funerali solenni sono celebrati da Papa San Clemente I, e gli succede il figlio Britannico. La madre Atte si consacra a Dio e morirà a Betlemme, dove si è ritirata in preghiera. Sotto Britannico il monaco Papia, vescovo di Gerapoli in Palestina, stabilisce la festa del Natale al 25 dicembre e fissa la data di nascita di Gesù all'anno 754 di Roma, compiendo peraltro un errore di calcolo (Erode il Grande era morto nel 750 ab Urbe Condita). Da quella data si cominciano a contare gli anni. Nel 116 il cristianesimo è elevato a religione ufficiale dell'impero, anche se gli altri culti continuano a venire tollerati. Ben presto la religione olimpica e quella egiziana si estinguono per autoesaurimento, mentre il culto di Mitra diventa una setta cristiana. Si diffonde invece il buddismo proveniente dall'estremo oriente.

Alla morte di Claudio II, nipote di Britannico (anno 161), l'Impero viene abolito ed è restaurata la Repubblica, coronando l'Età d'Oro di Roma.

« Ultima Cumaei venit iam carminis aetas;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna,
iam nova progenies caelo demittitur alto.
tu modo nascenti puero, quo ferrea primum
desinet ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina; tuus iam regnat Apollo. »

William Riker

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Aggiungiamo la proposta di Perchè No? e di Dario Carcano:

Al momento dell'assassinio di Caligola, anche Claudio ed altri membri della famiglia Giulio-Claudia vengono eliminati, oppure li aveva già tolto di mezzo Caligola. C'è la possibilità di vedere Agrippina minore diventare imperatrice; essendo in esilio nelle isole Ponziane assieme al giovane Nerone e alla sorella Livilla, scamperebbero al massacro della famiglia imperiale, e dopo la morte di Caligola lei, la sorella e il piccolo Nerone sarebbero gli unici discendenti di Germanico ancora in vita, pertanto ci sarebbe una fortissima pressione sia dalla plebe sia dall'esercito affinché siano loro a vestire la porpora imperiale. Potremmo immaginare che una tra Agrippina o Livilla sia "convinta" a sposare un generale gradito al Senato, ad esempio Galba, piuttosto popolare, così da dare una legittimazione al nuovo imperatore. Il piccolo Nerone potrebbe essere adottato da Galba come erede, se riuscirà a sopravvivere a questa fase di torbidi, oppure Galba potrebbe nominare un altro famoso generale come suo successore...

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A rispondere loro è Federico Sangalli:

Galba, che in quel momento era legato in Germania, era davvero la prima scelta del Senato ma rifiutò l’offerta, come fece ripetutamente prima di accettare in HL le suppliche dei patrizi in ginocchio che paventavano il collasso della morale repubblicana e il dilagare di una nuova guerra civile. Sono propenso a pensare che Galba avrebbe declinato ugualmente. Agrippina probabilmente avrebbe avuto abbastanza ambizione e audacia da tentare una scalata al potere ma, bloccata a Ponza com’era, probabilmente sarebbe stata tagliata fuori, almeno in un primo tempo. Il Senato, oltre a Galba discusse anche altri nomi come papabili per la suprema porpora: Marco Vinicio e Decimo Valerio Asiatico. Il primo era un ex console e cognato di Caligola, avendone sposato la sorella Giulia Livilla. Tuttavia, sembra che in HL il suo nome subì il veto dei pretoriani e senza il sostegno dell’esercito non andrebbe lontano. Quanto al secondo, Decimo Valerio Asiatico era un ricco gallo-romano con commerci sparsi per tutto il Mediterraneo e uno dei fautori della congiura che costò la vita a Caligola. Anche lui aveva già ricoperto il consolato e sembra potesse contare un certo sostegno nelle province gallo-germaniche. Credo sia il candidato più plausibile: potrebbe facilmente comprarsi la fedeltà dell’esercito; al Senato piacerebbe per il semplice fatto di essere il primo leader romano scelto da lui dai tempi di Cicerone e Catilina; se i padri coscritti lo scelgono Galba sarà come sempre ligio al dovere e ubbidirà al volere del Senato e non ci sono molti altri comandanti militari capaci di sollevare le legioni e il popolo. Non so che fine farebbe Agrippina, le sue mire di potere non erano gradite ai patrizi. Forse potrebbe comunque sposare Asiatico, anche se dato come è andata a finire in HL forse il nuovo Imperatore potrebbe essere più interessato al giovane Nerone...

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 Sempre William Riker ci ha proposto un'altra sua trovata:

Successione ininterrotta
degli Imperatori Romani
da Ottaviano Augusto ad oggi

scritta per celebrare la Festa di Utopiaucronia il 28 giugno 2021

Dinastia Giulio-Claudia
Cesare Ottaviano Augusto (27 a.C.-14 d.C.), figlio adottivo di Giulio Cesare, ottenne per primo dal Senato il titolo di Imperator.
Druso (14-41), figlio adottivo di Augusto, nel 9 d.C. conquistò definitivamente la Germania. Sotto di lui fu crocifisso Gesù Cristo.
Germanico (41-54), figlio di Druso e di Antonia Minore, avviò la conquista della Britannia. Sconfisse e prese prigioniero il re britannico Carataco, ma lo graziò.
Nerone (54-68), figlio di Agrippina Minore, figlia di Germanico, salì al trono in seguito a un intrigo della madre. Si comportò da despota, perseguitò per primo i Cristiani e fu rovesciato da una sollevazione dell'esercito.

Anno dei quattro imperatori
Galba
(giugno 68-gennaio 69), eletto dalle sue truppe in Spagna ma assassinato dai pretoriani.
Otone (gennaio-aprile 69), eletto dalle sue truppe in Germania ma sconfitto da Vitellio e morto suicida.
Vitellio (aprile-dicembre 69), eletto dai pretoriani ma assassinato dai sostenitori di Vespasiano.

Dinastia Flavia
Vespasiano
(69-79), eletto dalle legioni d'oriente, distrusse il Tempio di Gerusalemme ed edificò il Colosseo.
Tito (79-98), figlio di Vespasiano, detto "la Delizia del Genere Umano", sotto di lui Giulio Agricola conquistò la Caledonia e l'Ibernia. Suo fratello Domiziano morì a Pompei, dove si trovava in villeggiatura, nell'eruzione del Vesuvio. Proibì le persecuzioni anticristiane e protesse le lettere e le arti.

Principato adottivo
Traiano
(98-117), figlio adottivo di Tito che non aveva avuto prole, conquistò la Dacia, il Chersoneso Taurico, l'Arabia Petrea e l'Armenia. Tentò di annettere l'Impero dei Parti ma morì nel corso della campagna.
Elio Adriano (117-138), amante di Plotina, moglie di Traiano, e da questi adottato in extremis, fece la pace con i Parti e preferì consolidare i confini dell'impero. Domò le rivolte dei Germani e degli Ebrei.
Antonio Pio (138-161), figlio adottivo di Adriano, patrono di artisti e filosofi, promosse le esplorazioni, riscoprì la Thule di Pitea (la Scandinavia), inviò navi ad esplorare le coste del Mar Baltico e fondò avamposti romani sulle isole Canarie e sull'isola di Socotra.
Marco Aurelio (161-180), figlio adottivo di Antonino Pio, regnò inizialmente con Lucio Vero. Fu detto "l'Imperatore Filosofo", ma dovette affrontare gli attacchi dei Parti, una pestilenza, la rivolta dei Germani e le invasioni da parte di altri popoli teutonici. Commodo, il suo unico figlio maschio superstite, fu catturato e ucciso con la madre Faustina dall'usurpatore Avidio Cassio, poi eliminato dalle sue stesse truppe. Conquistò la Marcomannia e la Iazigia, ma morì di peste a Vienna.
Elvio Pertinace (180-193), figlio adottivo di Marco Aurelio, sposò Lucilla, figlia del predecessore. Tentò invano di spostare il confine romano sull'Oder e promosse le spedizioni commerciali nell'Oceano Indiano. Inviò un'ambasceria fino in Cina, governata alla Dinastia degli Han Orientali.

Dinastia dei Severi
Settimio Severo
(193-211), figlio adottivo di Elvio Pertinace, conquistò la Mesopotamia settentrionale e riprese la persecuzioni contro i Cristiani. Morì durante una fallita spedizione per la conquista dello Jutland.
Settimio Bassiano detto Caracalla (211-217), figlio di Settimio Severo, eliminò il fratello Settimio Geta con cui avrebbe dovuto regnare ed estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'Impero. Fu assassinato dai pretoriani.
Avito Bassiano detto Elagabalo (217-222), nipote della sorella della moglie di Settimio Severo, cercò di introdurre a Roma una monarchia di stampo orientale e si rese protagonista di varie stravaganze, finché fu assassinato dai pretoriani.
Alessandro Severo (222-268), cugino di Elagabalo, pose fine alle persecuzioni contro i Cristiani, riformò l'Impero, conquistò l'Atropatene e la Mesopotamia centromeridionale, aprendosi uno sbocco sul Mar Caspio e sul Golfo Persico, protesse le lettere e le arti e fu amatissimo dal popolo. Non si sposò mai e non ebbe prole; morì di peste.

Periodo di anarchia militare
Aureliano
(268-276), elevato al trono dalle truppe in Germania, dovette fronteggiare gli attacchi dei Goti, degli Alamanni e dei Sassoni lungo i confini settentrionali. Riuscì a ricomporre l'unità dell'impero dopo che Tetrico si era proclamato Augusto in Gallia e Germania e Zenobia in oriente, ma fu assassinato da un sottoposto.
Marco Aurelio Probo (276-282), fu eletto dalle truppe in Oriente e sconfisse i Goti, ma fu costretto ad abbandonare Mesopotamia ed Atropatene. Fu assassinato dai pretoriani.
Marco Aurelio Caro (282-283), prefetto del pretorio, fu eletto dai pretoriani che avevano assassinato Probo. Ottenne un'importante vittoria contro i Persiani Sasanidi  e recuperò la Mesopotamia settentrionale, ma morì in battaglia (nel corso di questa sua campagna cadde anche il generale Diocleziano).
Marco Aurelio Carino (283-285), figlio di Caro, succedette al padre e si associò al governo il fratello Numeriano, che morì nel 284. Dovette affrontare numerose rivolte e fu sconfitto e ucciso da Massimiano.

Dinastia Erculea
Valerio Massimiano detto Erculeo (284-306), fu proclamato Imperatore dalle truppe in Germania, pose fine all'anarchia militare accentrando ogni potere nelle sue mani, spostò la capitale a Milano e cercò di imporre a tutti i sudditi il culto del Sol Invictus, e per questo perseguitò duramente i Cristiani.
Massenzio (306-313), figlio di Massimiano, subì la ribellione di Costantino, figlio di Costanzo Cloro, generale di suo padre, sostenuto dai Cristiani, e cadde in battaglia contro di lui.

Dinastia Costantiniana
Costantino I
(313-337), figlio del generale Costanzo Cloro e della cristiana Sant'Elena, fu proclamato imperatore dalle truppe delle isole britanniche. Secondo la leggenda sconfisse Massenzio nella Battaglia del Ponte Milvio avendo dato retta ad un sogno che gli consigliava di inastare la croce come propria insegna. Concesse libertà di culto ai Cristiani con l'Editto di Milano e convocò il Concilio di Nicea. Sconfisse i Goti, i Franchi e i Longobardi, riconquistò l'Armenia, intensificò i commerci marittimi con l'India, inviò una spedizione a circumnavigare l'Africa ma non ebbe successo, proibì la crocifissione, riorganizzò l'Impero e spostò la capitale a Bisanzio, da lui ribattezzata Nova Roma e da qui in poi nota come Costantinopoli. Si fece battezzare in punto di morte.
Costanzo (337-361), figlio di Costantino I, si sbarazzò dei fratelli Costantino II e Costante I con cui inizialmente condivideva il governo dell'impero e favorì l'Arianesimo rispetto al Cattolicesimo.
Giuliano (361-363), cugino di Costanzo, fu proclamato imperatore dalle truppe della Gallia (ponendo il suo quartier generale a Parigi, segnò l'ascesa di tale città). Studioso di filosofia, tentò la restaurazione del paganesimo di stato ma morì prematuramente nell'assedio della capitale sasanide Ctesifonte, che sperava di poter conquistare.
Salustio (363-364), amico di Giuliano e lui pure filosofo neoplatonico, fu designato come successore da Giuliano ma deposto dal Senato.

