Gli ucronici Anni 2010
L'anarchico Tartaglia - Sedici ucronie berlusconiane - Dolcenera a Chiavicone - In Francia intanto... - Il Movimento delle Meraviglie - L'effetto Renzi - Al posto dei Cinque Stelle... - Tre mondi che non ce l'hanno fatta - Piccolo dizionario di parole fraintese - Con i partiti del 1983... - Il PCI nel 2021 - Risvegli - Lettera da Orgosolo (NU) - La Comunità Politica Europea - Jules Bianchi sugli scudi
L'anarchico Tartaglia
di Never75
Il 13 dicembre 2009, al termine di un comizio a Milano, Massimo Tartaglia colpì Silvio Berlusconi con una riproduzione del Duomo, ferendolo abbastanza seriamente. Si sa bene che Tartaglia agì per conto proprio, senza nessuna copertura esterna o mandante. Non era neppure affiliato a nessun movimento né partito. Poniamo però il caso che lo sia. Poco prima di essere arrestato potrebbe vantarsi di aver voluto emulare Bruto e Cassio, ma di aver fatto ahimé la fine dei poveri Armodio ed Aristogitone! Direbbe di ispirarsi al Luccheni ed a Gaetano Bresci e citerebbe il "Vindiciae Contra Tyrannos" di Du Plessis-Mornay per giustificare il suo gesto. Penso al dibattito a Porta a Porta e/o Anno Zero su "Chi ca.. son Armodio ed Aristogitone"... O al titolone di Fede: « Gli Anarchici Greci attentano alla vita del Beneamato Leader! » Quali conseguenze potrebbe avere tutto questo sull'immaginario collettivo?
Ho pensato scherzosamente di sviluppare questo scenario. La ricostruzione "mediatica" che segue è anche un modo per ironizzare sulla situazione televisiva italiana e sulle capacità intellettive dei suoi conduttori.
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Dal Corriere della Sera del 13/12/09:
Si chiama M.T., ha 42 anni e risiede a C.B., nel Milanese, l'uomo che in Piazza Duomo ha colpito al volto il premier Silvio Berlusconi con una statuetta. Il 42enne è stato bloccato subito dopo l'aggressione al presidente del Consiglio e formalmente arrestato poco prima delle 22 per lesioni pluriaggravate dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa e dalla premeditazione. T. aveva infatti in tasca un piccolo libro scritto in una lingua straniera (che gli inquirenti stanno traducendo) ed due piccole foto in bianco e nero, pure essa sequestrata.
Poco prima dell'arresto le sue parole sono state: "Volevo emulare i romani Bruto e Cassio e gli Ateniesi Armodio ed Aristogitone! W Luigi Luccheni! W Gaetano Bresci!"
Psicologi e psicanalisti stanno cercando di decifrare le sue misteriose parole.
Pare, da fonti esterne, che Bruto e Cassio siano dei cospiratori romani, sicuramente affiliati a qualche filone anarchico, mentre Armodio ed Aristogitone degli studenti greci forse responsabili, tra l'altro, dei recentissimi tumulti avvenuti ad Atene e dintorni.
La Magistratura ha intanto aperto un fascicolo riguardante i quattro probabili mandanti ed una commissione d'inchiesta è partita per la Grecia. Pure la Farnesina si è mobilitata per chiedere l'estradizione immediata di Armodio ed Aristogitone.
Ignoti rimangono però i nomi di Gaetano Bresci e Luigi Luccheni citati da M.T. e che sarebbero rappresentati pure nelle due piccole foto gelosamente custodite dall'attentatore stesso.
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Poche ore dopo, in onda sul telegiornale di una rete privata, lo speaker-tuttofare legge il suo monologo:
"Siamo in onda? Bene! Sconforto e desolazione dal mondo politico in generale per il gravissimo attentato contro il nostro premier.
Sono trascorse solo poche ore dall'infame gesto e già la nostra solerte magistratura si è messa all'opera.
Misteriosi i mandanti, ma pare proprio che la pista greca sia quella più fattibile.
Ecco, Paola, mi porta un aggiornamento.
Finalmente i nostri RIS hanno comunicato che il libretto posseduto da M.T. si intitola "Vindiciae Contra Tyrannos" ma la lingua usata non è nessuna di quelle parlate oggi al mondo o riconosciute ufficialmente. Sicuramente si tratta di un codice che non è stato ancora decifrato, oppure di un dialetto ristretto. I nostri esperti però sono già all'opera. E' stata richiesta la collaborazione anche alle Centrali di Spionaggio ed Intelligence di altri Paesi amici allo scopo di giungere al più presto allo scioglimento dell'enigma.
A Roma stanno accorrendo da ore numerosi specialisti in crittografia provenienti da CIA, FBI, Mossad,
MI5 e FSB.
Nel frattempo pare confermata la pista greca.
