Grande Guerra, grande sconfitta

L’Italia si schiera con la Triplice, e perde

di Rivoluzionario Liberale


Giolitti patrocinò l’avventura coloniale in Libia nel 1912, anche se non si dimostrò d’accordo con l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra Mondiale. Fu per questo motivo che rassegnò le proprie dimissioni il 20 marzo 1914.

POD: Giolitti non si dimette e si schiera apertamente con gli imperi centrali.

Dietro la promesse di riavere Nizza, la Savoia, la Corsica e qualche colonia l’Italia di Giolitti entra in guerra con la Triplice Alleanza.

Ma l’impreparazione dei nostro esercito e la l’inettitudine dei nostri generali farà il disastro.

I fronti dove siamo impegnati:

Fronte francese alpino, nella massima espansione si arriva al Rodano ma non si riesce a sconfiggere la Francia definitivamente pur disponendo del triplo degli uomini.
Invasione della Corsica
Mediterraneo: flotta austriaca e italiana contro quella britannica e francese
Africa coloniale contro anglo-francesi.

La situazione nel 1917 (grazie a dDuck)

Dopo il ritiro della Russia sembra che la Guerra volga a favore degli Imperi centrali.

1918: Caduta di Parigi e ricongiungimento delle truppe tedesche e italiane sul suolo francese.

Battaglia del Rodano: le truppe italiane in numero superiore 3:1 ma male equipaggiate non sfondano, Lione è bombardata.

1919: L’anno del Samurai, così chiamato per l’arrivo di truppe nipponiche in aiuto degli anglo-francesi.

Gli americani dovranno impegnarsi maggiormente, quasi come nella seconda guerra reale.

La flotta giapponese dopo l’occupazione delle isole tedesche del pacifico attraversa mezzo mondo per aiutare gli anglo-americani nel mare del Nord.

La situazione nel 1918 (grazie a dDuck)

Il barone Rosso e Francesco Baracca giocheranno nella stessa squadra, la morte di entrambi (comunque dopo numerosi successi) provocherà una certa rassegnazione tra le truppe degli imperi centrali.

1920, gennaio: capitolazione delle potenze centrali.

Conseguenze:

Congresso di Versailles

L’Italia è tra le nazioni sconfitte e deve accettare clausole simili alla Germania, all’Austria-Ungheria e all’Impero Ottomano.

Vittorio Emanuele III abdica e nasce la repubblica di Firenze (i Savoia perdono il trono con 25 anni di anticipo).

Giolitti, fautore dell’entrata in guerra dell’Italia nella triplice alleanza, si dimette e si ritira a vita privata.

La Francia annette la Valle d’Aosta, l’Arcipelago Toscano con l’Isola d’Elba che diventano dipartimenti francesi e occupa il Piemonte e la Liguria fino al pagamento dei pesanti debiti di guerra.

Il Dodecaneso occupato nel 1911 passa direttamente alla Grecia.

La Libia, l’Eritrea e la Somalia vengono spartite tra inglesi e francesi.

Trieste, Gorizia e l’Istria passano direttamente alla Jugoslavia (o meglio al regno dei SHS: serbi, croati e sloveni).

Nasce lo Stato del Papa (400 Kmq), costituito da parte di Roma (a nord del Tevere), ma questa volta per imposizione degli anglo-francesi, non ci sono i patti lateranensi e i rapporti tra Italia e Santa Sede saranno molto più tesi, la Francia terrà un distaccamento a Roma e uno all’Isola d’Elba.

In realtà lo stato papale non è altro che una base francese in territorio italiano.

Lo Stato del Papa, in rosso (grazie a dDuck)

Iperinflazione della lira al pari del marco tedesco.

Come si sviluppa il fascismo in un Italia repubblicana gia dal 1920 con una situazione simile alla Germania sconfitta?
Prevarrà un fascismo molto più aggressivo simile al Nazismo Tedesco?
Prevarranno i comunisti ? in questo caso asse Mosca-Roma.
Prevarranno l’indipendentismo di Sicilia e Sardegna, o a Napoli tenteranno di tornare i Borboni?

Situazione nel 1920:

L'Europa nel 1920 (grazie a dDuck)

1920: si riunisce il primo parlamento repubblicano, in una situazione disastrosa per il paese: iperinflazione, debiti con le potenze vincitrici, occupazione francese del Piemonte.

Ci si prepara alle prime elezioni repubblicane in un clima di scontro aperto, i comunisti cercano di instaurare un regime simile all'URSS di Lenin.