Dinastia Valentiniana
Valentiniano I
(364-375), figlio di un generale di Costantino I, di religione cristiana, abolì i decreti anticristiani di Giuliano e combatté i Franchi e i Persiani, ma morì di un colpo apoplettico a soli 54 anni. Sotto il suo regno giunsero dalla Crimea le prime notizie dell'arrivo degli Unni.
Valente (375-383), fratello di Valentiniano I, il 9 agosto 378 sconfisse ad Adrianopoli i Visigoti di Re Fritigerno che avevano invaso l'Impero puntando sulla capitale Costantinopoli. Spaventato dalla minaccia dei popoli germanici in fuga davanti all'invasione degli Unni e dalla mancanza di una cintura di stati satelliti che difendesse l'Impero, decise di accogliere all'interno dei confini dell'Impero i popoli fin qui suoi nemici, in qualità di Federati, in cambio dell'aiuto nella difesa dei confini. Fu assassinato dai sostenitori dell'usurpatore britanno Magno Massimo.
Valentiniano II (383-392), figlio di Valentiniano I, regnò sotto la reggenza della madre Giustina. Fu assassinato da Arbogaste, capo dei pretoriani di origine franca.
Teodosio I il Grande (392-408), generale delle armate imperiali di Britannia e Caledonia, sposò Galla, figlia di Valentiniano I e sorella di Valentiniano II, e fu così scelto da Giustina come successore del figlio. Sconfisse Arbogaste e l'usurpatore Eugenio. Fervente cattolico, il 27 febbraio 380 proclamò il Cristianesimo religione di stato dell'Impero Romano, anche se non chiuse le scuole filosofiche di Atene ed Alessandria d'Egitto. Dietro suggerimento del generale vandalo Stilicone, suo consigliere e braccio destro, mandò in esilio in Crimea il figlio Onorio, accusato di cospirare contro di lui.
Teodosio II (408-450), figlio di Arcadio, figlio di Teodosio I che era morto prima del padre, ebbe la grande filosofa e matematica Ipazia come precettrice. Regnò inizialmente sotto la tutela di Stilicone, e conquistò due potenti alleati permettendo ad Alarico, capo dei Visigoti, e a Faramondo, capo dei Franchi, di stanziarsi con i loro popoli dentro i confini dell'impero e nominandoli generali romani. Il generale alano Flavio Ardaburio invece inflisse una dura sconfitta allo Shah di Persia Bahram V e recuperò l'Armenia. Verso la fine del suo regno subì una dura sconfitta da parte di Attila, Khan degli Unni, che occupò Dacia, Iazigia e tutti i territori a nord del Danubio, causando l'arretramento del confine romano. Teodosio II non resse e morì di dolore.

Imperatori espressi dall'esercito
Flavio Ezio
(450-457), marito di Eudossia, figlia di Teodosio II, fu eletto dal Senato in un momento di grande difficoltà a causa della minaccia degli Unni, che rischiava di mandare in pezzi l'Impero Romano. Riportò la capitale a Roma, giudicata più sicura di Costantinopoli, e la fece circondare di nuove possenti mura (mura Flavie). Contro ogni aspettativa, e grazie all'aiuto di Visigoti e Franchi, il 20 settembre 451 inflisse al Khan degli Unni, che aveva invaso la Germania e la Gallia, una decisiva sconfitta ai Campi Catalaunici; lo stesso Khan morì in battaglia e la sua orda si ritirò precipitosamente verso l'Asia. I Burgundi e i Vandali, alleati di Attila, si sottomisero a Roma ed ebbero il permesso di stanziarsi rispettivamente in Gallia e in Spagna meridionale. A nord del Danubio furono creati i regni satelliti degli Ostrogoti e dei Gepidi per contrastare ulteriori invasioni. Morì di dissenteria.
Maggioriano (457-480), luogotenente di Flavio Ezio, fu scelto dal Senato avendo sposato Flaccilla, seconda figlia di Teodosio II. Combatté duramente i Sassoni che tentavano di occupare la Germania settentrionale e mandò rinforzi in Britannia e Caledonia, dove altri gruppi di Angli e Sassoni stavano invadendo le isole britanniche.
Ambrosio Aureliano (480-501), britanno-romano di origini celtiche, fu eletto dal Senato dopo la morte di Maggioriano in battaglia contro i Sassoni. Il 1 aprile 493 sconfisse Angli e Sassoni nella Battaglia di Mount Badon, costringendoli a convertirsi al cristianesimo e a stanziarsi in Britannia come Federati, per difenderla da ulteriori invasioni. Morì in battaglia contro i Sassoni del continente, che cercavano di superare l'Elba, presso la città di Avallon, e per questo si ritiene sia stato lui ad ispirare la leggenda di Re Artù.

Imperatori espressi dal Senato
Quinto Simmaco
(501-525), esponente di una delle più importanti famiglie senatorie di Roma, fu eletto imperatore dal Senato alla morte di Ambrosio Aureliano. Molto popolare per via della sua politica di riduzione fiscale, non poté tuttavia impedire che gli Slavi, gli Avari e i Bulgari travolgessero gli Ostrogoti e i Gepidi e compissero scorrerie in profondità nei Balcani.
Severino Boezio (525-542), genero di Quinto Simmaco avendone sposato la figlia Rusticiana, membro dell'antica Gens Anicia, è considerato uno dei più grandi filosofi della sua epoca. Fu anche insigne giurista e promulgò il Corpus Iuris Civilis. Ebbe la fortuna di poter contare su due grandi generali: Belisario, che sconfisse gli Slavi costringendo una parte di essi a stanziarsi nei Balcani per difenderli, e l'eunuco Narsete, che sconfisse lo Shah di Persia Kavadh I, arrivando ad assediare Ctesifonte.
Flavio Belisario (542-565), nominato Senatore e Praefectus Urbi da Boezio, fu designato dal Senato a succedergli in virtù delle sue folgoranti vittorie nei Balcani. Sconfisse i Longobardi, che in cambio della fedeltà a Roma ottennero di potersi stanziare nella Gallia Cisalpina e in Etruria, e gli Avari, che costrinse a riconoscersi clienti del popolo romano. Concluse una "pace eterna" con il nuovo Shah Cosroe I Anushirvān, stabilendo i reciproci confini. Sotto di lui la sericoltura fu importata dalla Cina nell'Impero Romano, ma purtroppo arrivò dall'oriente anche la peste.
Longino (565-575), Senatore e Praefectus Urbi, succedette a Belisario che non aveva figli. Preoccupato dalla crescente potenza di Alboino, capo dei Longobardi federati dell'Impero che aveva ucciso di sua mano Cunimondo, capo ribelle dei Gepidi, lo fece uccidere in una congiura cui non fu estranea Rosmunda, moglie di Alboino e figlia di Cunimondo, che poi divenne amante dello stesso Longino.
Maurizio (575-602), lui pure Praefectus Urbi, eletto dal Senato dopo che Longino lo aveva adottato come figlio in punto di morte, era dotato di eccellenti capacità militari e amministrative: riorganizzò l'amministrazione dell'impero, respinse le invasioni dei Sassoni, degli Avari e dei Bulgari, rinnovò la pace con i Persiani ma generò grande scontento tra la popolazione a causa della sua rigorosa politica monetaria.
Foca (602-610), generale di origine tracia, depose Maurizio e si fece eleggere imperatore dal Senato sfruttando il malcontento causato dal predecessore con la sua politica finanziaria. Quando lo Shah di Persia Cosroe II Parwiz seppe che Maurizio era stato ucciso, prese la sua morte a pretesto per stracciare gli accordi di pace siglati con lui e invadere le province orientali dell'Impero, nella speranza di ricostruire l'impero degli Achemenidi. Sconfitto anche dagli Avari e diventato fortemente impopolare, Foca fu deposto e ucciso dal grande generale Eraclio, cui il Senato aveva promesso la porpora pur di fermare Avari e Persiani.

Dinastia Eracleana
Eraclio I
(610-641), nativo della Cappadocia, eliminò Foca con l'appoggio del Senato e del popolo ma dovette affrontare la minaccia degli Avari che avevano invaso i Balcani fino a Corinto e soprattutto dei Persiani che, guidati dallo Shah Cosroe II Parwiz, avevano conquistato Anatolia, Armenia, Siria, Palestina ed Egitto, ed erano arrivati a trafugare da Gerusalemme la Reliquia della Vera Croce e ad attaccare via mare Costantinopoli. Eraclio guidò la riscossa con tutte le truppe a sua disposizione, si alleò con i Cazari e il 12 dicembre 628 sbaragliò i Persiani nella Battaglia di Ninive. Cosroe II fu ucciso dal figlio Kavadh II che a sua volta morì poco dopo, ed Eraclio rientrò trionfalmente a Gerusalemme riportandovi la Reliquia della Vera Croce. Il successo però fu effimero: delle lotte tra i due imperi approfittarono gli Arabi che, mentre Eraclio era impegnato a scacciare gli Avari dai Balcani con l'aiuto degli Slavi, guidati dai Successori (Califfi) di Maometto conquistarono Egitto, Palestina, Siria e l'intera Persia. Addolorato per la perdita delle storiche province d'Oriente, Eraclio morì di idropisia.
Costantino III (febbraio-maggio 641), figlio di primo letto di Eraclio I, fu assassinato da Martina, seconda moglie del padre, per permettere l'ascesa del proprio figlio Eracleone.
Eraclio II (maggio-settembre 641), nato Eracleone, assunse questo nome salendo al trono. Fu rovesciato dall'esercito, fedele ad Eraclio I e Costantino III, e chiuso in monastero come la madre.
Costante II il Barbuto (641-668), figlio di Costantino III, scacciò definitivamente gli Avari dai Balcani ma dovette affrontare un nuovo nemico, i Bulgari, subì una serie di scacchi in Africa contro gli Arabi, e perse le città di Cirene e di Tripoli. Pose fine alle Olimpiadi dell'era antica e chiuse definitivamente la scuola filosofica di Atene. Fu assassinato a soli 33 anni in un tentativo di usurpazione dal generale longobardo Grimoaldo.
Costantino IV (668-711), figlio di Costante II, respinse il tentativo arabo di conquistare Costantinopoli e di mettere piede in Europa, grazie alla scoperta del cosiddetto "fuoco romano", una terribile arma incendiaria, ma non poté impedire la conquista araba di Cartagine e di tutta l'Africa settentrionale, che privò Roma del suo granaio e costrinse gli agronomi romani a migliorare le tecniche di coltivazione, introducendo tra l'altro un nuovo tipo di aratro. Morì di idropisia.
Giustiniano (settembre 711), figlio di Costantino IV, fu da questi designato alla successione, ma fu rifiutato dal Senato e deposto.

Imperatore Visigoto
Roderico
(711-737), generale visigoto e governatore della Spagna Betica, divenne leggendaria la sua vittoria contro gli Arabi. Infatti la malattia di Costantino IV convinse Musa ibn Nusayr, governatore arabo del Maghreb, ad inviare il suo generale Tariq ibn Ziyad per conquistare la Spagna. Roderico, con l'aiuto del generale franco Pipino di Heristal e del generale longobardo Liutprando, riuscì a prevalere sugli arabi nella Battaglia del Guadalete del 19 luglio 711, in cui cadde Tariq ibn Ziyad. Questa vittoria convinse il Senato a nominarlo imperatore al posto di Giustiniano, figlio di Costantino IV, dimostratosi inetto all'arte militare; egli fu così il primo Imperatore di etnia germanica. Riconquistò gran parte dell'Anatolia e attaccò ripetutamente gli Avari, mentre nel governo dell'Impero fu affiancato da Carlo Martello, ambizioso figlio di Pipino d'Heristal.