Ma ecco un'altra notizia. Il Governo Greco ha rifiutato l'estradizione di Armodio ed Aristogitone dicendo di non conoscere affatto i nomi di questi due cittadini di Atene.
Ciò non dovrebbe stupire, visto che le ultime elezioni greche hanno assegnato la vittoria ad un Governo di Sinistra. Potrebbe a mio avviso, affiorare perfino l'ipotesi di una complicità di alcuni membri del Governo Greco con la collusione di una parte della Sinistra italiana, da sempre avversa al nostro Beneamato Presidente.
Oserei addirittura gridare al complotto comunista ordito dalle Sinistre Europee allo scopo di destabilizzare il Nostro Governo!
Un dubbio tuttavia ci assale ancora: chi sono Armodio ed Aristogitone?"
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La sera stessa, in prima serata, durante una ben nota trasmissione televisiva...
Presentatore:
"Buonasera! Buonasera a tutti! Eccoci con questo speciale dedicato al recentissimo e vilissimo attentato contro l'incolumità del Nostro Premier.
Non sono ancora chiari i mandanti del turpe gesto.
Avremo in studio moltissimi ospiti che ci aiuteranno a venire a capo della vicenda.
Intanto per cominciare abbiamo il Dr. Edward Luttwak, esperto di strategia militare ed ex-consulente di alcuni presidenti USA. Buonasera dottor Luttwak!
E.Luttwak: "Buonasera"
Presentatore: Accanto a lui: Renato Mannheimer, noto scrittore e saggista. Buongiorno Renato."
R.Mannheimer: "Buonasera"
Presentatore "Ed ecco alla sua sinistra Dan Brown, scrittore americano noto per aver pubblicato molti libri in cui si parla di codici ed enigmi cifrati. Lui ci aiuterà nella decifrazione della lingua misteriosissima con cui è stato scritto il libriccino trovato addosso all'attentatore.
Buonasera Dr. Brown!"
D.Brown: "Good Evening!"
Presentatore: "Più tardi interverrà il nostro traduttore per tradurci quanto ci ha appena detto il Dr. Brown. Ecco invece il Prof. Paco Lanciano, noto fisico e collaboratore di Piero Angela. Buonasera Prof. Lanciano!"
P. Lanciano: "Buonasera a tutti"
Presentatore: "Bene. Come vede, Prof. Lanciano, abbiamo già riprodotto in questo plastico la Piazza di Milano in cui è avvenuto l'attentato. Ora Lei, che è esperto di balistica, dovrebbe poterci indicare in quale punto esatto è avvenuta la collusione tra il modellino del Duomo ed il corpo del nostro Presidente. Ecco, abbiamo indicato con una "X" Rossa la posizione precisa in cui M.T. si trovava al momento dell'aggressione. Secondo Lei da che angolatura è partito il colpo?"
P. Lanciano: "Beh, calcolando la forza di gravità, unita all'attrito dell'aria e moltiplicata per la spinta centripeta, sommata al movimento antiorario del braccio, considerata la massa specifica dell'oggetto…"
DLING DLONG (suona un campanello)
Presentatore: "Mi scusi, Prof. Lanciano, ma nel frattempo, mentre lei sta eseguendo i suoi calcoli, io vado ad aprire la porta ad un nuovo ospite. Ecco, la nota presentatrice Simona Ventura. Buonasera Simona!
S. Ventura: "Buonasera a tutti!"
Presentatore: "Ecco, Simona Ventura è esperta della situazione politica greca perché è appena tornata da una vacanza dall'isola di Mykonos.
A proposito, Simona, cosa ne pensi del coinvolgimento degli Ateniesi Armodio ed Aristogitone? Ne hai sentito parlare in Grecia?Hai avuto magari modo di frequentarli?"
S. Ventura: "Beh…io…veramente…"
Presentatore: "Pensaci con calma, Simona, e poi ci darai le tue conclusioni. Accomodati per il momento."
DRIIIN (Stavolta suona il telefono)
Presentatore: "Oh! deve essere senz'altro il nostro inviato speciale a Roma. Ora ci colleghiamo con lui..
Franco mi senti?"
Franco G. "Sì ti sento!"
Presentatore (a bassa voce al telefono): "Te possino ammazzà! Te l'ho detto mille volte che devi aspettare che presenti tutti gli ospiti i prima di telefonare in diretta!"
Franco G. "Scusami!"
Presentatore (di nuovo a bassa voce) "Facciamo i conti a fine mese!"(Poi ad alta voce, in modo da essere udito anche da casa): "A che punto sono le indagini? Hanno scoperto qualcosa i RIS?"
Franco G. "Sì, pare che la pista anarchica stia dando i primi frutti."
Presentatore: "Sì è riusciti quindi a decifrare la lingua con cui è scritto il libretto misterioso?"
Franco G. "Sì. E' latino. E' tutto scritto in latino."
Presentatore: "Oh…oh…E il pool di esperti si è già messo all'opera per tradurlo, no?"