[continua]

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Alcune idee per una possibile continuazione: il sergente Mussolini muore nell'assedio di Lione e diventa eroe nazionale; in Italia i socialisti prendono il potere; si diffondono repubbliche socialiste nei Balcani e in varie altre parti del mondo; in Germania Hitler guadagna consensi, ma si accorda con gli ebrei che avranno Israele come terra promessa; numerosi ebrei entrano tra i quadri dirigenti nazisti, perchè il Nazismo è dittatoriale ma non antisemita; la Germania si avvicina agli alleati anglo-franco-americani dal momento che mezzo mondo è in mano a dittature comuniste; Hitler realizza comunque l'anschluss con l'Austria, ma appoggiato dagli alleati; anziché Dolfuss fa fuori il leader marxista locale. La Seconda Guerra Mondiale vede la Germania contro URSS, Italia, Jugoslavia e Romania, ma gli anglo-americani continuano ad armare Hitler; la Germania sconfigge l'Italia e la Jugoslavia comuniste, restituisce Roma al papa e si fa incoronare Kaiser e difensore della cristianità; gli scienziati ebrei realizzano la bomba atomica per conto del Reich, e due bombe atomiche sono lanciate su Stalingrado e Novosibirsk, causando la resa dell'URSS; la Germania si espande e nell'est europeo, i cui paesi diventano suoi satelliti, Italia compresa. In Russia torna lo zar, coadiuvato da un regime filo-tedesco; Hitler sposa Eva Braun e vive una vecchiaia serena con numerosi figli e nipoti, USA e GB sono suoi alleati; Israele avrà come alleati oltre agli USA anche la Germania; negli anni '70 e '80, con la migrazione di lavoratori di colore in Europa, le dittature di destra cominciano a traballare... Come andrà a finire?

Rivoluzionario Liberale

Per fornirmi suggerimenti, scrivetemi a questo indirizzo.

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E ora, un'idea dell'amico aNoNimo: Keynes sugli scudi!

Non tutti nel '19 volevano la distruzione della Germania: George Maynard Keynes, il più grande economista del '900, in qualità di consigliere del Cancelliere dello Scacchiere (il Tesoro britannico) si oppose con fermezza alle riparazioni chieste alla Germania. Secondo lui, esse avrebbero solo depresso l'economia tedesca, scatenando l'odio germanico verso la pace (vedi Dolchstoßlegende), senza il minimo giovamento alle economie dell'Intesa, che infatti sprofondarono nella depressione; era così convinto che scrisse a riguardo due libri (“Gli effetti economici della pace”, “Per una revisione dei trattati”) usati ancora oggi come testi nelle facoltà di economia. Inutile dire che aveva ragione. Mettiamo però che, gironzolando per la conferenza, incontri Foch, l'uomo che ebbe a dire: “Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni”, scopra di pensarla come il generale e metta in piedi con lui un'alleanza trasversale per opporsi alla “pace cartaginese”. L'eroe di Verdun e il genio dello Scacchiere possono evitare alla Germania la crisi del '23 e al mondo la Seconda Guerra Mondiale?

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Gli risponde Bhrghowidhon:

Uno sviluppo clamoroso! Fino a che punto? L'incognita più difficile è il ruolo degli Stati Uniti, che non sarebbero potenza egemone in Europa...

Cacciatorpediniere Garibaldino (1910), dipinto di Sandro Degiani (cliccare per ingrandire)

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aNoNimo replica allora:

Sono felice che la mia idea ti sia piaciuta! Comunque sia, innanzitutto c'è da vedere i termini dell'alleanza tra Foch e Keynes: il Maresciallo era contrario a Versailles perché la riteneva troppo morbida per la Germania, in grado di farla infuriare senza evitarla davvero; Keynes al contrario era contrario per la sua inutilità economica: come i molto più furbi americani nel '46, sapeva che l'Europa aveva disperatamente bisogno dei più efficienti lavori del continente per ricostruirsi. Un accordo sarebbe possibile solo congiungendo l'irrisolta revanche di Foch con la lucidità macroeconomica di Keynes.

Quanto al secondo problema posto da Bhrghowidhon riguardo il ruolo degli USA penso si possa affrontare così:

1) il neutralismo negli USA era ancora fortissimo negli anni venti: senza Wilson gli americani sono scappati a gambe levate da Versailles, non capendoci niente, e senza Roosevelt probabilmente lo avrebbero fatto anche con Hitler (uomo dell'anno di Time 1938), limitandosi al massimo a schiacciare il Giappone (a riguardo, apro una parentesi: lo scontro USA-Giappone e quello Asse-Alleati sono, secondo me, il risultato di un accidente storico chiamato Asse Tokyo-Berlino, tutt'altro che scontato visto l'amicizia sino-tedesca dell'anteguerra; in definitiva, se anche eviterò in questa ucronia lo scontro atlantico, quello pacifico è assolutamente certo, considerato anche che nel '38 si scometteva anche in Borsa su una guerra anglo-giapponese).

2) gli USA si erano GIA' installati in europa con i prestiti JP Morgan all'Intesa: il piano Dewes del '23 più che a salvare la Germania servì a salvare i prestiti americani in europa, permettendo (o costringendo?) al contempo gli europei a nutrirsi del surplus americano; non erano certo basi militari o Patti Atlantici, ma all'America (e nel mondo) di allora bastava e avanzava.

3) gli USA all'epoca vedevano come proprio giardino di casa solo il Sudamerica: in Europa c'erano andati solo per mangiarsi gli enormi profitti della guerra mondiale e, come già detto, senza la seconda guerra mondiale sarebbe bastato e avanzato.