Dinastia Carolingia
Carlo I Martello
(737-741), alla morte in battaglia di Roderico, impegnato contro gli Arabi in Anatolia, usurpò i diritti ereditari dei suoi figli, che fece chiudere in convento, e si proclamò imperatore con l'appoggio di buona parte del Senato. Introdusse la staffa e potenziò le legioni in vista di una campagna di conquiste per rafforzare il confine dell'Elba e del Danubio, sempre più minacciato. Morì a Parigi nel corso dei preparativi di guerra
Pipino il Breve (741-768), figlio di Carlo I Martello, si sbarazzò del fratello Carlomanno (con cui avrebbe dovuto dividere il trono) rinchiudendolo in un monastero, avviò una riforma monetaria ed iniziò una serie di campagne prima contro i Sassoni e poi contro i Bulgari. Morì improvvisamente e destinò alla successione i figli Carlo e Carlomanno.
Carlo II il Grande (768-814), restò unico imperatore dopo la morte di Carlomanno nel 771. Con lui i Franchi divennero l'etnia dominante dell'Impero, anche se amministrazione e cultura restavano in mano ai Romani. Trasferì la sua corte ad Aquisgrana e in quarant'anni di spietate campagne militari assoggettò i Sassoni sul continente portando il confine sull'Oder, distrusse il Khanato degli Avari e sconfisse il Khan bulgaro Krum, costringendolo a riconoscersi suo cliente. Egli costrinse Sassoni, Avari, Slavi e Bulgari a convertirsi al cristianesimo ed estese enormemente i confini dell'Impero, mentre non venne mai attuata la progettata campagna per riconquistare Gerusalemme. Dovette inoltre affrontare per primo la minaccia dei Normanni, nuovi terribili nemici che nel 793 misero a sacco l'abbazia britannica di Lindisfarne. Sopravvisse a quasi tutti i suoi figli; le imprese sue e del nipote Rolando diedero vita al cosiddetto "Ciclo Carolingio".
Ludovico I il Pio (814-840), unico figlio sopravvissuto di Carlo II e della greca Irene di Atene, riportò la capitale a Roma; purtroppo non aveva l'energia guerriera del padre ed era sostanzialmente inetto al governo. I Bulgari e gli Arabi rialzarono la testa, mentre i Normanni continuavano le loro scorrerie. Egli designò alla successione il primogenito Lotario, che però venne contrastato dai fratelli Carlo, Ludovico e Pipino, e così l'Impero fu sconvolto dalla guerra civile. Irlanda e Scozia ne approfittarono per rendersi indipendenti.
Lotario (840-855), succedette al padre ma lo stato di guerra civile perdurò fino alla Pace di Verdun dell'843 che sembrò migliorare le cose. Gli Arabi ne approfittarono per riconquistare posizioni in Anatolia, e soprattutto per conquistare tutta la Sicilia e una parte della Spagna meridionale.
Ludovico II il Giovane (855-866), figlio di Lotario, riuscì a sconfiggere i Saraceni che devastavano con le loro scorrerie le coste di Spagna, Italia e Grecia, ma non a riconquistare la Sicilia e la Spagna meridionale. Fu così spodestato e chiuso in monastero dallo zio Carlo, fratello minore di Ludovico I.
Carlo III il Calvo (866-875), lottò duramente contro gli Slavi, i Bulgari e i Normanni, ma vide arrivare un nuovo nemico: gli Ungari, che provenienti dall'Asia si aprirono la strada nella Dacia e nella Pannonia, sottraendole progressivamente all'Impero. Sotto il suo regno Harald I Bellachioma fondò il Regno di Norvegia.
Carlo IV il Grosso (875-887), figlio di Ludovico, fratello di Carlo III, fu sconfitto ripetutamente da Normanni, Saraceni e Ungari, mentre gli Arabi guadagnavano posizioni in Spagna, e per questo venne deposto dal Senato e costretto ad entrare in un monastero, dove morì poco dopo. Gli Anglosassoni approfittarono del caos in cui versava l'Impero per rendersi indipendenti da esso, e Alfredo il Grande del Wessex si proclamò primo Re d'Inghilterra.
Arnolfo (887-899), nipote abiatico di Ludovico II, fu eletto dal Senato dopo la deposizione di Carlo IV e lottò duramente contro Normanni ed Ungari, mentre gli Arabi in Spagna venivano sconfitti dal governatore romano di Toledo Alfonso Ordoñez. Morì colto da ictus a soli cinquant'anni.
Ludovico III il Fanciullo (899-911), unico figlio di Arnolfo, succedette al padre all'età di soli sei anni, sotto la reggenza del patrizio romano Teofilatto di Tuscolo, cui Arnolfo aveva commendato l'amministrazione dell'impero mentre egli era impegnato nelle guerre difensive. Morì a soli 18 anni, secondo gli storici avvelenato dallo stesso Teofilatto.

Imperatore della casa di Tuscolo
Teofilatto
(911-921), ricco possidente dell'aristocrazia romana, si fece eleggere imperatore dal Senato scavalcando i diritti dinastici dei parenti di Arnolfo, per controllare i quali si appoggiò al grande generale Enrico di Sassonia, al quale diede in sposa sua figlia Maria, detta Marozia. Siccome Enrico dedicò ogni sua energia a combattere gli Ungari e i Bulgari, Teofilatto offrì al vichingo Rollone di insediarsi in Bretagna, da qui in poi nota come Normandia, in cambio dell'aiuto per contrastare ulteriori scorrerie. Invece non poté fare nulla per recuperare la Britannia né per fermare gli attacchi dei Saraceni sulle coste del Mediterraneo. Secondo alcuni morì di dolore per aver fallito tali obiettivi.

Dinastia Sassone
Enrico I l'Uccellatore
(921-936), lontano discendente di Ludovico I il Pio e genero di Teofilatto, gli succedette alla sua morte e decise di abbandonare definitivamente le isole britanniche al loro destino per concentrarsi sulla lotta contro Ungari, Bulgari e Saraceni. Enrico riuscì a sconfiggere gli Ungari nel 933 nella battaglia di Riade presso il fiume Unstrut e i Danesi nel 934, arginando le loro scorrerie in Germania.
Ottone I il Grande (936-973), figlio di Enrico I e di Marozia, nel 955 sconfisse definitivamente gli Ungari nella Battaglia di Lechfeld, costringendoli a divenire stanziali, e creò la Provincia di Ungheria. Sconfisse anche Miezsko I, capo dei Polacchi, costringendolo a pagargli un tributo. In seguito si volse verso i Balcani, e in una serie di spietate campagne militari distrusse l'Impero Bulgaro e lo annetté al suo impero. Sotto il suo regno Harald I Dente Azzurro si convertì al cristianesimo e divenne primo re di Danimarca, mentre Erik il Vittorioso divenne primo re di tutta la Svezia. Ottone morì per un'intossicazione alimentare mentre preparava una spedizione per riconquistare la Sicilia.
Ottone II (973-983), figlio di Ottone I e di Adelaide di Borgogna, dovette affrontare guerre di frontiera con il Regno di Danimarca e le scorrerie dei Saraceni. Tentò di scacciare gli Arabi dalla Sicilia, ma fu sbaragliato nella Battaglia di Capo Colonna il 14 luglio 982. Intanto il generale arabo Muhammad ibn Abī ‘Āmir, chiamato dai Romani Almanzor, arrivava ad assediare Toledo. Morì a soli 28 anni di malaria.
Ottone III (983-1002), figlio di Ottone II e della patrizia greca Teofano, salì al trono a soli tre anni sotto la reggenza della madre. Incoronò Boleslao I l'Intrepido come Re di Polonia, facendone un proprio vassallo, convinse il Principe di Kyev Vladimir a convertirsi al cristianesimo, incoraggiò la diffusione delle cifre arabe e sognò di riconquistare l'Oriente e il Nordafrica, ricostituendo l'Impero Romano di Costantino I, cui si ispirava, ma morì a soli ventidue anni per cause mai chiarite.
Enrico II il Santo (1002-1024), pronipote di Enrico I, comprò la pace con i Danesi e guidò una serie di campagne contro gli Arabi che minacciavano la Spagna centrale, l'Italia meridionale e l'Anatolia. Sotto il suo regno il Re di Danimarca Canuto il Grande mise insieme un vasto impero che comprendeva la Norvegia, l'Inghilterra ed anche alcune zone della Germania settentrionale.

Dinastia di Lussemburgo
Enrico III
(1024-1047), fu eletto dal Senato dopo che Enrico II era morto senza eredi, grazie al sostegno decisivo dell'Arcivescovo di Milano Ariberto d'Intimiano. Combatté a lungo i Saraceni e sconfisse il Re di Polonia Mieszko II, costringendolo a restituire all'Impero la Boemia che suo padre aveva occupato. Pubblicò un importante editto di tolleranza nei confronti degli Ebrei.
Giselberto (1047-1059), figlio di Federico, fratello di Enrico III, durante il suo regno si consumò lo scisma tra la Chiesa di Roma e quella di Kyev, che si proclamò autocefala ("Scisma d'Oriente"), mentre quella di Costantinopoli restò in comunione con Roma. Sconfisse i polacchi e conquistò la Transilvania. Morì in una congiura di palazzo.
Corrado I (1059-1086), figlio di Giselberto e di Gunilde di Danimarca, figlia di Canuto il Grande, salì al trono a soli diciotto anni e sposò Matilde di Canossa. Fu amico di Papa Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Soana, una delle più grandi figure del Medioevo. Con il suo consenso il normanno Roberto il Guiscardo conquistò la Sicilia e ne divenne Re. Istigato da lui il Generale Guglielmo il Bastardo, figlio illegittimo del governatore della Normandia Roberto il Magnifico, nel 1066 invase l'Inghilterra, sconfisse ed uccise Aroldo, l'ultimo re Sassone, nella Battaglia di Hastings, e se ne proclamò re. Le legioni romane in Oriente subirono un gravissimo scacco allorché il generale Romano Diogene venne sconfitto e catturato dai Turchi Selgiuchidi nella Battaglia di Manzicerta il 26 agosto 1071: tale disfatta segnò per i Romani la perdita dell'Anatolia, i Selgiuchidi arrivarono quasi alle porte di Costantinopoli e l'Anatolia venne completamente turchizzata.
Enrico V (1086-1096), figlio di Corrado I e di Matilde di Canossa, detronizzò il padre ma non poté fare nulla contro l'avanzata dei Turchi in oriente e morì prematuramente. Invece l'eroe spagnolo Roderico di Vivar, detto dagli Arabi El Cid Campeador (dall'arabo sidi, "signore"), sconfisse gli Almoravidi provenienti dal Marocco e scacciò definitivamente gli Arabi dalla Spagna romana. Sotto Enrico V fu fondata l'Università di Bologna e le lingue nazionali (castigliano, catalano, portoghese, francese, provenzale, italiano, tedesco, ungherese, bulgaro) cominciarono ad affiancare il latino nei tribunali e negli uffici pubblici.
Guglielmo I (1096-1131), fratello di Enrico V, sposò la storiografa greca Anna Comnena. Poiché i Turchi Selgiuchidi perseguitavano i cristiani in oriente, rendevano impossibili i pellegrinaggi in Terrasanta e minacciavano di mettere piede in Europa conquistando Costantinopoli, organizzò una spedizione nota come Prima Crociata che portò alla riconquista di Siria, Libano e Palestina, e il 13 luglio 1099 riconquistò Gerusakemme, ma non fu in grado di penetrare in Egitto né di scacciare i Turchi dall'Anatolia. Alla spedizione parteciparono anche i generali Goffredo di Buglione, Roberto di Normandia, Guglielmo Testadimaglio ed Alessio Comneno (suocero dell'imperatore), oltre al normanno Tancredi d'Altavilla.
Corrado II (1131-1136), figlio di Guglielmo I, sposò Matilde, figlia del re Enrico I d'Inghilterra, ma morì prematuramente senza eredi.