Franco G. "Beh, a dire il vero, no!"
Presentatore: "Come no?"
Franco G. "Vedi, al giorno d'oggi non c'è più nessuno che studia ancora il latino a scuola. Perfino i professori se ne sono dimenticati"
Presentatore: "Quindi non c'è nessuna speranza per decifrare l'enigma contenuto nel libro?"
Franco G. "No, una soluzione c'è ed è quella che è stata appena adottata."
Presentatore: " E cioè, Franco?"
Franco G. "E' stata appena spedita una copia del libro al Santo Padre, Sua Santità Benedetto XVI^"
Presentatore: "Bel gesto davvero! Così Sua Santità potrà benedire e purificare un oggetto così malvagio e…"
Franco G. "A dire il vero, il motivo è un altro…"
Presentatore: "E cioè?"
Franco G. "Il papa lo dovrebbe tradurre. Alla fine è rimasto solo lui a parlare il latino in Italia!"
Presentatore: "Ahhh!"
Franco G. "Però nel frattempo sono state rese note le generalità degli italiani coinvolti."
Presentatore: "Dicci, dicci."
Franco G. "Dunque. Per quanto riguarda Bruto e Cassio, a Roma non è stato trovato nessuno che si chiami come loro. Però gli inquirenti sono ancora al lavoro."
Presentatore: "Mmmh."
Franco G. "Invece, per quanto riguarda Gaetano Bresci e Luigi Luccheni, qualcosa di importante si è già scoperto."
Presentatore: "Bene, bene!"
Franco G. "Il primo pare che sia un anarchico toscano, nato a Prato, ma residente per molti mesi negli USA. Anche il secondo probabile mandante, Luigi Luccheni (detto anche Lucheni) ha militato a lungo in formazioni anarchiche e pure lui trascorse alcuni anni negli USA."
Presentatore: "Ecco: già due elementi in comune. Pare proprio che la pista anarchica possa essere senza difficoltà confermata!"
Franco G. "Proprio così. La magistratura ha da subito decretato l'arresto per entrambi che ora si trovano latitanti. Accantonata poi per il momento la pista greca."
Presentatore (tra sé): "Che scoop che abbiamo dato in prima serata! Chissà domani l'audience come salirà alle stelle! Già mi vedo nei titoli di tutti i TG!"
Franco G. "C'è però dell'altro."
Presentatore: "Che c'è ancora?"
Franco G. " I nostri ispettori hanno scoperto un fatto straordinario.
Sono state rese note le generalità anagrafiche di Lucheni e di Bresci. Il primo pare sia nato nel 1873 mentre il secondo addirittura nel 1869! E' quasi incredibile come possano essere sopravvissuti così tanto senza essere mai arrestati!"
Presentatore: "Già, davvero incredibile! Ah sì!"
Franco G. "Mica tanto, però, se pensiamo ai tempi della giustizia italiana!"
Presentatore (a bassa voce e rivolto al solo Franco G.) "Non rubarmi le battute! Mi fai calare l'audience!"
DLING DLONG (Suona di nuovo il campanello)
Presentatore (tra sé): E chi mai sarà adesso? Erano finiti gli ospiti!
(Accorre verso la porta e poi la apre cerimoniosamente)
"Ah, ma è Lei, Signor Direttore! Non doveva disturbarsi! Come mai?
Direttore: "Ed ha anche la spudoratezza di chiedermelo? Non si vergogna neanche un po'?"
Presentatore: "E perché mai dovrei vergognarmi? Abbiamo dato degli scoop in trasmissione degni di…"
Direttore: "Ma stia zitto, Lei che non ne capisce niente! Lo sa chi sono Armodio ed Aristogitone? O Bruto e Cassio? E lo sa chi ha scritto il Vindiciae Contra Tyrannos? Lo sa?"
Presentatore: "E come faccio a saperlo io? Sono informazioni che neanche il più grande team di esperti mondiali non…"
Direttore: "Ma mi faccia il piacere, mi faccia! Ci hanno bersagliati, da quando è cominciata la trasmissione,, centinaia e centinaia di telefonate…"
Presentatore: "Ma è magnifico! Vuol dire che al trasmissione è stata seguitissima e lo share sarà salito di…"
Direttore: "Mi lasci finire! Erano telefonate di ragazzini tra i tredici ed i sedici anni che hanno continuato a sbeffeggiare la sua trasmissione per le colossali cretinate dette da Lei e dai suoi sedicenti esperti!"
Presentatore: "Ma come?"
Direttore: "Questi ragazzi ci hanno scoperto prima di tutti voi il reale significato delle parole di M.T. ed a chi faceva riferimento citando Armodio ed Aristogitone, Bruto e Cassio, eccetera, eccetera."