Ora: qual è il POD nello specifico? Sorvolando sulla parte narrativa (Foch e Keynes si incontrano al bar, chiacchierano e scoprono di essere amici per la pelle bla bla bla...) quali possono essere i termini della loro controproposta?

La soluzione già c'è: "le conseguenze economiche della pace" JMKeynes 1919. I punti salienti del trattato sono:

1) le riparazioni sono troppo alte (proprosta realistica £ 2.000.000.000) e anzi sarebbe meglio farne a meno

2) i debiti di guerra andrebbero cancellati o almeno rinegoziati (default controllato; un sogno per la GB massimo debitore mondiale di guerra)

3) gli USA dovevano aprire una linea di credito all'Europa per finanziarne la ricrescita (piano Dawes del '23, forse però un po' tardivo)

Come farli accettare? Non facile. Le riparazioni potevano essere ridotte solo se i si riducevano i debiti, rendendo inutile lo spolio cannibalistico delle risorse tedesche per pagarli: il problema è che i veri creditori danneggiati in questo caso sarebbero stati gli USA, e nessuno aveva l'intenzione di dire agli USA "ci spiace, non abbiamo intenzione di pagarvi, grazie per averci salvato dal Septemberprogram tedesco comunque... ah, se Lenin ci viene a bussare in casa chiamiamo voi no?". Non certo il contesto migliore per chiedere un'apertura di credito a JP Morgan vero? Come fare allora? Uno come Keynes avrebbe potuto spiegare a Wilson che anche per l'Europa si poteva usare il Capitolo 11 Titolo 11 della legge fallimentare americana, il famigerato "diritto alla bancarotta" (che permette a chiunque di dire ai creditori "ok, abbiamo questa possibilità: o voi pretendete tutto, vi beccate i mobili di casa mia e basta, oppure vi mettete comodi, accettate il fatto di aver prestato i soldi a chi non può ridarveli e ve ne assumete la colpa come in ogni sistema liberale che si rispetti, e cerchiamo un modo per far si che vi paghi qualcosa di quello che vi devo). In pratica si poteva minacciare gli USA di bancarotta: Wilson sarebbe corso tremando a rinegoziare i debiti, visto che come insegnato a Wall Street "se mi devi 100 $ io ti possiedo, ma se me ne devi 1.000.000 TU possiedi me".

Dal punto di vista politico si potrebbero rispolverare due vecchie conoscenze: la CECA e la CED. Lo scopo della CECA era funzionare meglio della Società delle Nazioni, legando a filo doppio la principale arma militare della Germania, la siderurgia, al carro francese; lo stesso dicasi per la CED, che voleva imbrigliare lo stesso Bundeswehr. La proposta più sensata è una CECA anticipata (che eviterebbe la folle occupazione francese della Ruhr del 1922) magari con un Euro anticipato (parentesi: l'Euro fu teorizzato da un economista francese nel 1942 proprio allo scopo di riunire i franchi dell'est e dell'ovest... una garanzia!) che in un epoca ancora legata al Gold Standard può funzionare sena troppi scompensi. Anzi, una Francogermania già nel '30 è un ottimo sogno: disinnesca la rivalità del Reno, crea un potentissimo moto centripeto in Europa ed è una bella bestia si per gli Anglosassoni (voglio vederli gli Inglesi quando crolla il loro impero se avranno la forza di dire di no all'Europa) sia per il sicuro attacco sovietico all'Europa.

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Questa è la risposta interlineare di Bhrghowidhon:

N.D.:
1) il neutralismo negli USA era ancora fortissimo negli anni venti: senza Wilson gli americani sono scappati a gambe levate da Versailles, non capendoci niente, e senza Roosevelt probabilmente lo avrebbero fatto anche con Hitler (uomo dell'anno di Time 1938), limitandosi al massimo a schiacciare il Giappone (a riguardo, apro una parentesi: lo scontro USA-Giappone e quello Asse-Alleati sono, secondo me, il risultato di un accidente storico chiamato Asse Tokyo-Berlino, tutt'altro che scontato visto l'amicizia sino-tedesca dell'anteguerra

B.:
Sacrosanta osservazione (che, fra l'altro, nulla toglie all'obiettività storica; è proprio una formulazione ineccepibile)

N.D.:
in definitiva, se anche eviterò in questa ucronia lo scontro atlantico, quello pacifico è assolutamente certo, considerato anche che nel '38 si scometteva anche in Borsa su una guerra anglo-giapponese).
2) gli USA si erano GIA' installati in europa con i prestiti JP Morgan all'Intesa: il piano Dewes del '23 più che a salvare la Germania servì a salvare i prestiti americani in europa, permettendo (o costringendo?) al contempo gli europei a nutrirsi del surplus americano; non erano certo basi militari o Patti Atlantici, ma all'America (e nel mondo) di allora bastava e avanzava
3) gli USA all'epoca vedevano come proprio giardino di casa solo il Sudamerica: in Europa c'erano andati solo per mangiarsi gli enormi profitti della guerra mondiale e, come già detto, senza la seconda guerra mondiale sarebbe bastato e avanzato.