Dinastia Hohenstaufen (Sveva)
Corrado III
(1136-1152), della Casata di Hohenstaufen, fu eletto dal Senato battendo la concorrenza di Lotario di Supplimburgo e di Alfonso di Castiglia. Riuscì ad assicurare all'impero un quindicennio di ordine e stabilità. Guidò la Seconda Crociata, predicata da San Bernardo di Chiaravalle, dopo che gli arabi avevano riconquistato Edessa e gran parte della Siria, ma l'esercito romano fu sconfitto a Dorileo il 25 ottobre 1147, e la spedizione si rivelò un fiasco.
Federico I Barbarossa (1152-1191), figlio di Federico, fratello di Corrado III, gli succedette sul trono e stroncò con forza le ribellioni che cominciarono a scuotere l'impero. Nel 1162 distrusse Milano, che gli si era ribellata, e che impiegò un secolo per riprendersi. Riordinò la legislazione romana e compì spedizioni contro i Polacchi, i Danesi e i Cumani. Nel 1185 sconfisse l'ultimo tentativo dei Bulgari di rendersi indipendenti dall'Impero. Sotto di lui iniziò la grande stagione dell'architettura Gotica. Considerato uno dei maggiori imperatori romani della storia, quasi settantenne partì per la Terza Crociata quando arrivò la notizia che il Saladino aveva riconquistato Gerusalemme. Giunse in Terrasanta, ma i suoi contrasti con il Re d'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone impedirono la conquista della Città Santa. Egli morì nei pressi della città e fu in seguito inumato nella Basilica del Santo Sepolcro.
Enrico VI (1191-1197), figlio di Federico I e di Bianca di Navarra, sposò Costanza d'Altavilla, ultima erede del Regno Normanno di Sicilia. Aggregò l'isola al suo impero e commise atrocità contro i siciliani che volevano difendere la loro indipendenza. Tenne prigioniero per più di un anno Riccardo Cuor di Leone, causando la nascita della leggenda di Robin Hood. Progettò lui pure di riconquistare Gerusalemme, ma morì improvvisamente, forse avvelenato.
Federico II (1197-1250), succedette al padre a nemmeno tre anni, sotto la reggenza della madre e del generale Ottone di Brunswick, che governò di fatto l'impero con pugno di ferro fino al 1215, quando fu sconfitto ed ucciso dal giovane Federico con l'appoggio del Senato e di Papa Innocenzo III. Figura insolita di monarca moderno, si dimostrò tollerante in materia religiosa, pubblicò un'importante raccolta di leggi e protesse i letterati e gli scienziati (alla sua corte lavorò il matematico Leonardo Fibonacci), e per questo fu detto lo "Stupor Mundi", ma schiacciò senza pietà le ribellioni che scuotevano varie parti dell'Impero Romano. Sotto di lui il condottiero Ermanno di Salza, capo dell'Ordine Teutonico, iniziò la conquista e la colonizzazione delle coste del Mar Baltico, portando alla conquista della Prussia, della Livonia e della Curlandia. Partito per la Crociata, anziché combattere gli Arabi Federico II si accordò pacificamente con il Sultano d'Egitto Malik al-Kamil che gli cedette Gerusalemme. Durante il suo regno predicarono San Francesco d'Assisi e San Domenico di Guzman. Dovette affrontare l'invasione dei Mongoli, che riuscì a sconfiggere nella Battaglia di Legnica a prezzo di gravi perdite. Morì improvvisamente a Fiorentino, in Puglia.
Corrado IV (1250-1254), figlio di Federico II, sconfisse l'usurpatore Guglielmo d'Olanda e protesse i poeti come il padre, ma morì prematuramente di malaria.
Manfredi (1254-1266), figlio naturale di Federico II, governò l'Impero come reggente in nome di Corrado, figlio di Corrado IV di soli due anni, ma lo fece avvelenare ed usurpò il trono. Si inimicò la nascente borghesia cittadina con un eccessivo fiscalismo e non riuscì a impedire la perdita definitiva di Gerusalemme.

Dinastia Savoia
Filippo I (1266-1285), Prefetto dell'Alta Borgogna, si distinse nelle guerre contro i Saraceni. Quando Manfredi tentò di sciogliere il Senato per governare come un monarca assoluto, i Senatori lo dichiararono nemico pubblico e incaricarono Filippo di Savoia di deporlo. Questi lo sconfisse e uccise nella battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266, e per questo fu acclamato nuovo Imperatore. Sposò Edvige d'Asburgo per essere meglio accettato dalla nobiltà tedesca. Il veneziano Marco Polo si recò come suo ambasciatore in Cina presso il Gran Khan Qubilay. Morì senza figli.
Amedeo I il Grande (1285-1323), figlio di Tommaso, fratello maggiore di Filippo I. Ebbe la fortuna di poter contare su un Cancelliere eccezionale come Dante Alighieri, che gli dedicò l'ultima cantica della sua "Divina Commedia", la prima grande opera letteraria in volgare italiano. Astuto e senza scrupoli, ordinò la soppressione dell'ordine dei Templari, incamerando le ingenti ricchezze da essi accumulate; secondo la leggenda Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, prima di morire sul rogo predisse la caduta della Casa di Savoia e la sua perdita della porpora imperiale. Sotto l'impero di Amedeo I i Mamelucchi d'Egitto conquistarono San Giovanni d'Acri, ultima piazzaforte romana rimasta in Terrasanta, e in Anatolia iniziò l'ascesa dei Turchi Ottomani. Amedeo I inviò i genovesi fratelli Vivaldi a tentare la prima circumnavigazione dell'Africa, ma di essi non si seppe mai più nulla: tutti questi eventi funesti fecero nascere la leggenda della Maledizione dei Templari.
Edoardo il Liberale (1323-1329), figlio di Amedeo I, da giovane fu valoroso guerriero e combatté a lungo in Oriente contro gli Ottomani che minacciavano sempre più da vicino Costantinopoli. Il suo impero fu breve: si ammalò e morì improvvisamente a soli 45 anni.
Aimone il Bellicoso (1329-1343), fratello di Edoardo, concepì il piano di recuperare all'impero le isole britanniche, sostenendo che Re Edoardo III era figlio illegittimo di Edoardo II. Per questo ordinò l'invasione dell'Inghilterra, dando inizio alla cosiddetta Guerra dei Cent'Anni. Durante tale conflitto l'Impero Romano fece uso per la prima volta delle armi da fuoco. Morì combattendo in Cornovaglia.
Amedeo II (1343-1383), figlio di Aimone, salì al trono a soli dieci anni sotto la reggenza del Cancelliere Francesco Petrarca. Fu detto "l'Imperatore Verde" perché in gioventù partecipò a numerosi tornei, nei quali era solito sfoggiare abiti, bardature e vessilli di colore verde, colore che continuò ad indossare per tutta la vita. Nel 1348 l'Impero Romano fu colpito dalla Morte Nera, pestilenza proveniente dall'Estremo Oriente che falcidiò un terzo della sua popolazione. Cola di Rienzo approfittò della peste e della lontananza del giovane Imperatore per cercare di restaurare la Repubblica Romana, ma fu arrestato e giustiziato. Intanto gli Ottomani posero piede sul continente europeo infliggendo pesanti sconfitte ai Romani, e solo il generale serbo Stefano Dušan riuscì momentaneamente a fermarli.
Amedeo III (1383-1391), figlio di Amedeo II, fu detto "l'Imperatore Rosso" perchè al momento della nascita del figlio Amedeo lasciò il lutto per la morte del padre a favore di vesti rosse in segno di festa. fu un brillante generale e si distinse nella Guerra dei Cent'Anni in cui ottenne importanti risultati contro gli Inglesi, ma il 15 agosto 1389 le truppe romane guidate dal generale serbo Lazzaro Hrebeljanović furono annientate nella Battaglia della Piana dei Merli dal Sultano Ottomano Murad I, che conquistò tutta la Serbia e si spinse fin quasi ai confini dell'Ungheria. Intanto in Russia sorgeva l'astro nascente di Mosca, che intraprese l'unificazione del paese cacciando i Mongoli, mentre nel Nord Europa si formava l'Unione di Kalmar. Morì a sol trentadue anni per le conseguenze di una caduta da cavallo durante una caccia al cinghiale.
Amedeo IV (1391-1443), figlio di Amedeo III, fu proclamato Imperatore all'età di soli otto anni sotto la reggenza del cancelliere Gian Galeazzo Visconti. Durante la reggenza l'arrivo del conquistatore mongolo Tamerlano, che sconfisse gli Ottomani ad Ankara, rimandò la conquista turca di Costantinopoli. Gian Galeazzo Visconti cercò l'alleanza con Tamerlano per schiacciare definitivamente gli Ottomani, ma egli rifiutò, desideroso piuttosto di conquistare la Cina, impresa che non gli riuscì. Intanto la fuga in Occidente degli intellettuali greci dava inizio alla grande stagione culturale dell'Umanesimo. Il 25 ottobre 1415 a Saint Albans il Governatore della Borgogna Giovanni Senza Paura inflisse agli inglesi una storica sconfitta ed occupò Londra, proclamando la riduzione dell'Inghilterra a Provincia Romana, ma l'Imperatore non seppe approfittarne, subì la reazione nazionalista degli inglesi guidata da Thomas de Camoys, l'8 maggio 1429 fu duramente sconfitto in battaglia a Bosworth e fu costretto ad accettare l'umiliante Pace di Arras, con cui i Romani dovevano sgomberare l'Inghilterra e cederle diverse piazzeforti sul continente. Impegnato sul fronte inglese, l'Impero trascurò quello orientale e gli Ottomani arrivarono a conquistare quasi tutti i Balcani, spingendosi oltre il Danubio. Per questo Amedeo IV fu deposto dal Senato e rinchiuso nel convento di Ripaglia, dove morì poco dopo.