Presentatore: "Ma pensa te! E chi lo andava a sapere che dei ragazzini riuscivano ad arrivare dove neanche team di esperti…Ma no! E chi lo andava ad immaginare…"
Direttore: "Sarebbe semplicemente bastato studiare un po' la Storia…Ecco una cosa che Lei ed i suoi colleghi giornalisti non studiate mai! Vi risparmiereste tante brutte figure barbine!"
Presentatore: "Ha ragione, Signor Direttore. Le prometto che da domani dedicherò molto più tempo allo studio della Storia."
Direttore: "Le credo, anche perché di tempo ne avrà finché vuole".
Presentatore: "In che senso, Direttore?"
Direttore: "Nel senso che Lei è licenziato! Ha capito? L-I-C-E-N-Z-I-A-T-O!"
Presentatore: "No! Non può farmi questo! No! La prego!"
Direttore: "Su, su! Abbia un minimo di dignità! Da domani sbancate baracca e burattini. Togliete tutti i plastici di mezzo e le poltrone di stoffa che ci sono in salone. Niente! Non voglio vedere più niente in giro. Neanche un ospite! Mandateli tutti a casa loro. Smontate pure i letti, non voglio più gente che dorme in studio, chiaro?"
Presentatore: "Chiarissimo!" (tra sé) "Mannaggia! Proprio ora! Mi tocca andare in pensione! E tutto per colpa della Storia! Però! Se l'avessi studiata ai miei tempi!"
Direttore (tra sé): "Ho solo un dubbio! Adesso cosa metteremo domani per riempire il palinsesto? Se non buttiamo qualcosa di forte la concorrenza ci straccia. Ecco! Mi è venuta un'idea!"
(Ad alta voce, chiamando la Ventura)
"Simona! Simona! Aspetta ad andartene! Vieni qui un attimo!"
S. Ventura: "Mi dica, Direttore."
Direttore: "Dunque, Simona. Ti andrebbe di condurre da domani sera un altro reality?"
S. Ventura: "Oh certo! Che bella idea!"
Direttore: "Te lo annuncio ufficialmente da domani sera condurrai un bel reality anche in seconda serata… Originale come idea, davvero!"
S. Ventura: "Sììììì! Ma dove lo ambientiamo, Direttore?"
Direttore: "Vediamo…In un'isola c'è già…in una casa pure… in una fattoria, in un ristorante, in una beauty farm."
S. Ventura: "Già fatto."
Direttore: "Mmmh. Fammici pensare…cimitero? Che ne dici di un cimitero?"
S. Ventura: "Direttore, non per contraddirla, ma un reality deve divertire, mica rattristare!"
Direttore: "Hai ragione. E se lo facessimo in un tribunale?"
S. Ventura: "Ma c'è già Forum! I potenziali partecipanti attori ce li hanno già rubati da anni tutti loro!"
Direttore: "Beh che ne pensi allora di un ospedale? Con tutto quello che succede negli ospedali italiani! Se ne vedrebbero delle belle!"
S. Ventura: "Ma lo confonderebbero troppo con un telegiornale! Un reality deve essere finzione, mica cronaca!"
Direttore: "E perché, tu un telegiornale la chiami cronaca?"
S. Ventura: "Non ha tutti i torti neppure Lei, Direttore. Però per un reality che funziona ci vorrebbe davvero qualcosa di forte…"
Direttore: "Idea! Andiamo in carcere e contattiamo M.T.! Offriamogli una parte subito per un reality! Non conta tanto la location in cui si ambienta il reality, ma i personaggi! Corriamo subito, prima che qualcuno ci rubi l'idea!"
S. Ventura: "Ma, Direttore, M. T. è in carcere! E ci rimarrà per molto tempo!"
Direttore: "Embè! Allora ambientiamo il reality in carcere, no?
Mi sembra un'idea originalissima!"
S. Ventura: "Ha ragione! Non ci avevo mai pensato! Adesso ho capito perchè Lei è diventato Direttore! Raggiungo subito la troupe TV e corro a reclutare M.T. Vuole venire anche Lei?"
Direttore: "No. Mi fido di te, Simona. Pensa bene però al cast. Mi raccomando...ci deve essere dentro un po' di tutto."
S. Ventura: "Si fidi di me! Mi son già venuti in mente i probabili partecipanti...Nel cast dovrebbe esserci almeno un paio di ladri, di cui uno buono, che rubi ai ricchi per dare ai poveri, alla Arsenio Lupin, per intenderci. L'altro ladro però deve essere davvero cattivo, per compensare. Poi non deve mancare il serial killer, lo stupratore che deve scontare 10 ergastoli, il mafioso, il prete pedofilo, lo psicopatico, la prostituta, la lesbica gelosa che si trasforma in una mantide religiosa assassinando gli ex fidanzati della sua compagna...
Non manca più nessuno direttore? Direttore?"
Direttore: "Sto pensando, Simona, che manca l'innocente. Il carcerato che si dichiara innocente e che forse lo è davvero."
S. Ventura: "Ha perfettamente ragione! Manca davvero il buono! C'è in tutti i reality. Poi, detto tra noi, Sig. Direttore, è quello che sotto sotto faremo vincere alla fine, vero?"