B.:
Verissimo. Restano solo quei rompiscatole dei Geopolitici: avrebbero 'protestato' (si fa per dire)?
La dottrina di Theodore Roosevelt era già in direzione antisinogiapponese (direttamente da parte americana) e antirussa (attraverso la Germania), MacKinder aveva poi aperto l'argomentazione per la conquista di buona parte dell'Eurasia da parte delle Potenze Anglosassoni (con o senza la Germania). Quale occasione avrebbero atteso? Per dare le dimensioni della questione, il Mondo attuale è il prodotto certo ovviamente delle dinamiche storiche, ma in termini di rappresentazione anche e soprattutto delle loro elucubrazioni di allora.

N.D.:
Ora: qual è il POD nello specifico? Sorvolando sulla parte narrativa (Foch e Keynes si incontrano al bar, chiacchierano e scoprono di essere amici per la pelle bla bla bla...) quali possono essere i termini della loro controproposta?
La soluzione già c'è: "le conseguenze economiche della pace" JMKeynes 1919. I punti salienti del trattato sono:
1) le riparazioni sono troppo alte (proposta realistica £ 2.000.000.000) e anzi sarebbe meglio farne a meno
2) i debiti di guerra andrebbero cancellati o almeno rinegoziati (default controllato; un sogno per la GB massimo debitore mondiale di guerra)
3) gli USA dovevano aprire una linea di credito all'Europa per finanziarne la ricrescita (piano Dawes del '23, forse però un po' tardivo) come farli accettare? Non facile. Le riparazioni potevano essere ridotte solo se i si riducevano i debiti, rendendo inutile lo spolio cannibalistico delle risorse tedesche per pagarli: il problema è che i veri creditori danneggiati in questo caso sarebbero stati gli USA, e nessuno aveva l'intenzione di dire agli USA "ci spiace, non abbiamo intenzione di pagarvi, grazie per averci salvato dal Septemberprogram tedesco comunque... ah, se Lenin ci viene a bussare in casa chiamiamo voi no?". Non certo il contesto migliore per chiedere un'apertura di credito a JP Morgan vero? Come fare allora? Uno come Keynes avrebbe potuto spiegare a Wilson che anche per l'Europa si poteva usare il Capitolo 11 Titolo 11 della legge fallimentare americana, il famigerato "diritto alla bancarotta" (che permette a chiunque di dire ai creditori "ok, abbiamo questa possibilità: o voi pretendete tutto, vi beccate i mobili di casa mia e basta, oppure vi mettete comodi, accettate il fatto di aver prestato i soldi a chi non può ridarveli e ve ne assumete la colpa come in ogni sistema liberale che si rispetti, e cerchiamo un modo per far si che vi paghi qualcosa di quello che vi devo). In pratica si poteva minacciare gli USA di bancarotta: Wilson sarebbe corso tremando a rinegoziare i debiti, visto che come insegnato a Wall Street "se mi devi 100 $ io ti possiedo, ma se me ne devi 1.000.000 TU possiedi me".

B.:
Raffinatissima la commutazione di codice (a scopo di mitigazione pragmatica?) verso e dal latino

N.D.:
Dal punto di vista politico si potrebbero rispolverare due vecchie conoscenze: la CECA e la CED. Lo scopo della CECA era funzionare meglio della Società delle Nazioni, legando a filo doppio la principale arma militare della Germania, la siderurgia, al carro francese; lo stesso dicasi per la CED, che voleva imbrigliare lo stesso Bundeswehr. La proposta più sensata è una CECA anticipata (che eviterebbe la folle occupazione francese della Ruhr del 1922 ) magari con un Euro anticipato (parentesi: l'Euro fu teorizzato da un economista francese nel 1942 proprio allo scopo di riunire i franchi dell'est e dell'ovest... una garanzia!) che in un epoca ancora legata al Gold Standard può funzionare sena troppi scompensi.

B.:
Quindi senza sovranità monetaria, no?

N.D.:
Anzi, una Francogermania già nel '30 è un ottimo sogno: disinnesca la rivalità del Reno, crea un potentissimo moto centripeto in Europa

B.:
In Europa ci sono, dal punto di vista francese, solo due possibilità:
1) la Francogermania appunto (modello carolingio)
2) la spartizione del continente con la Russia (modello napoleonico) 
La prima possibilità lascia irrisolto il rapporto con la Russia, che molti Europei tendono a dimenticare considerandosi come un'isola quando invece non lo sono.
È un fatto storico che la Russia è stata dominata solo quando era di un'estensione largamente minoritaria rispetto all'epoca moderna e comunque solo da una Potenza che si estendeva significativamente su un insieme di territorî per ampia parte coincidenti e comunque persino maggiore della Russia attuale.
Dal punto di vista russo, non esiste alcuna frontiera verso la Germania, quindi la prospettiva n° 1 risulta arbitrariamente svantaggiosa e solo la n° 2 può avere qualche speranza di stabilità se si arriva a un confine - del tutto convenzionale (per esempio, la Linea Stettino-Trieste) - che sia accettabile per entrambi i Contraenti.
Tutto ciò era noto almeno dal Settecento (incluso) e i Bonaparte nonché i Kaiser e il Führer hanno agito di conseguenza (i primi perseguendo la prospettiva n° 2, ereditata poi dalla Terza repubblica, gli altri tentando di esorcizzarla, prima contemporaneamente poi in successione). Vedo infatti che nella frase seguente il problema si manifesta in tutta la sua brutale evidenza.