Dinastia Asburgo (Viennese)
Federico III
(1443-1493), potente governatore romano di Vienna, discendente di una stirpe di guerrieri, fu eletto imperatore dal Senato dopo la deposizione di Amedeo IV e riuscì a bloccare i Turchi sulla Sava, arrestando la loro espansione verso il cuore dell'Europa. Concluse la pace con gli Inglesi, ponendo formalmente fine alla Guerra dei Cent'Anni, ma il 29 maggio 1453 non poté impedire la conquista di Costantinopoli da parte del Sultano Ottomano Maometto II il Conquistatore, che vi trasferì la propria capitale; esausto, l'Impero Romano non riuscì a pianificare una riconquista e preferì consolidare la propria coesione interna. Il principe di Valacchia Vlad III, alleato dei Romani, lottò a lungo e con ferocia contro l'avanzata dei Turchi, così come il generale romano di etnia albanese Giorgio Scanderbeg. Dato che la via verso le Indie era stata chiusa dagli Ottomani, Federico III incoraggiò il governatore della Lusitania Enrico il Navigatore nella sua impresa di esplorazione delle coste africane, alla ricerca di una via marittima per circumnavigare l'Africa; vennero riscoperte e colonizzate tra le altre le Canarie, Madeira, le isole di Capo Verde. La maggiore invenzione dell'impero di Federico III fu però la stampa a caratteri mobili. L'imperatore fomentò la Guerra delle Due Rose tra Lancaster e York che sconvolse l'Inghilterra per un trentennio. Nel 1480 i Turchi tentarono inutilmente di porre piede in Italia catturando Otranto, ma vennero cacciati dal condottiero Federico da Montefeltro. Verso la fine della sua vita Federico III fu convinto dalla seconda moglie, Isabella di Castiglia, a finanziare la spedizione di Cristoforo Colombo che voleva attraversare l'Oceano Atlantico per raggiungere le Indie, e che portò alla scoperta dell'America.
Massimiliano I (1493-1519), figlio di Federico III e della sua prima moglie Eleonora di Lusitania, alla sua corte lavorò il genio Leonardo da Vinci, incarnazione del Rinascimento. Sposò Edvige Jagiellonka, unica figlia sopravvissuta del Re di Polonia e Granduca di Lituania Casimiro IV, che gli portò in dote gli immensi territori del regno paterno. Domò la rivolta dei Cantoni Svizzeri e sconfisse i Turchi che cercavano di penetrare in Ungheria. Il lusitano Vasco da Gama riuscì a portare a termine la prima circumnavigazione dell'Africa, sbarcando in India. Inoltre finanziò le esplorazioni che portarono alla conquista e alla colonizzazione del Messico (con la distruzione dell'Impero Azteco ad opera dello spietato generale Cesare Borgia, figlio naturale di Papa Alessandro VI), dell'America Centrale e del Brasile. Intanto il Re d'Inghilterra Enrico VII Tudor, vincitore della Guerra delle Due Rose, faceva esplorare le coste del Nord America, alla ricerca di una via marittima verso le Indie. Durante il regno di Massimiliano I fiorirono la scienza e le arti, ma cominciarono a levarsi le voci di chi chiedeva una riforma della Chiesa, divenuta mondana, corrotta e in preda al nepotismo.
Carlo V (1519-1556), figlio di Filippo il Bello, unico figlio maschio di Massimiliano e di Edvige Jagiellonka, e di Lucrezia Borgia, sorella di Cesare. Essendo il padre morto prematuramente nel 1506 di tifo, succedette al nonno e divise in Prefetture e Province le terre di nuova conquista in America e in Africa. Fece giustiziare Cesare Borgia che aveva tentato di usurpargli il trono, incaricò Ferdinando Magellano di compiere la prima circumnavigazione del globo, e a suo nome l'avventuriero castigliano Francisco Pizarro conquistò l'Impero di Tawantinsuyu. Tenendo conto del fatto che Carlo era anche Re di Polonia e Granduca di Lituania, l'Impero Romano non era mai stato così vasto, tanto che egli poté affermare di regnare su di un dominio sul quale non tramontava mai il Sole. Diede impulso alla riforma della Chiesa grazie ai rigorosi Papi riformatori di cui egli impose l'elezione, Adriano VI (al secolo Adriano Florenszoon) e Paolo III (al secolo Martin Lutero). Anche Carlo V sognò di ricostruire l'Impero di Costantino battendo quelli che considerava i suoi due storici nemici, il Regno d'Inghilterra e l'Impero Ottomano, ma questi ultimi si coalizzarono contro di lui ("Empia Alleanza"), costringendolo a combattere su due fronti. Il Sultano Ottomano Solimano il Magnifico arrivò ad assediare Budapest, e solo a fatica Carlo V riuscì a respingerlo sconfiggendolo nella Battaglia di Mohács del 29 agosto 1526. Occupò Tunisi, ma non riuscì a riconquistare Gerusalemme. Nel 1533 il Re d'Inghilterra Enrico VIII Tudor non ottenne l'annullamento del suo matrimonio con Margherita d'Asburgo, zia di Carlo V, rea di non potergli dare figli, e si separò da Roma, creando la Chiesa Anglicana. Anche i sovrani di Danimarca, Norvegia e Svezia crearono chiese nazionali separate da Roma, per poter incamerare i beni della Chiesa ("Scisma d'Occidente"). Nel 1561 il granduca di Moscovia Ivan IV si proclamò Zar di tutte le Russie, cioè Imperatore, ignorando le proteste di Carlo V il quale sosteneva che l'unico legittimo imperatore era lui. Stanco e deluso per non essere riuscito a coronare i suoi sogni di conquista, Carlo V abdicò il 16 gennaio 1556 e divise i suoi domini tra il primogenito Filippo, cui toccò il titolo di Imperatore Romano e il dominio sulle immense colonie americane, africane e asiatiche, e il secondogenito Sigismondo, cui andarono i titoli di Re di Polonia e Granduca di Lituania, mentre suo fratello Ferdinando divenne governatore di Vienna. Si ritirò quindi nell'abbazia di Montecassino, dove si spense il 21 settembre 1558.
Filippo II (1556-1598), figlio primogenito di Carlo V, proseguì il sogno universalistico del padre ma giunse ad una tregua con Inglesi e Turchi, ratificata il 3 aprile 1559 con la Pace di Cateau-Cambresis. Le isole Filippine, ridotte a provincia romana nel 1575, presero nome da lui; anche Macao e l'isola di Formosa (nome latino di Taiwan) divennero province romane. Filippo tentò anche di ingerirsi negli affari interni giapponesi, sperando di convertire l'arcipelago al cattolicesimo e di conquistarlo. Papa Pio V, al secolo Filippo Melantone (Philipp Schwarzerdt), proseguì la decisa opera di riforma della Chiesa Cattolica, ma purtroppo sotto il regno di Filippo II cominciò una serie di persecuzioni contro gli Ebrei, visti come una quinta colonna dei Turchi. Come il padre, Filippo II contestò invano il titolo imperiale di Ivan IV che, nel frattempo, aveva avviato l'imponente piano di conquista della Siberia. Il 7 ottobre 1571 riuscì a sconfiggere la flotta ottomana nelle acque di Lepanto, ma non poté impedire la perdita degli ultimi possedimenti romani in Oriente. Sposò in seconde nozze Maria Tudor, regina d'Inghilterra di fede cattolica, sperando che un loro figlio ereditasse l'isola, ma alla morte di lei le succedette la sorellastra Elisabetta I che riportò il paese all'anglicanesimo. Filippo approvò la riforma del calendario voluto da Papa Gregorio XIII per correggere le imprecisioni del Calendario Giuliano, voluto da Giulio Cesare e in vigore da più di 1600 anni. Dopo l'esecuzione di Maria Stuart, regina di Scozia di fede cattolica, Filippo II decise di tentare l'invasione delle isole britanniche, ma l'"Invincibile Armata", la più ingente flotta di invasione mai messa in mare dall'Impero Romano, fu dispersa da una tempesta e infine sconfitta dal corsaro inglese Sir Francis Drake: questo fatto segnò l'ascesa dell'Inghilterra come grande potenza sui mari. Deluso, Filippo II morì di cancro il 13 settembre 1598.
Filippo III (1598-1621), figlio di Filippo II e di sua nipote Anna d'Asburgo, sotto di lui fiorì la grande stagione del Barocco, ma l'Impero Romano cominciò ad entrare in una fase di stagnazione e di declino economico a causa del prevalere del latifondo del grande patriziato. L'Impero colonizzò il Canada, ma dovette rinunciare ai sogni di gloria in Giappone, che espulse i missionari cristiani e si chiuse in un'epoca di isolamento. L'Inghilterra scatenò una Guerra di Corsa contro le navi romane in viaggio attraverso l'Oceano Atlantico, dando vita a quella che diverrà l'epopea dei Pirati dei Caraibi, mentre i Padri Pellegrini si stabilivano in America Settentrionale, fondando il primo nucleo dei futuri Stati Uniti d'America. Protesse il grande letterato Miguel de Cervantes. Verso la fine del suo regno alcuni governatori della Germania del nord e dell'Olanda, che si erano convertiti al Protestantesimo inglese e scandinavo per poter incamerare a loro volta i beni della Chiesa, si ribellarono a Filippo III, dando inizio a una guerra civile che sarà nota come "Guerra dei Trent'Anni". Filippo III incaricò il generale Ambrogio Spinola di reprimere la rivolta, ma morì improvvisamente a soli 42 anni mentre erano in corso i combattimenti.
Filippo IV il Grande (1621-1665), figlio di Filippo III, salì al trono a sedici anni. Ambrogio Spinola era vicino a schiacciare la ribellione della Germania settentrionale, ma ad un tratto decise di intervenire in guerra il Re di Svezia Gustavo II Adolfo, detto "il Re delle Nevi", che con un grande esercito invase il nord dell'Impero infliggendo cocenti sconfitte alle legioni romane. Il 6 novembre 1632 Gustavo II Adolfo ottenne un'altra strepitosa vittoria a Lützen, ma cadde nello scontro, la sua erede Cristina era minorenne e così la Svezia preferì ritirarsi dal conflitto. Il generale romano Albrecht Von Wallenstein ebbe così buon gioco a soffocare la ribellione del nord, anche se il suo assassinio (Filippo IV sospettava volesse farsi proclamare Imperatore dalle sue truppe) prolungò i combattimenti e solo nel 1648 le legioni ebbero ragione degli ultimi irriducibili: Filippo di Palatinato e Maurizio di Nassau, che erano stati proclamati Imperatori dai loro pretoriani, furono catturati e giustiziati, mentre Cristiano di Brunswick fuggì in Inghilterra. La vittoria nella Guerra dei Trent'Anni rinsaldò l'unità dell'Impero. Purtroppo la guerra diffuse la peste nelle province, colpendo duro soprattutto Milano (la cosiddetta "Peste del Manzoni"). Anche in Inghilterra scoppiò la guerra civile, vinta dal puritano Oliver Cromwell. Cancelliere di Filippo IV fu il cardinale siciliano Giulio Mazzarino, che scambiò ambasciatori perfino con l'Impero Moghul, la grande potenza dell'Asia meridionale. Intanto i navigatori olandesi, in concorrenza con quelli inglesi, occupavano la Colonia del Capo (oggi Sudafrica), l'isola di Sri Lanka e iniziavano a penetrare in Indonesia, mentre Abel Tasman scopriva ed esplorava l'Australia, alla ricerca della mitologica Terra Australis Incognita. Filippo IV protesse il pisano Galileo Galilei, suo astronomo di corte; dato che egli sosteneva la teoria eliocentrica di Copernico, non poté impedire che venisse giudicato dall'Inquisizione, ma fece in modo che egli venisse condannato al confino in una villa che egli stesso gli aveva regalato, e dove egli poté continuare indisturbato i propri studi di Fisica e Astronomia fino alla morte, dando il via alla Rivoluzione Scientifica. Protesse anche artisti, filosofi e letterati come Blaise Pascal, Gian Lorenzo Bernini, Baruch Spinoza, Pedro Calderon de la Barca, Renato Cartesio e Molière.
Carlo VI (1665-1700), unico figlio maschio sopravvissuto di Filippo IV e di sua nipote Marianna d'Asburgo, nacque deforme ed impotente a causa dell'eccessiva consanguineità dei suoi genitori ed antenati, secondo una prassi comune nella Casa d'Asburgo. Fu un imperatore schivo, triste, molto religioso, convinto di essere stato punito da Dio per le colpe dei suoi antenati, e lasciò le incombenze del governo al suo Cancelliere Jean-Baptiste Colbert. Proseguirono le esplorazioni romane dell'Africa e del Nord America, venne esplorato l'intero corso del fiume Mississippi ed iniziò la penetrazione romana in India. Durante il suo regno i cattolici Stuart furono cacciati dal trono d'Inghilterra. Non avendo prole, alla sua morte, avvenuta a nemmeno 39 anni, egli nominò suo erede universale il governatore della Baviera Massimiliano Emanuele di Wittelsbach, suo lontano parente, ma la ribellione di altri importanti generali contro Massimiliano portò ad una Guerra di Successione.

Guerra di Successione Romana
Leopoldo d'Asburgo
(novembre 1700-maggio 1701), governatore di Vienna e discendente di Ferdinando, fratello minore di Carlo V, si ritenne il legittimo erede di Carlo VI ed occupò Roma mentre Massimiliano Emanuele era tenuto impegnato da altri avversari in Germania, ma fu scacciato dagli stessi Romani e dichiarato deposto dal Senato.
Eugenio di Savoia (maggio-ottobre 1701), lontano discendente di Amedeo IV, si fece acclamare imperatore dalle sue truppe, ma venne sconfitto da Massimiliano Emanuele, gli si sottomise e venne da lui perdonato.
Ludovico Guglielmo di Baden (ottobre 1701-ottobre 1702), fu il più forte degli avversari dei Wittelsbach, sostenuto dagli Inglesi e dagli Svedesi, ma alla fine fu sconfitto nella battaglia di Friedlingen e dovette sottomettersi all'imperatore bavarese, anche se gli inglesi riuscirono ad occupare Calpe (la rocca di Gibilterra), che controllano ancor oggi.