Direttore: "Ma, non so. Non so se renderebbe, sai?"
S. Ventura: "Per me renderebbe, eccome. Oltretutto, la primissima volta che uno spettacolo del genere è stato fatto, ha vinto un buono."
Direttore: "Ma dài? E quando mai è stato fatto uno spettacolo del genere? Vuoi dire che qualcuno ci ha soffiato l'idea?"
S. Ventura: "No, sig. Direttore! E' accaduto moltissimi anni fa! Non c'era ancora la televisione allora!"
Direttore: "E chi erano i protagonisti?"
S. Ventura: "Gesù e Barabba. Il pubblico doveva votare chi voleva che vincesse ed alla fine ha vinto Gesù, ed è stato graziato."
Direttore: "Ah! Fai riferimento a quella vicenda là! Ahhh! Ho capito, spiritosona! Ma lo sai che a me la vicenda mi sembrava un pochettino diversa? Non è che alla fine è stato Gesù ad essere condannato a morte?"
S. Ventura: "No, no! E' stato Barabba!"
Direttore: "Sei sicura? A me sembra il contrario!"
S. Ventura: "Ne sono arcisicura! Ieri ho letto un po' con mio figlio un suo libro di Storia e la vicenda è finita proprio così! Barabba ha perso per una manciata di voti, ed è stato condannato alla sedia elettrica od alla camera a gas, ora non ricordo, mentre Gesù è stato liberato."
Direttore: "Oh, cavolo! Comincio a perdere i colpi anch'io! Sarà per l'età! Forse è meglio che vada a casa anch'io a studiarmi un po' la Storia..."
FINE
Vi è piaciuto? Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.
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Cediamo ora la parola a MorteBianca:
Sedici ucronie berlusconiane
1) Il Cavaliere Rosso:
Berlusconi si mantiene alleato con Craxi. Sostiene il PSI nell'alleanza con DC e poi con il futuro PSDI. Dopo Craxi è lui stesso a prendere le redini del partito.
Sarà un Cavaliere "A la Craxi", o si convertirà genuinamente alla causa sinistrorsa, riunendo il suo patrimonio in una cooperativa, comprando la Feltrinelli, finanziando centri sociali e favorendo i sindacati?
2) Il Cavaliere Nero:
Berlusconi sostiene attivamente Gianfranco Fini e Alleanza Nazionale fino a candidarsi. Alleanza Nazionale si allea poi con le varie Casapound, Fiamma Tricolore e UDC per combattere il comunismo. Iniziano le leggi "Berlusconissime", la Costituzione inizia a cambiare, l'apologia del fascismo è depenalizzata, la lotta ai comunisti si fa con lo squadrismo.
3) Il Cavaliere Verde:
Berlusconi invece diventa un fan di Bossi e della sua Lega, che finanzia e sostiene fino a portarla al governo. Dopo il ritiro di Bossi sarà proprio lui a prenderne le redini. Devoluzioni al Sud, scandali del Mare Nostrum, depenalizzato l'omicidio per legittima difesa, autonomie estese a tutte le regioni del Nord, si pensa ad una futura scissione della
Padania.
4) Il Cavaliere Bianco:
Il Cavaliere invece si candida per la cadente DC, appoggiato da Casini, e riesce a riportarla in sella, mantenendola unita nelle parti superstiti e reggendosi al governo per più di 20 anni, fra trasformismo e saltare sul carro del vincitore.
5) Il Cavaliere Grigio:
Berlusconi resta un imprenditore, concentrandosi nelle attività economiche. Finisce per diventare un esponente di punta di Confindustria, un economista a livello Europeo fino a potersi candidare per un Governo Tecnico, al posto del nostro Monti.
6) Il Cavaliere Azzurro:
Spin Off della precedente: il Cavaliere, come Tecnico, diventa un tecnocrate europeista, scala le gerarchie e diventa il direttore della BCE: come gestirà la Crisi Greca? E le relazioni con Putin, e i suoi gasdotti?
7) Il Cavaliere Inesistente:
Silvio Berlusconi non nasce: senza di lui in politica e in economia, quante cose sarebbero diverse in Italia?
8) Il Visconte Dimezzato:
Sempre più assurdo: Berlusconi ha un gemello con cui gestisce tutto il suo patrimonio e che lo assiste.
mentre uno si candida un politica, l'altro mantiene la gestione della Fininvest. Questo dualismo berlusconiano potrebbe evitare il conflitto d'interessi, ma se poi i due gemelli litigano?
9) Il Barone Rampante:
Il "Berlusconi Gate" si risolve con una "Arcoropoli" di massa, viene scoperta e condannata ogni attività illecita di Berlusconi, che si trascina mezza alta finanza lombarda e non. Niente più Berlusconi, ma la politica italiana resta sconvolta.