N.D.:
...ed è una bella bestia sia per gli Anglosassoni (voglio vederli gli Inglesi quando crolla il loro impero se avranno la forza di dire di no all'Europa)

B.:
La Guerra dei Trentun Anni di Successione Britannica (1914-1945) divideva di fatto i Decisori britannici tra fautori della soluzione Greater Britain (Impero Britannico + Panamerica), evidentemente in contrapposizione a un'Eurasia ritenuta inevitabile, e fautori della Teutonic Connection, di cui in fondo MacKinder e Spykman sono solo varianti.

N.D.:
...sia per il sicuro attacco sovietico all'Europa.

B.:
"Attacco" è come viene percepito tradizionalmente, ma proviamo a metterci dal punto di vista russo: cosa sperano di ottenere quei litigiosi Rivieraschi occidentali a rifiutare l'unico progetto razionale - non sto neanche a ripetere quale sia - per affidarsi a una Potenza insulare intrinsecamente loro rivale fin dalla nascita?
Noi tutti (pronome inclusivo) siamo solo impotenti intellettuali con limitatissimo accesso ai dati rilevanti, ma la questione non è certo un gioco: è ciò che è stato dibattuto da chi poco meno di cent'anni fa ha causato l'attuale conformazione politica del Globo, influenzandola ancora per molto tempo.

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E aNoNimo aggiunge:

Risponderò alle osservazioni di Bhrghowidhon con un certo ordine, spero mi riesca!

1) il Francomarco di cui parlo sarebbe effettivamente una moneta priva di sovranità, almeno per la Germania: lo scopo dovrebbe essere legare Berlino a Parigi dando a Parigi i cordoni della borsa dell'offerta monetaria. Le loro economie all'epoca, come detto, erano abituate a ragionare in gold standard (che nelle Cancellerie mondiali, Hjalmar Schacht a parte, cederà il passo al nominalismo monetario di Keynes e dei suoi solo dopo il '45) ed è un buon modo 1) per rafforzare il legame del Reno (indubbiamente Belgio, Lussemburgo e forse Olanda entreranno in questa unione monetaria) 2) rafforzare le economie locali (in un sistema in cui il denaro è merce e non misura del potere di scambio, unire le proprie riserve monetarie non è una cattiva idea). Inoltre, un glod standard potrebbe permettere quelle politiche deflazionistiche che nel primo dopoguerra erano necessarie ma non praticabili, soprattutto nella Germania del dopoguerra. Infine, Keynes avrebbe potuto col tempo convincere il direttore della BCE..pardon, della Banca del Reno ad interpretare con nominalismo l'uso del Francomarco, facendo saltare gli standard monetari magari già nella Grande Depressione.

2) tutte le discussioni che stiamo facendo sulla geopolitica hanno senso solo se ci ricordiamo di una cosa: che i progetti geopolitici hanno valore solo se accompagnati da forza geopolitica (sennò si è gente con un grande appetito ma denti guasti, Otto docet) e gli USA di allora non ne avevano così tanta. Sì, erano stati l'ago della bilancia del Primo conflitto, ma poi l'opinione pubblica americana (la volontà, la forza MORALE) aveva preteso un immediato dietro front. In aggiunta, la forza MILITARE in sé degli USA fino al '47 era cosa risibile: dopo Pearl Harbor il rischio di un'invasione giapponese faceva paura perché l'US Army era impreparatissimo in quanto ancora un esercito a chiamata, e tale tornò ad essere nel '46; fu solo la volontà di Truman di rendere permanente l'arsenale della democrazia che fece dell'USArmy ciò che noi conosciamo, la più grande proiezione di forze bellica della storia dell'umanità postdiluviana; perché dire questo? Per sottolineare che Teddy e McKinder potevano sognare ciò che volevano, ma se il primo aveva a che fare con un esercito minuscolo e un'assenza di volontà e il secondo con la decadenza, tali piani servono a ben poco.
Inoltre, ci dimentichiamo di un fattore fondamentale: il periodo storico di cui parliamo è quello che porterà alla Grande Depressione: una Francogermania organizzata secondo me potrebbe ben facilmente resistere ad essa, e presentarsi con muscoli molto grossi di fronte ad un qualsivoglia nemico, da est o da ovest, e mangiarsi in un sol boccone i piccoli stati cuscinetto di McKinder mentre gli USA, senza la guerra europea, faranno una fatica bestia a riprendersi: come la conquisteranno l'Europa, indeboliti e fronteggiati dal giagante del Reno?