Dinastia Wittelsbach (Bavarese)
Massimiliano II Emanuele
(1702-1726), vincitore della Guerra di Successione Romana, governò de facto come un monarca assoluto, ma sotto di lui iniziò la grande stagione culturale dell'Illuminismo, le cui capitali furono Parigi, Berlino e Milano. Pietro I il Grande di Russia, cui finalmente Massimiliano II riconobbe il titolo di Imperatore, vinse la Grande Guerra del Nord e l'Impero Russo si affermò come grande potenza dell'Europa Orientale, mentre l'Impero Ottomano entrava in un'inesorabile parabola discendente.
Carlo VII Alberto (1726-1745), figlio di Massimiliano II Emanuele, sposò Maria Teresa d'Asburgo protettrice dei filosofi illuministi, che ispirò al marito tutta una serie di riforme liberali. Intervenne nella Guerra di Successione Polacca e conquistò Belgrado ai Turchi, anche se in seguito fu costretto a restituirla loro. Egli inoltre abolì definitivamente la schiavitù e la tratta degli schiavi verso le Americhe. Il suo regno è considerato un'epoca splendida di feste, balli in maschera, crinoline, parrucche incipriate, il tutto circondato dal trionfo del rococò, ma la popolazione subì un generale impoverimento a causa delle frequenti carestie.
Massimiliano III Giuseppe (1745-1777), figlio di Carlo VII Alberto e di Maria Teresa d'Asburgo, vide iniziare durante il suo regno la Rivoluzione Industriale. Liberale come la madre, protesse i filosofi Voltaire, Rousseau, Diderot e Giambattista Vico. Abolì la tortura, la Santa Inquisizione, espulse i Gesuiti dal suo Impero e ridusse i reati per cui era prevista la pena di morte. Influenzato dalla sua favorita, la Marchesa di Pompadour, dichiarò guerra al Regno Unito per il predominio nelle colonie d'oltremare, avviando la Guerra dei Sette Anni, che però si concluse con una disfatta: l'Impero Romano dovette cedere a Londra il Canada, il Bacino del Mississippi, il Senegal e l'India. Addolorato per la sconfitta e il danno d'immagine, morì senza figli a soli cinquant'anni.
Carlo VIII Teodoro (1777-1792), cugino di Massimiliano III Giuseppe, gli succedette sul trono grazie all'influenza di Maria Teresa d'Asburgo, e fin dall'inizio sognò di prendersi la rivincita sugli odiati inglesi. Benjamin Franklin lo convinse ad appoggiare la rivolta delle Tredici Colonie americane contro Londra, e così Carlo Teodoro inviò un corpo di spedizione romano in America, guidato dal generale Gilbert de La Fayette. Dopo una serie di sconfitte, i britannici furono costretti a riconoscere l'indipendenza dei neonati Stati Uniti d'America, e l'Impero recuperò il Bacino del Mississippi e il Senegal, ma non l'India né il Canada. Partecipò con la Russia alla spartizione del regno di Polonia. L'imperatore restò sordo alle richieste della grande borghesia di accedere al potere, trasformando il Senato da organo di natura ereditaria ad assemblea elettiva; la crisi economica che aveva investito l'impero e le ingenti spese a causa del lusso della casa regnante, che si era fatta costruire a spese del popolo la magnifica ma costosissima Reggia di Caserta come residenza estiva, provocò lo scoppio della Rivoluzione Romana.

Seconda Repubblica Romana
Il 14 luglio 1789 il popolo di Roma, esasperato, diede l'assalto al famigerato Carcere Mamertino, massacrò le guardie carcerarie, liberò i prigionieri politici e chiese a gran voce riforme. I Pretoriani si schierarono con l'alta borghesia e costrinsero l'imperatore Carlo VIII Teodoro a concedere una Costituzione sul modello degli Stati Uniti d'America e ad indire libere elezioni. Inizialmente nel nuovo Senato elettivo prevalsero i moderati come Gilbert de La Fayette e Giuseppe Parini che puntavano solo ad una monarchia costituzionale, ma in seguito il movimento rivoluzionario fu preso in mano dai giacobini (cioè dagli estremisti repubblicani) guidati da Alessandro Cagliostro e Maximilien de Robespierre. Carlo VIII Teodoro, spaventato, tentò di fuggire travestito a Brindisi per salpare per la Grecia e mettersi in salvo, ma fu riconosciuto, riportato a Roma, processato per tradimento e decapitato. Dopo 1829 anni rinasceva così la Repubblica Romana, che ben presto però scivolava nel Terrore, dominato da Cagliostro che si era sbarazzato di tutti i rivali. Anche Papa Pio VI fu incarcerato e morì in prigionia. Alla fine un colpo di stato dei moderati eliminò Cagliostro e lo sostituì con un Direttorio di tre membri, a capo del quale c'era Francesco Melzi d'Eril. Regno Unito, Danimarca, Svezia, Russia e Impero Ottomano diedero vita a una coalizione per schiacciare i repubblicani, ma sorse l'astro del generale corso Napoleone Buonaparte, che sconfisse inglesi e russi e poi tentò di colpire l'Impero Ottomano con una spedizione in Egitto che si rivelò infruttuosa, anche se portò alla nascita della moderna egittologia. In sua assenza i Russi avevano invaso la Repubblica Romana, ma Napoleone rientrò precipitosamente, sconfisse i russi a Marengo, sciolse la Camera con un colpo di stato, si proclamò Primo Console, divenne padrone assoluto dello stato e, a coronamento di una carriera folgorante, si fece proclamare Imperatore con un plebiscito, e costrinse il nuovo Papa Pio VII ad incoronarlo, mentre gli Inglesi ne approfittavano per conquistare la Provincia del Capo di Buona Speranza.

Dinastia Napoleonide
Napoleone I
(1805-1815), divenuto imperatore, dovette affrontare sia le rivolte interne dei suoi nemici repubblicani e legittimisti, sia gli attacchi delle varie coalizioni che Regno Unito, Danimarca, Svezia, Russia e Impero Ottomano costituirono contro di lui. Sognò l'invasione dell'Inghilterra, che però dovette essere cancellata dopo che l'ammiraglio britannico Horatio Nelson ebbe distrutto la flotta romana nelle acque di Trafalgar, perdendovi la vita. Sconfisse i russi a Heylau e li costrinse a restituire l'indipendenza alla Polonia, affidata a suo fratello Giuseppe come Re Cliente. Vendette il bacino del Mississippi ai neonati Stati Uniti d'America, fu costretto a riconoscere l'indipendenza di Haiti e sotto il suo Impero le colonie romane in Sudamerica, dal Messico al Brasile all'Argentina, animate dagli ideali della Rivoluzione Romana, proclamarono l'indipendenza guidate da Simon Bolivar e istituirono governi provvisori. Un blocco continentale, ideato per colpire gli interessi britannici in Europa, non ebbe i risultati sperati, e la Spagna e l'Italia meridionale insorsero contro Napoleone. Nell'intento di instaurare una propria dinastia, l'Imperatore parvenu sposò la giovane Anna Pavlovna Romanova, sorella dello Zar Alessandro I, dalla quale ebbe il figlio Napoleone Paolo, associato al trono a pochi giorni di vita. Tuttavia lo Zar violò il blocco continentale e Napoleone decise l'invasione della Russia per conquistare Mosca e farsi incoronare Zar lui stesso. L'impresa si risolse in un disastro: l'armata napoleonica, forte di 600.000 uomini, fu quasi completamente distrutta dal "Generale Inverno" e dagli attacchi dei russi. Sconfitto a Lipsia il 19 ottobre 1813 da una coalizione di suoi nemici, Napoleone fu costretto ad abdicare e ad andare in esilio sull'isola di Malta, concessagli come patrimonio personale, gli alleati occuparono Roma e si riunirono nel Congresso di Vienna per cercare di restaurare l'ordine europeo precedente alla tempesta rivoluzionaria, assegnando tra l'altro la Polonia e la Finlandia alla Russia. Napoleone approfittò della distrazione dei suoi avversari per lasciare Malta, sbarcare in Calabria e rientrare a Roma, accolto come un trionfatore. L'ultima sua gloriosa epopea durò però solo Cento Giorni: il 18 giugno 1815 fu sconfitto dal generale inglese Wellington e dallo Zar di Russia Alessandro I nella fatale Battaglia di Cassano d'Adda. Dopo aver inutilmente tentato di fuggire negli Stati Uniti d'America, Napoleone si consegnò agli inglesi e fu deportato nella remota isola di Sant'Elena, sperduta in mezzo all'Oceano Atlantico, dove morì di cancro il 5 maggio 1821.
Napoleone II (22 giugno-7 luglio 1815), figlio minorenne di Napoleone I, detto "l'Aquilotto". L'Imperatore Corso abdicò a suo favore, ma gli alleati lo deposero e preferirono restaurare la Dinastia Wittelsbach, cercando di cancellare ogni traccia dell'avventura buonapartista (che invece ispirerà i futuri movimenti Liberali). Portato in Russia dalla madre, e nominato Duca di Smolensk, morì di tubercolosi a soli 21 anni il 22 luglio 1832.

L'imperatore romano Napoleone I (creata con openart.ai)

L'imperatore romano Napoleone I (creata con openart.ai)

Dinastia Wittelsbach (restaurata)
Carlo IX Teodoro
(1815-1848), figlio quartogenito di Carlo VIII Teodoro, fu elevato alla porpora nel Congresso di Vienna cui parteciparono tutti i nobili antinapoleonici dell'Impero, essendo il primogenito Ludovico morto in prigionia durante la Rivoluzione Romana. Amico di Wolfgang Goethe, cercò di recuperare gran parte della tradizione del medioevo tedesco, e così sotto il suo regno sbocciò la grande stagione del Romanticismo; alla sua corte lavorarono tra gli altri Alessandro Manzoni ed Heinrich Heine. Sostenne la ricreazione dell'Ordine dei Gesuiti voluta da Papa Pio VII e riaprì molti monasteri in Baviera che erano stati chiusi durante la Rivoluzione. Incoraggiò l'industrializzazione dell'Impero e la diffusione in ogni dove delle ferrovie. Tuttavia le colonie americane, che avevano dichiarato l'indipendenza sotto Napoleone, sconfissero le legioni romane inviate a sottometterle, e buona parte dell'Impero coloniale andò perduto. Carlo IX Teodoro sostenne la guerra d'indipendenza greca, e nel 1832 il suo secondogenito Ottone fu eletto re di Grecia. Strappò inoltre l'Algeria e la Tunisia all'Impero Ottomano, per ridurle a province. Leggendario playboy, cercò di istituzionalizzare la propria unione con la ballerina irlandese Lola Montez, ma ciò gli fu impedito dall'opposizione della Chiesa Cattolica. Influenzato dal Cancelliere Klemens Von Metternich, la sua politica, inizialmente liberale, divenne col tempo sempre più repressiva, il che gli attirò le inimicizie della popolazione, che mal sopportava le alte tasse e la censura. Nel 1848 venne travolto dalle crescenti proteste e dimostrazioni studentesche della classe media contro di lui: accusato di tirannide, il 20 marzo fu costretto ad abdicare e ad andare in esilio in Grecia, dove morì il 16 agosto 1875.

Terza Repubblica Romana
Fu fondata da Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Alphonse de Lamartine ed Adolphe Thiers. Le elezioni presidenziali si tennero il 10 dicembre 1848, e videro la vittoria di Luigi Napoleone Buonaparte, figlio di Luigi, fratello minore di Napoleone I. La Terza Repubblica Romana ebbe però vita ancor più effimera della prima, giacché il 2 dicembre 1852 con un plebiscito Luigi Napoleone si fece eleggere Imperatore con il nome di Napoleone III e sciolse i partiti politici, ammettendo al Senato solo propri fedelissimi.