10) Il Caimano:
Berlusconi, invece di spendere tutti i miliardi (di lire) in campagna elettorale, li spende in piattaforme petrolifere in Libia.
Ancora più stretto il rapporto con Gheddafi, proverbiale il suo "Harem". Magari potrebbe, come fecero i Bush, approfittare del potere economico per finanziare la guerra contro lo stesso Gheddafi e deporlo con un fantoccio che conceda il monopolio petrolifero alla gestione di Berlusconi.
11) Cesare deve morire:
Berlusconi mantiene il potere per altri vent'anni, in maniera molto più spregiudicata di come siamo abituati (da far invidia a House of Cards e Mcbeth).
La sua "Monarchia", però, si conclude in Senato, dove viene pugnalato dai suoi più acerrimi rivali, fra cui, a sorpresa,
Piersilvio.
12) Il Cavaliere reale:
Berlusconi si converte alla causa monarchica. Ce la farà?
13) Le Chavalier:
Berlusconi mantiene la sua promessa, rimane in Francia (lasciando perdere le battaglie legali per le televisioni in Italia) ed esporta Canale Cinque in tutta Europa, diventando il Leader delle telecomunicazioni a livello Europeo. L'ucronia "Il Cavaliere azzurro" potrebbe seguire.
14) Il Lupo di Wall Street
Berlusconi, invece di buttarsi in politica o nel petrolio o nelle televisioni europee, si butta in America ed inizia ad investire a Wall Street. Come andrà a finire?
15) Il Lanzichenecco:
Berlusconi crea un impero finanziario in Svizzera. Magari potrebbe essere l'ucronia sequel del "cavaliere verde"; dopo la cessione della Lombardia alla Svizzera....
16) Il Campione del mondo:
Berlusconi riesce nella sua fondazione della Polisportiva Milano (nella nostra timeline solo il Milan è rimasto), e riesce a creare delle squadre per ogni categoria sportiva pluripremiate a livello europeo, nasce così una tradizione sportiva eccezionale a Milano, che probabilmente avrà rivali in Italia solo nel Nuoto, dove da sempre Catania detiene il record, e nel Calcio, dove Juventus ed Inter non si lasceranno certo battere.
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Così gli replica il francese Perchè No?:
Riguardo alla #13: No, grazie, apprezzo l'attenzione ma non ne abbiamo bisogno, sul serio. Sapete come la gente chiamava
talvolta Berlusconi? Berlusconnerie (un gioco di parole che significa "Berlu-cazzata")! Comunque
La Cinq é stato un fallimento anche se é stato il primo canale a introdurre in massa le serie e animazioni americane e
un certo stile di televisione (inutile precisare quale). Ma vedo bene Berlù che
diventa l'eminenza grigia sotto la presidenza Sarkozy.
A proposito, il titolo di cavaliere non si traduce in francese, la cosa che corrisponde meglio sarebbe "le
Baron", e si riferisce piuttosto a uomini politici in carica da anni se non da
decenni.
Mancano poi le ucronie sul cavaliere arancione, porpora, dorato, bianco a pois rossi, ecc...
^__^
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Ed ora, quest'idea di Enrico Pizzo, che lo riguarda molto da vicino:
Dolcenera a Chiavicone
Il 2 Novembre 2010, verso le ore 12,30, il fiume Frassine rompeva l'argine
destro in località Pra di Botte a Saletto, allagando, con 50 miloni di mc di acqua la campagna compresa tra Este e Montagnana.
Non tutti sanno però che pochi minuti prima del cedimento a Pra, aveva rischiato di cedere l'argine
sinistro in località Chiavicone di Lozzo Atestino.
Ho voluto provare a sviluppare una miniucronia che descrive un'ipotetico sviluppo degli eventi nel caso in cui la rottura fosse avvenuta a
Chiavicone.
Giorni precedenti al 2 Novembre 2010:
Precipitazioni eccezionali si abbattono sul Nord-Est.
1 Novembre 2010:
L'onda di piena del fiume Frassine raggiunge la pianura, mettendo a dura prova la solidità degli argini, di fatto mai rinforzati dopo l'ultima alluvione nel Novembre 1966 e da ormai 40 anni in pratica abbandonati a se stessi.
2 Novembre 2010:
ore 12.00
L'argine Sx del fiume Frassine a Chiavicone, comune di Lozzo Atestino, da segni di cedimento.
La popolazione di Chiavicone viene invitata ad evacuare le case.
ore 12.30
Rottura arginale del fiume Frassine in sinistra idraulica a Chiavicone di Atestino.
Dalla sua abitazione, sita a Valbona di Lozzo Atestino, Giulietta Sinigaglia osserva come enormi stormi di uccelli si siano alzati in volo in direzione del "Ciavegon", nome veneto per Chiavicone, e richiama l'attenzione del marito Enrico Pizzo su questo singolare fenomeno.