3) l'alternativa filorussa francese è sempre e solo un ripiego per Parigi. Lo spiega benissimo de Gaulle (e ricorda Manlio Graziano su Limes di ottobre 2011): l'unico errore dell'europa è il Trattato di Verdun, che va rivisto: tutto il resto, politica africana, asse con Londra o con Mosca, non è che un ripiego dato dal fatto che Parigi si è trovata contro qualcuno con le spalle più larghe delle sue sul Reno. Se gli si da l'occasione di incoronarsi nuovo Sacro Romano Impero, nessun francese ci rinuncerà, e così accadrà nella mia ucronia.

4) la Gran Bretagna semplicemente cadrà. Nessuno la ama in Europa, e la crisi del'29 la spazzerà via, opera completata da Haganah, Gandhi e Mau Mau. Se poi sceglierà la Teutonic Connection o l'Angloamerica dipenderà da chi la comprerà per primo: nella nostra TL Roosevelt e Truman, ma nella mia potrebbe benissimo farlo la Francogermania sopravvissuta a Wall Street, a meno che non trovi un David Cameron che ne faccia la Svizzera del Nord. Se poi si discute di chi debba mangiarsene le spoglie la questione è più complessa: nella nostra TL la risposta è stat semplice: tutti sono a terra tranne gli USA, ergo gli USA si prendono tutto. se però a causare lo schianto è la Grande Depressione e i suoi postumi (decolonizzazione, revanscismo cinese, guerra del Pacifico), che lasciano in piedi altri interessanti concorrenti (la Francogermania in piena ascesa e la Russia-URSS) è più diffcile prevedere come andrà: secondo me Londrà finirà per essere una specie di "grande malato mondiale", puntellata da tutti perchè Washington, Mosca e Aquisgrana (già mi immagino le sedute del Consiglio Europeo nella Cappella Palatina!) non sanno come dividere il Rimland in suo possesso.

5) parlo di "attacco sovietico" perché se io dichiaro guerra attacco. In ogni casso, sono stufo di pensare che l'Europa può solo vendersi agli USA o consegnarsi ai Russi: se ha dominato il mondo per due secoli un motivo ci sarà. Se il mondo cambia perché la forza si coagula e la scienza e la sventatezza da sole non bastano, allora coaguliamo l'Europa!

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E ora, la proposta di Never75:

Pochi sanno che, oltre all'Alto-Adige annesso tout-court dal Regno d'Italia, anche la Carinzia, avendo una discreta minoranza slovena, fu rivendicata dagli jugoslavi, che occuparono militarmente tutta la fascia tra il Wörthersee e Völkermarkt. Qui le cose, per l'Austria, andarono un po' meglio. Due anni dopo la fine delle ostilità gli Alleati consentirono che si tenesse un referendum, per far decidere alla popolazione da che parte stare: rimanere con ciò che sopravviveva della vecchia Austria o passare con il nuovo regno di Jugoslavia. La maggior parte degli abitanti, tra cui anche una fetta della minoranza slovena, scelse la prima ipotesi. Mal gliene incolse perché l'Austria di Dollfuss e poi quella nazista si comportarono peggio di Mussolini: la feroce politica di assimilazione portò gli sloveni di Carinzia a circa 12.000 unità, dagli oltre 80.000 che erano alla fine della prima guerra mondiale.

Poniamo che però le cose prendano una piega un po' diversa. Vedo amento tre scenari ucronici se la Carinzia diventa jugoslava.

1) la Carinzia entra a pieno titolo nella neonata Jugoslavia complicando alquanto le cose. Ancora più che il Sud-Tirolo gli austriaci la considereranno terra irredenta. Probabile un'alleanza Dollfuss-Mussolini per una guerra-lampo contro la Jugoslavia. In questo caso i rapporti Italia-Austria si rafforzano ulteriormente.

2) Avendo perso la Carinzia, l'Austria vuole riprendersi almeno l'Alto Adige. Insiste presso gli Alleati perché anche qui si faccia un referendum. Se vincono i "SI'" (molto probabile), l'Italia per ripicca esce dalla S.d.N. La presa del fascismo sarà, se possibile, ancora più forte. Una guerra contro l'Austria sarebbe la priorità del Duce.

3) L'esempio della Carinzia spinge anche le altre regioni dell'Austria alla secessione. Il Tirolo - o quel che ne rimane - proclama l'indipendenza. Il Voralberg viene accettato accettato dalla Svizzera. il Burgenland viene annesso totalmente all'Ungheria. Il Salisburghese, memore della sua antica storia, si proclama per il momento indipendente salvo poi chiedere di essere annesso alla Germania. A Vienna si proclama una repubblica di stampo socialista comprendente Alta e Bassa Austria che farà la fine dell'analogo esperimento di Béla Kun. Ricostituita in piccolo regno finirà ancora prima nelle fauci della Germania nazista. A Seconda Guerra Mondiale conclusa per gli Alleati c'è un bel dilemma. Cosa farne della Piccola Austria?