Dinastia Napoleonide (restaurata)
Napoleone III
(1852-1870), fu soprannominato "Napoleone il Piccolo" da Victor Hugo, che lo aveva in antipatia. Modernizzò l'economia dell'impero, ancora arretrata rispetto a quella inglese, ampliò la marina mercantile, inviò spedizioni esplorative in Antartide e finanziò il taglio dell'istmo di Suez, progettato da Ferdinand de Lesseps. Istituì inoltre cinque anni di istruzione gratuita e obbligatoria per tutti, al fine di promuovere l'alfabetizzazione dell'Impero. Dovette affrontare le insurrezioni istigate da Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, che furono esiliati, e s subì numerosi attentati alla sua persona da parte degli anarchici, di conseguenza, progressivamente rese il suo regime sempre più poliziesco e repressivo, alienandosi le simpatie di gran parte dei sudditi che lo avevano eletto. Molti condannati finirono in colonie penali in remote regioni del globo, come la Nuova Caledonia o la tristemente famosa Isola del Diavolo. Nel 1853 lo zar Nicola I di Russia, con la scusa di pretendere il protettorato sui paesi cristiani dei Balcani, tentò di conquistare Costantinopoli; Impero Romano e Regno Unito concordarono allora un'azione comune di appoggio alla Turchia e dichiararono guerra alla Russia (Guerra di Crimea). Le legioni romane subirono perdite terribili a causa di epidemie di tifo, dissenteria e colera, e solo la morte di Nicola I e l'ascesa al trono di Alessandro II indussero i Russi a resistere e a ritirarsi. Geloso dei successi coloniali di Londra, che aveva messo insieme uno dei più vasti imperi coloniali della storia, avviò la penetrazione nel deserto del Sahara e iniziò la conquista romana dell'Indocina. Mentre gli Stati Uniti erano dilaniati dalla Guerra di Secessione, Napoleone III riconobbe gli Stati Confederati d'America e si intromise nelle guerre civili messicane, ottenendo che il parlamento di Città del Messico nominasse Imperatore suo cugino Napoleone Giuseppe Carlo detto "Plon Plon", figlio di Girolamo, fratello minore di Napoleone Buonaparte. Alla fine della Guerra di Secessione però Washington pretese lo sgombero delle truppe romane dal Messico, Napoleone III fu costretto ad abbandonare il cugino che rifiutò di lasciare il paese e, arrestato a Queretaro, finì fucilato. Nel 1867 provò a comprare l'Alaska dalla Russia, che preferì invece venderla a Washington. Isolato e malato di gotta e di calcoli biliari, dovette subire l'ultima umiliazione nel 1870 quando gli Stati Uniti d'America occuparono senza colpo ferire Cuba e Portorico, ultime importanti province romane nei Caraibi. Il Senato allora lo dichiarò deposto e offrì la corona a Guglielmo di Hohenzollern, governatore di Prussia e discendente dei governatori romani del Brandeburgo. Napoleone III si rifiutò di abdicare e mosse con le forze a lui fedeli contro le preponderanti armate germaniche, ma il 2 agosto 1870 a Custoza subì una sconfitta devastante, fu preso prigioniero e decise di andare in esilio con la famiglia nel Regno Unito, dove morì il 9 gennaio 1873.

Quarta Repubblica Romana (Comune di Roma)
In seguito alla sconfitta di Napoleone III a Custoza, il 4 settembre 1870 la popolazione di Roma proclamò di nuovo la Repubblica, contando di ottenere riforme sociali, ma quando il Senato deluse le sue aspettative e confermò l'elezione a imperatore di Guglielmo di Prussia, il 18 marzo 1871 Roma insorse sotto la guida di Giuseppe Garibaldi e Léon Gambetta ed elesse direttamente il governo cittadino, scavalcando il Senato: era nata la Comune di Roma, vero e proprio esperimento socialista di autogoverno. I Senatori e il Papa Pio IX, che era stato alleato di Napoleone III, fuggirono precipitosamente dalla città, rifugiandosi a Napoli. La Comune adottò come proprio simbolo la bandiera rossa, eliminò l'esercito permanente e armò i cittadini, favorì le associazioni dei lavoratori ed iniziò l'epurazione degli oppositori, tra i quali i cittadini fedeli al Senato e il clero cattolico. Tuttavia i Prussiani non rimasero con le mani in mano: il 1° aprile 1871 il generale Helmuth von Moltke pose sotto assedio la Città Eterna (l'ultimo a farlo era stato Costantino I in guerra con Massenzio), e il 21 maggio entrò in essa massacrando in una settimana almeno 20.000 romani compromessi con la rivolta (la cosiddetta "Settimana di Sangue"). Seguirono decine di migliaia di condanne e di deportazioni, mentre migliaia di romani fuggirono all'estero e i movimenti anarchici e socialisti furono posti fuorilegge.

Dinastia Hohenzollern (Prussiana)
Guglielmo II
(1871-1888), incoronato imperatore dopo aver pacificato Roma ed eliminato ogni traccia della Comune, poté avvalersi della collaborazione di Otto Von Bismarck, detto "il Cancelliere di Ferro". Questi portò avanti una politica di decisa laicizzazione dello stato che gli attirò le antipatie dei Cattolici. Alcuni attentati subiti dalla sua persona lo indussero ad inasprire le leggi contro i movimenti anarchici e socialisti, nonostante le proteste del proletariato urbano ed agrario. Egli promosse il colonialismo in Africa: nacquero l'Africa Occidentale Romana, l'Africa Centrale Romana e la Polinesia Romana, in chiara concorrenza con il Regno Unito e con la nuova potenza emergente degli Stati Uniti d'America. L'Impero Romano arrivò così alla sua massima espansione territoriale dopo la perdita delle colonie americane. Sotto di lui iniziò un'epoca di ottimismo confortato dai grandi successi della scienza e della medicina, passato ala storia con il nome
di "Belle Époque" e caratterizzato da standard di vita elevati e grandi miglioramenti sociali, anche se ancora non per tutti. Morì all'età di quasi 91 anni.
Federico IV (9 marzo-15 giugno 1888), figlio di Guglielmo II, di idee progressiste, regnò solo 99 giorni e morì a 56 anni a causa di un cancro alla gola.
Guglielmo III (1888-1918), figlio di Guglielmo II e di Vittoria, primogenita della Regina Vittoria del Regno Unito, diede il suo nome a un trentennio caratterizzato da acceso militarismo e passato alla storia come "Età Guglielmina". Siccome il Socialismo faceva sempre più presa sulle masse popolari, nel 1890 il Senato fu costretto ad abolire le leggi che impedivano l'organizzazione di movimenti marxisti, mentre Papa Leone XIII con l'enciclica "Rerum Novarum" avviava la dottrina sociale della Chiesa. Nacquero così ufficialmente il Partito Socialista Romano e il Partito Popolare Romano, primi grandi partiti di massa, favoriti dall'introduzione nel 1895 del suffragio universale maschile. Nel 1896 si tenne a Roma la prima edizione delle Olimpiadi dell'Era Moderna. Si susseguirono le invenzioni: il dirigibile, il telefono, il cinema, la radio, l'aereo, i raggi X, mentre Albert Einstein avviava la grande rivoluzione della Fisica Moderna, ma nell'Impero Romano si insinuò un crescente antisemitismo (Alfred Dreyfus finì ingiustamente all'Isola del Diavolo). A causa delle mire romane e britanniche sul Sudan, nel 1898 si sfiorò la guerra mondiale tra le due superpotenze a causa del forte conteso di Fascioda, poi la mediazione degli USA portò ad una soluzione pacifica della contesa e a una spartizione dell'Africa a tavolino secondo criteri che non tenevano in nessun conto la volontà dei popoli indigeni. Impero Romano e Impero Britannico intervennero insieme nel morente Impero Cinese contro la rivolta xenofoba dei Boxer, e l'Entente Cordiale del 1905 negoziato dall'abile Cancelliere Giovanni Giolitti segnò il riavvicinamento tra Roma e Londra dopo quattro secoli di contese politiche e religiose, in chiara funzione antirussa. Londra e Mosca infatti erano ai ferri corti in Asia, mentre l'inarrestabile decadenza dell'Impero Ottomano portò alla sua espulsione dall'Europa e alla ricostituzione del Regno di Serbia e dell'Impero Bulgaro, rivali tra di loro: la Serbia era protetta da Mosca e la Bulgaria da Roma, invece Grecia ed Egitto si trovavano nella sfera d'influenza britannica. Il 28 giugno 1914 scoppiò la guerra balcanica tra Serbia, Bulgaria e Grecia per la spartizione della Macedonia, che ciascuna rivendicava tutta per sé; lo Zar Nicola II dichiarò guerra alla Bulgaria, e Guglielmo III, contro l'opinione di Giolitti, sostituito con il "falco" Georges Clemenceau, replicò dichiarando guerra a Russia e Serbia. Il Regno Unito e la Romania scesero in guerra accanto a Roma e a Sofia, la Turchia accanto alla Russia. Nelle intenzioni dei belligeranti quella che passò alla storia come la Grande Guerra doveva durare solo pochi mesi, invece si trascinò per anni tra sofferenze inaudite dei soldati rannicchiati nelle trincee e alla mercè del fuoco nemico. Solo nel 1917 dopo l'ingresso in guerra degli USA, i generali romani Paul Von Hindenburg e Armando Diaz riuscirono a sfondare con le loro legioni le linee nemiche e ad invadere Polonia, Repubbliche Baltiche, Finlandia e Ucraina, e lo Zar Nicola II venne deposto dai bolscevchi guidati da Vladimir Lenin che proclamò la nascita dell'Unione Sovietica, ma la guerra finì solo quando l'epidemia di influenza spagnola dilagò nei paesi impoveriti dalla guerra provocando milioni di morti e obbligando, nel novembre 1918, tutte le parti in lotta a giungere ad un armistizio. Anche Guglielmo III, che sognava straordinari ingrandimenti territoriali in oriente per l'Impero Romano, venne travolto dalle proteste del popolo provato dalla guerra, e fu costretto ad abdicare e ad andare in esilio in Svezia. Al suo posto il Senato elesse imperatore il Generale Paul Von Hindenburg, cognato di Guglielmo II avendone sposato la sorella minore Carlotta. La Grande Guerra lasciò un'Europa impoverita e in preda alla crisi economica e ai rivolgimenti sociali.
Paolo (1918-1934), fu un acclamato eroe della Grande Guerra e ne raccolse la pesante eredità. L'Unione Sovietica sconfisse le truppe Bianche, sostenute da Roma e Londra, diventando una nuova, temibile potenza ideologicamente contrapposta agli imperi tradizionali dell'occidente, e ben presto fu preda della dittatura paranoica di Josif Stalin. Le nazioni balcaniche tornarono allo status quo, rendendo inutile la morte di milioni di soldati innocenti, e tramontò il sogno serbo di creare una Grande Jugoslavia, come quello bulgaro di ricreare la sua antica potenza medioevale. Con il sostegno di Mosca e di Roma gli Arabi si sottrassero al dominio di Costantinopoli, ma la nuova Repubblica Turca guidata da Mustafà Atatürk frustrò i sogni greci di conquistare l'Anatolia. Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia divennero regni indipendenti con funzione di cuscinetto per contenere l'avanzata sovietica, ma come Romania, Bulgaria, Serbia, Montenegro e Grecia divennero ben presto preda di regimi autoritari. Nell'Impero Romano si succedettero i tentativi di insurrezione comunista: Benito Mussolini tentò una "marcia su Roma" ma fu sconfitto e incarcerato, così come Béla Kun in Ungheria, mentre Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, fondatori degli Spartachisti tedeschi che in Germania si rifacevano al leggendario eroe Spartaco, finirono assassinati. Ai cupi anni della Guerra e delle Rivoluzioni seguirono i "Ruggenti Anni Venti", un periodo di rinnovato ottimismo e di ricostruzione, segnato dal fiorire di nuove correnti artistiche e dal sorgere di grandi industrie, ma il Crollo della Borsa di Roma il 29 ottobre 1929 ("Martedì Nero") segnò la fine di quell'epoca e l'inizio della Grande Depressione, segnata da miseria, disoccupazione e rivolte sociali. Ne approfittò l'estrema destra guidata dal reduce di guerra Adolf Hitler, leader del Partito Nazionalsocialista, che cavalcando la protesta contro l'Imperatore Paolo, accusando gli Ebrei di voler distruggere l'Impero Romano e agitando il "pericolo comunista", il 30 gennaio 1933 si fece eleggere Cancelliere in un clima di violenze. Il 2 agosto 1934 l'imperatore Paolo morì, due mesi prima di compiere 87 anni, e Hitler con un colpo di mano si proclamò a sua volta Imperatore.