Enrico Pizzo, che non ha testa se non per le sue Ucronie, non dedica più di un'occhiata distratta alla cosa...
ore 13.00
La frazione di Chiavicone è ormai completamente allagata, essendo costruita proprio a ridosso dell'argine ha patito gravi danni.
ore 13.30
L'acqua ha sommerso lo spazio compreso tra via Agora e lo scolo Roneghetto ed inizia a riversarsi in
quest'ultimo.
ore 14.00
Iniziano ad essere manifesti i problemi che questa rottura sta creando.
Le acque alluvionali, riversatesi nel Roneghetto, si scaricano successivamente nello Scolo di Lozzo, ma questa massa di acqua crea una sorta di "effetto diga" nei confronti delle acque drenate dal Roneghetto e dallo Scolo di Lozzo.
Per il momento la sede della SP247 "Berica", sita in sinistra idraulica del Roneghetto, funge da argine proteggendo il Bellone e la Malandrina, ma a monte dell'intersezione della SP247 con la SP29 "Dei Pilastri Rossi", e dell'intersezione della SP247 con Via Val Calaona, il livello dell'acqua sale.
ore 14.30
L'effetto "diga" inizia a fare i primi danni, impossibilitate a scaricarsi le acque della Fossona e del Condotto salgono.
I piccoli canaletti di irrigazione che sfociano in loro non possono scaricare ed anche in loro inizia a salire il livello dell'acqua.
Bellone e Malandrina iniziano ad allagarsi.
ore 15.00
Il fosso Val Cinto, che dopo aver attraversato la Val Calaona si scarica nello Scolo di Lozzo poco prima del ponte di Riva d'Olmo, trovandosi nell'impossibilità di versare le proprie acque si è alzato, iniziando l'allagamento della Val
Calaona.
ore 15.30
I campi compresi tra Fontanelle ed il Condotto iniziano ad allagarsi a causa dell'acqua che tracima da questo.
ore 16.00
La Protezione Civile chiude al traffico la SP29.
ore 16.30
La botte di Lozzo inizia a manifestare i primi segni di sofferenza. L'effetto
"diga" le impedisce di scaricare l'acqua che si accumula a monte tra l'argine del canale Bisatto e la SP89.
ore 17.00
L'acqua che tracima dal Condotto inizia ad allagare le campagne di Valbona di
Lozzo.
ore 17.30
Enrico Pizzo, lasciate per qualche minuto le sue amate Ucronie, inizia, grazie ad alcune notizie lette in rete, a rendersi conto di cosa sta accadendo al comune in cui vive...
ore 18.00
Inizia la tracimazione della Frassenella e della Bandeza, con conseguente allagamento delle campagne della Bella Venezia e di Lanzetta.
La Protezione civile chiude al traffico la SP247.
ore 18.30
Riunione straordinaria ad Este dei Responsabili del Consorzio di Bonifica e della Protezione Civile.
Preoccupa la situazione di Lozzo.
Il comune è di fatto circondato da canali di "acqua alta" che impediscono il deflusso, mentre la rete dei canali di "acqua bassa" che converge nello Scolo di Lozzo, è saturata sia dall'acqua proveniente dal Frassine sia da quella piovana caduta nei giorni scorsi e che non riescono a drenare.
Ma soprattutto desta preoccupazione la situazione della Botte di Lozzo.
La Botte è in sofferenza a causa della massa di acqua che si sta accumulando a monte ed un suo eventuale cedimento è un'ipotesi che nessuno vuole prendere in considerazione...
Ore 19.00
Termina la riunione ad Este.
Si decide di intervenire aprendo 2 varchi sulla destra idraulica del fiume Frassine, uno a Prà di Botte, dove l'argine è già lesionato, mentre l'altro di fronte a Dossi di Ospedaletto
Euganeo.
ore 19.30
Viene ordinata l'evacuazione degli abitanti di Prà di Botte.
ore 21.00
L'evacuazione è avvenuta iniziano i lavori di apertura dell'argine.
ore 21.30
Argine tagliato a Prà di Botte, si lavora per il taglio in località
Brancaglia.
ore 22.00
Argine tagliato alla Brancaglia.
ore 23.00
La Protezione Civile rileva che il taglio degli argini sembra dare esito positivo.
03 Novembre 2010
ore 01.00
È confermato che il livello dell'acqua ha smesso di salire.
ore 17.00
La Botte di Lozzo non è più considerata in pericolo.
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In Francia intanto...
È il turno di un'idea di Enrica S.:
Il 14 maggio 2011 Dominique Strauss-Kahn non viene arrestato a New York con l'accusa di tentata violenza sessuale ai danni di una cameriera, e così non rassegna le dimissioni dalla carica di Direttore del Fondo Monetario Internazionale. Il suo prestigio resta intatto. e nelle Elezioni Presidenziali del 2012 DSK sconfigge Sarkozy e diventa Capo di Stato della Quinta Repubblica Francese. Ora, che accade se le sue disinvolte abitudini sessuali diventano di pubblico dominio dopo l'elezione, causando uno scandalo senza precedenti, tanto da far apparire una bagattella persino il menage tra Bill Clinton e Monica Lewinsky?