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Gli replica Bhrghowidhon:

1) "Riprendere" (la Dalmazia)? Il precedente tentativo era stato nel 1866, ma prima che dell'Austria la Dalmazia era stata francese (Province Illiriche), già veneziana (fino a Campoformio), acquisita dall'Ungheria; escluso che il Regno d'Italia potesse considerarsi erede dell'Impero dei Francesi o del Regno d'Ungheria (per quanto angioino; i Savoia non erano Sovrani del Regno delle Due Sicilie), la Repubblica di Venezia giuridicamente è stata continuata dal Regno di Venezia (in unione personale con l'Austria) poi associato al regno di Lombardia nel Lombardo-Veneto (fino al 1859) quindi ritornato Regno di Venezia, per cui nel 1866 stesso era l'Austria, non l'Italia, a essere erede di Venezia (ma la frase "Se anche gli austriaci danno una mano, si può riprendere" esclude evidentemente che soggetto di "riprendere" sia l'Austria): considerato che quando Venezia ha brevissimamente fatto parte del Regno d'Italia (805-806) non aveva sovranità sulla Dalmazia, quest'ultima - a parte Zara - non è mai stata italiana prima del 1941... Il termine giusto è conquistare, non riprendere.

2) Il Referendum ha riguardato solo i Comuni sudorientali della Carinzia (come del resto il distacco del Tirolo è arrivato solo al Mitteltirol, non al Nordtirol né al conseguentemente chiamato Osttirol), quindi anche in questa ucronia sarebbe un ulteriore e clamoroso Punto di Divergenza che l'annessione riguardasse l'intero Land. In Tirolo l'inglobamento di un'enorme 'Minoranza' austro-bavarese è stato causato dall'ossessione per il confine sullo Spartiacque, ma in Carinzia lo Spartiacque del Bacino della Drava arriva... fino alla val Pusteria in pieno Mitteltirol (cosiddetto Sudtirolo). E' quindi molto diverso immaginare le conseguenze di un diverso esito del Referendum da quelle di un confine sullo Spartiacque.

3) Nel Burgenland l'annessione all'Austria è stata dovuta (con una sola eccezione, per quanto importante) proprio al principio del Referendum, per cui anche in questo caso bisognerebbe aggiungere al Punto di Divergenza che il risultato del Referendum sia opposto a quello storico, anche quello che fosse incoerente con quello della Carinzia (lo è stato anche storicamente, ma l'ucronia in teoria annullerebbe l'incoerenza applicando il Principio della Maggioranza Linguistico-Territoriale). In ogni caso, con tale esito non ci sarebbe secessione dell'Austria, perché il Burgenland già non era Austria; piuttosto, l'esito del Referendum salisburghese sarebbe quello di tutta l'Austria fuorché il Vorarlberg, quindi l'Austria sparirebbe del tutto come Stato indipendente entrando a far parte della Germania.

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E ora, la parola a Dario Carcano:

The war to end all wars
(un'ucronia irenista)

8 agosto 1918: inizio della battaglia di Amiens, proseguita poi fino al 16 agosto. Le forze dell’Intesa (britannici, francesi e statunitensi) distruggono il saliente tedesco creato davanti Amiens; la giornata è definita Schwarzer Tag des deutschen Heeres (il giorno più nero dell’esercito tedesco). Naufraga l’idea degli alti comandi tedeschi di prolungare lo sforzo bellico mantenendosi sulla difensiva il più a lungo possibile: è evidente che l’esercito tedesco, dissanguato negli uomini e nei materiali da quattro anni di guerra, non è più in grado di proseguire lo sforzo bellico.

13 agosto 1918: il Kaiser Guglielmo II prende in mano la situazione. A Spa, in una conferenza ai generali, dichiara che, vista l’impossibilità di proseguire lo sforzo bellico, ha incaricato il governo di aprire dei negoziati di pace con le potenze dell’Intesa. Assicura tuttavia che condizioni imprescindibili dell’armistizio saranno il riconoscimento dei trattati di Brest-Litowsk e Bucarest e l’applicazione dei quattordici punti di Wilson anche alla Germania e ai suoi alleati.

21 agosto 1918: inizia la seconda battaglia della Somme.

23 agosto 1918: le nazioni dell’Intesa, tramite una nota diplomatica, fanno sapere che saranno disposte a negoziare un armistizio con la Germania solo in seguito ad una abdicazione del Kaiser Guglielmo II e alla sospensione della guerra sottomarina.

24 agosto 1918: la Germania sospende la guerra sottomarina contro il traffico navale dell’Intesa. Fine della battaglia dell’Atlantico.

25 agosto 1918: Guglielmo II abdica in favore del figlio e parte in esilio per l’Olanda.

26 agosto 1918: Guglielmo III nomina nuovo cancelliere e ministro degli esteri Maximilian von Baden. Iniziano i negoziati tra la Germania e le nazioni dell’Intesa.