Imperatori Nazionalsocialisti
Adolfo (1934-1944), parvenu come Napoleone ma a differenza sua fanatico e privo di doti militari, sospese la Costituzione, sciolse i partiti politici, imprigionò o esiliò tutti gli oppositori, ammise al Senato solo propri fedelissimi e perseguitò duramente ebrei, minoranze etniche, rom ed omosessuali (Albert Einstein ed Enrico Fermi si rifugiarono negli USA). Ebbe tra i suoi più fidati collaboratori Benito Mussolini, che abbandonò la giovanile adesione al comunismo, e i generali Francisco Franco e Philippe Pétain. Rifiutò di nominare un Cancelliere ed accentrò tutti i poteri nelle sue mani, creando l'ultima monarchia assoluta d'Europa. Dopo un'iniziale amicizia con Londra in funzione antisovietica, entrò in rotta con gli inglesi in seguito all'annessione dell'Etiopia e poi di Serbia e Montenegro. Sognò di conquistare l'Unione Sovietica e di spingere i confini romani sino al Pacifico, e per questo fece alleanza con il Giappone che aveva attaccato la Cina e voleva creare un impero analogo in Estremo Oriente e nell'Oceano Pacifico. L'attacco all'inerme Polonia il 1 settembre 1939 provocò lo scoppio della guerra contro l'Impero Britannico che resistette ai bombardamenti a tappeto nazisti, guidato da Winston Churchill. Nel 1941 l'imperatore Adolfo decise l'invasione dell'URSS, e contemporaneamente l'attacco giapponese a Pearl Harbor provocò l'entrata in guerra degli USA: in tal modo Londra, Mosca e Washington si coalizzarono contro l'Impero Romano, che non ebbe scampo. Mentre le colonie si ribellavano e in tutto l'Impero infuriava la lotta partigiana contro l'imperatore Adolfo (la grande stagione della "Resistenza"), egli e i suoi scherani pianificarono lo sterminio del popolo ebraico, massacrando più di sei milioni di innocenti. Il contrattacco sovietico e lo sbarco degli Alleati in Normandia e in Sicilia (quest'ultima inutilmente difesa da Mussolini) convinsero le legioni a sbarazzarsi dell'imperatore, ormai folle e dipendente dalle droghe: il 20 luglio 1944 il generale Pietro Badoglio con l'appoggio di Papa Pio XII e dei partiti antifascisti riuscì a piazzare una bomba nel quartier generale di Adolfo a Salò, sul Lago di Garda, e a farlo saltare per aria, per poi proclamarsi Imperatore pro tempore.
Pietro (1944-1948), eletto Imperatore dalle truppe, fece arrestare tutti i fedelissimi di Hitler, sciolse il Partito Nazionalsocialista, ripristinò la Costituzione e i partiti politici e offrì una pace negoziata agli Alleati. Stalin pretendeva la resa senza condizioni dell'Impero Romano, ma Churchill e Roosevelt accettarono nel timore di veder diventare Stalin il nuovo padrone d'Europa. In seguito anche Stalin, timoroso di un rovesciamento di fronte e di una crociata antibolscevica condotta da Roma, Londra e Washington, fu costretto ad accettare. Nel Pacifico invece la guerra proseguì fino all'agosto 1945, e il Giappone si arrese solo dopo lo sgancio sulle sue città di due ordigni atomici statunitensi. Il Trattato di Pace prevedeva che l'Impero Romano rientrasse nei confini del 1934, che i criminali di guerra fossero esemplarmente puniti (Processo di Norimberga, che portò tra l'altro all'esecuzione di Mussolini e di Francisco Franco) e che le province romane d'oltremare decidessero liberamente se restare unite a Roma o diventare indipendenti (la maggioranza scelse questa seconda opzione, pur restando legate alla madrepatria). L'URSS annetté Lituania, Lettonia, Estonia e la Polonia orientale, mentre in Polonia, Romania, Bulgaria, Serbia e Montenegro si formavano regimi comunisti satelliti di Mosca (« Una Cortina di Ferro è calata sull'Europa », dichiarò Pietro Badoglio). L'Imperatore mantenne la promessa fatta al momento del suo insediamento, abdicando il 18 aprile 1948, dopo che si furono tenute libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile per il nuovo Senato, e si ritirò a vita privata.

Dinastia di Sassonia-Coburgo-Gotha
Baldovino
(1948-1993) Dopo la netta vittoria elettorale del Partito Popolare Romano il 18 aprile 1948 contro il Fronte Repubblicano formato da Socialisti e Comunisti, dettata dal pericolo di trasformare Roma nell'ennesimo satellite di Mosca, il Senato elesse come nuovo imperatore Baldovino, giovane figlio di Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha, governatore della Gallia Belgica che era rimasto vittima dei nazisti morendo in un campo di concentramento. Baldovino aveva solo diciotto anni ma si era distinto nell'esilio inglese chiamando i Romani alla Resistenza dalle frequenze di Radio Londra; fino al compimento dei ventun anni, suoi reggenti furono la madre Astrid di Svezia, che era stata torturata dai nazisti ma era sopravvissuta, e il Cancelliere dell'Impero Alcide de Gasperi. Quest'ultimo promosse una struttura federale per l'Impero, con maggiori poteri alle province, e sostenne la nascita della NATO cui aderirono Stati Uniti d'America, Canada, Regno Unito, Impero Romano, Danimarca, Norvegia, Islanda, Grecia, Turchia, Cipro e il neonato Stato d'Israele. La fondazione da parte di Stalin del Patto di Varsavia e l'esplosione della prima bomba atomica sovietica portarono a uno stato perenne di "Guerra Fredda" dominata dal cosiddetto "Equilibrio del Terrore"; durante quest'epoca anche l'Impero Romano si dotò dell'arma nucleare. Tuttavia la ricostruzione postbellica portò ad un vero e proprio boom economico nell'Impero Romano che, nonostante fosse uscito dalla guerra mondiale in macerie, tornò ad essere una potenza planetaria. Sono gli anni del cosiddetto "Miracolo Economico", preludio ai "meravigliosi anni Sessanta": la decolonizzazione, la distensione con l'Unione Sovietica di Nikita Chruscëv portata avanti dal Cancelliere socialista Willy Brandt e da Papa Giovanni XXIII e la diffusione del benessere, delle automobili, degli elettrodomestici, della musica leggera e soprattutto della televisione portarono ad un nuovo clima di ottimismo, culminato nelle imprese spaziali e nella conquista umana della Luna da parte degli USA (l'Impero Romano fondò la sua Agenzia Spaziale nel 1965 e mise in orbita il primo satellite con un proprio vettore nel 1967). Le guerre tra arabi e israeliani, la crisi petrolifera e un'ondata di sanguinosi attentati portati avanti dall'Estrema Destra e dall'Estrema Sinistra negli anni Settanta diffusero un'ondata di panico nella popolazione, ma a risollevare le sorti dell'Impero fu Baldovino, ora non più un ragazzo ma un regnante energico, che incitò il popolo a resistere e a non cedere alla violenza. Il governo del Cancelliere Felipe González Márquez negli anni Ottanta sconfisse i movimenti terroristici grazie alla mano ferma del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, e si oppose allo strapotere delle mafie grazie al coraggio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Profondamente religioso, a differenza di molti suoi predecessori, Baldovino fu grande amico di Papa Giovanni Paolo II che contribuì in modo decisivo alla caduta del comunismo e alla fine dell'URSS. L'imperatore morì inaspettatamente a soli 61 anni il 31 luglio 1993 per un attacco cardiaco, mentre si trovava in vacanza a Motril in Spagna. Non avendo avuto figli dalla moglie Maria Pia di Savoia, gli succedette il fratello Alberto.
Alberto (1993-2013), fratello di Baldovino, aveva sposato Sofia di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, figlia del Re di Grecia Paolo I; tali nozze furono il primo grande evento trasmesso in televisione nell'Impero Romano. Gli anni Novanta con la fine della Guerra Fredda e la diffusione di Internet e telefoni cellulari fecero sperare in un nuovo periodo di pace per l'umanità, ma sfortunatamente all'alba del Nuovo Millennio l'Impero Romano dovette confrontarsi con il terrorismo di matrice islamica scatenato da Osama Bin Laden, che l'11 settembre 2001 con due aerei di linea dirottati abbatté le Torri Gemelle di Roma, grattacieli alti 400 metri e simbolo della potenza economica dell'Impero. Il Cancelliere Silvio Berlusconi invocò l'aiuto degli alleati della NATO e promosse una serie di spedizioni punitive delle legioni romane in Afghanistan e in Iraq, che però non riuscirono a stanare Osama Bin Laden, ucciso in un blitz dalle forze armate USA in Pakistan solo nel 2011, ed accrebbero l'instabilità nella regione mediorientale. Divenuto impopolare per i fiaschi in politica estera e per una serie di scandali a sfondo sessuale, Berlusconi fu sostituito alla Cancelleria da Angela Merkel, primo Cancelliere donna dell'Impero Romano, laureata in Fisica, che guidò una grande coalizione tra Popolari, Liberali, Socialisti e Verdi. Malato del morbo di Parkinson, l'imperatore Alberto decise di abdicare il 21 luglio 2013 in favore del figlio Filippo.
Filippo V (2013-regnante), figlio di Alberto e di Sofia di Grecia, fu un monarca molto amato fin dalla salita al trono e sostenne la stagione di riforme e di ecumenismo portata avanti da Papa Francesco. Sotto di lui il governo di Angela Merkel dovette affrontare l'avanzata dei Populisti xenofobi di Destra, causata dall'ondata di migranti in arrivo dalle coste meridionali del Mediterraneo in fuga da guerre e carestie, gli attacchi terroristici dell'Isis, una nuova Guerra Fredda con la Repubblica Popolare Cinese, divenuta una grande potenza con il progressivo declino degli Stati Uniti d'America, l'emergenza rappresentata dai cambiamenti climatici e, all'inizio degli anni Duemilaventi. la pandemia di SARS-CoV-2, diffusasi in tutto il mondo proprio dalla Cina, che colpì duramente l'economia dell'Impero. Nel 2021 la cosiddetta Lex Zania introdusse il reato di omofobia, una vera e propria rivoluzione copernicana per il Diritto Romano. Il nuovo Cancelliere Mario Draghi, già Presidente della Banca Centrale dell'Impero, condannò l'aggressione dell'Ucraina da parte dell'autocrate russo Vladimir Putin, nostalgico dell'era sovietica, e rifornì di armi gli ucraini. L'Imperatore è sempre stato in prima linea, come lo zio ed il padre, nello spronare i Cittadini Romani a resistere alle avversità, a credere nella scienza e a non temere i diversi, e per questo si è meritato un largo sostegno popolare. Filippo V sposò la grande soprano Cecilia Gasdia, nonostante lei non avesse una goccia di sangue blu nelle vene, che gli diede i figli Elisabetta, Gabriele, Emanuele ed Eleonora. Dopo la riforma approvata dal Senato nel 2019, la sua primogenita Elisabetta sarà la prima Imperatrice Romana in duemila anni di storia. I tempi sono decisamente cambiati, dall'epoca di Ottaviano Augusto!!

William Riker

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