29 agosto 1918: analogamente alla Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria e Impero Ottomano avviano trattative di pace con l’Intesa; l’imperatore Carlo I in un proclama annuncia la volontà di riformare l’Impero in senso federale; lo stesso giorno il Consiglio Nazionale degli Slavi dichiara indipendente lo Stato degli Sloveni, Croati e Serbi nei territori balcanici dell'Austria-Ungheria; il giorno successivo il Consiglio Nazionale Cecoslovacco proclama a Praga l’indipendenza della Boemia e della Moravia, tuttavia il Consiglio Nazionale Slovacco non aderisce alla dichiarazione d’indipendenza.

10 settembre 1918: la Germania firma l’armistizio di Compiègne, che prevede la cessazione delle ostilità entro sei ore dalla firma e il ritiro entro 15 giorni dai territori belgi e francesi occupati; però, come richiesto dalla Germania, sono riconosciuti i trattati di Bucarest e Brest-Litowsk, e non vi sono condizioni particolarmente umilianti (consegna della flotta e cessione della riva sinistra del Reno a truppe d’occupazione francesi) o gravose (consegna di armi, materiali e materie prime alle nazioni dell’Intesa); nei giorni successivi anche gli altri alleati della Germania siglano un armistizio con le nazioni dell’Intesa.

18 novembre 1918: si aprono i lavori della conferenza di pace di Parigi. È subito evidente che il modo in cui è terminata la guerra, senza una netta vittoria militare delle nazioni dell’Intesa, rende impossibile che le promesse fatte agli alleati dell’Intesa (Italia, Serbia, Belgio) possano essere mantenute; Vittorio Emanuele Orlando e Sonnino partono per Parigi sapendo che le promesse del Patto di Londra sono carta straccia. L’ex presidente del consiglio Luzzati commenta ironico:
“Sonnino tacerà in tutte le lingue che sa, Orlando parlerà in tutte le lingue che non sa”

21 novembre 1919: fine della conferenza di pace di Parigi.
Alla Germania e alle altre potenze degli Imperi Centrali sono confermate le acquisizioni successive ai trattati di Brest-Litowsk e Bucarest. In particolare, per quanto riguarda il fronte orientale:

Invece, altre idee nate nella conferenza che trovarono applicazione furono:

Dario Carcano

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Paolo Maltagliati fa notare:

A livello di bassa cultura popolare dominante (vale a dire di matrice anglosassone), l'italia nell prima guerra mondiale è vista in maniera piuttosto negativa: traditrice che cambia fronte all'ultimo, il suo apporto alla vittoria finale irrilevante, soldati imbelli e comandanti pessimi che per non crollare sono stati provvidenzialmente aiutati dagli inglesi, e in più hanno avuto il coraggio di lamentarsi di quanto immeritatamente regalato. Poco o niente di ciò è vero, ma fatevi un giro per l'Internet di medio-basso livello e vi rendete conto che sono luoghi comuni piuttosto sorprendentemente diffusi. Fortunatamente la Grande Guerra - a differenza della seconda - tende ad essere poco conosciuta a livello popolare nella cultura anglosassone dominante, per il banale motivo che gli Usa ci hanno partecipato solo un anno scarso, quindi non è entrata nell'immaginario collettivo americano, per cui tali interpretazioni trovano poca diffusione realmente virale, e i canali in cui dementi sparano baggianate in merito sono in proporzione molto minori rispetto a quelli relativi alla seconda guerra mondiale.

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Madgerman123 ha avuto un'idea diversa:

E se l'Italia perde perchè non vi è il supporto degli Stati Uniti, gli Imperi Centrali hanno vinto e l’Italia sconfitta deve cedere le regioni nordorientali all’Austria-Ungheria? Si noti che il Regno d'Italia ha acquisito la Tunisia.

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Chiudiamo per ora con un'altra proposta di Never75:

Secondo l'ottimo libro di Martin Gilbert sulla Prima Guerra Mondiale, se gli austriaci (e poi i tedeschi) non avessero sottoscritto l'armistizio nel novembre del '18, era già prevista in primavera dagli Alleati l'invasione di Austria e Baviera. In questo caso le operazioni principali sarebbero state a carico degli italiani. Ponendo che si arrivi a tanto (in effetti la Germania, anche dopo l'uscita dell'Austria, non aveva tanta voglia di arrendersi) si potrebbe avere paradossalmente una situazione simile alla fine della Seconda Guerra, con una Germania conquistata dagli Alleati e molto probabilmente divisa in più Stati. Posto comunque il numero di vittime che avrebbe comportato un'azione del genere, forse per l'Italia alla Conferenza di Pace se la caverebbe assai meglio, magari ottenendo tutto quello pattuito a Londra con in più qualche colonia tedesca e il suo "pezzo" di Germania da occupare. Se la Germania è così indebolita, ci impiegherà assai più a riconvertirsi e alzare la cresta, e forse Hitler al massimo potrà aspirare a diventare sindaco a Monaco...

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