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Le risponde il francese Perchè No?:
Infatti sarebbe diventato più difficile saperlo, perché i giornalisti francesi sono abbastanza servili e autocensurati. E poi nella realtà un semplice adulterio non provocherebbe grossi problemi, sarebbe diverso se le feste « bunga bunga » come si dice da voi sono scoperte. Però la storia dello stupro di New York sarebbe ben più grave. L'opinione pubblica può passare sopra l’adulterio, dopotutto é un passatempo presidenziale, ma lo stupro e queste « partite » hanno scandalizzato l’opinione pubblica francese e provocato una vera discussione sull’atteggiamento dei nostri uomini politici verso le donne. E poi mi sembra che la moglie di DSK non ne faccia una gran tragedia.
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E Bhrg'hros aggiunge di suo:
Lo scandalo è tale in una società fondata (in parte) dai Padri Pellegrini e comunque per lungo tempo strutturata sul Puritanesimo. Negli Stati Uniti è molto sentito il parallelo con l'Impero Romano, ma se è vero che anche a Roma si è sempre insistito (per i più varî scopi) sul contrasto tra il Mos Maiorum e la decadenza dei costumi contemporanei, è altrettanto vero che la Roma delle origini era un normale sinecismo protostorico uguale a qualsiasi altra comunità latino-italica (touta), mentre alcuni Stati dei Tredici originarî angloamericani erano vere Comunità religiose fortemente ideologizzate nel senso della rinascita spirituale e sociale attraverso il distacco dalle terre di provenienza; potevano essere pacifiste o armate, ma in entrambi i casi erano spesso 'integraliste'.
La Francia è invece uno dei pochi casi, in àmbito neolatino, di massima continuità dalla Preistoria. La proverbiale insistenza sul centralismo della Capitale è manifestamente il simbolo dell'ineliminabile insicurezza del Potere in un Paese dove ogni Dipartimento potrebbe tranquillamente costituirsi in Stato indipendente (da questo punto di vista è massima la somiglianza con le Nazioni scandinave, dove i confini statali sono del tutto convenzionali - pur nella loro naturalità geografica - perché ogni Comunità vive sul posto dalla notte dei tempi). Una Nazione come la Francia, dunque, dove la dialettica politica è fondata sulla contrapposizione tra una realtà di fatto anarchica (in senso pacifistico) e l'immagine imperiale della grande Capitale, è ammesso per definizione che il rappresentante del Centro dell'Impero sia una persona eccezionale e quindi anche le sue caratteristiche siano in un certo senso l'esagerazione delle tendenze normali.
Quindi direi che Dominique Strauss-Kahn si sarebbe potuto permettere molto di più che un Presidente americano...
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Perchè No? continua la discussione:
Secondo le inchieste di opinione, la maggior parte dei Francesi pensa a una trappola politica: la cameriera era perfettamente consenziente, ma ha pensato di sfruttare la fama di tombeur de femmes di DSK per farsi coprire d'oro e per finire in TV come la vittima del politico-maniaco. La gente pensa che Sarkozy sia abbastanza spietato per ordire una macchinazione allo scopo di far fuori il suo principale avversario. E se la cosa diventa di dominio pubblico? Quanto sarà grande il danno d'immagine per Sarko?
Ma la vera ucronia sarebbe immaginare come avrebbe governato il presidente DSK, ex capo del FMI e ormai presidente di uno degli pilastri (più o meno stabile) dell'UE, nell'epoca di crisi dell'euro e della Grecia. Non avrebbe creato ancora più confusione tra politici, tecnocrati, FMI, UE, mondo della borsa eccetera?
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Lo stesso autore poi propone:
Il Giubileo di Diamante di Elisabetta II di Gran Bretagna, le cui celebrazioni si sono chiuse il 5 giugno 2012, é stata l’occasione per i media francesi per ripetere ancora una volta i loro discorsi abituali, mescolando ironia davanti a questo relitto del passato e invidia per queste cerimonie so british. Di fatto non c’é al mondo un popolo che ama le cerimonie dorate più del popolo francese, prova ne è il fatto che siamo riusciti a dorare (per non dire adorare) anche un semplice presidente eletto!
A questo si é aggiunto un articolo strano in cui un piccolissimo partito sconosciuto, l’Alleanza Reale, ha dichiarato di essere riuscito a iscrivere cinquanta candidati per le elezioni legislative (senza la minima possibilità di ottenere un seggio) con un programma di restaurazione monarchica. La restaurazione non è neppure verosimile, ma vorrei provare a buttare giù un piccolo racconto su una Seconda Restaurazione nel XXI secolo.
Per le cause, supponiamo che nelle elezioni presidenziali del 2017 la crisi abbia creato un’Unione Europea forte, capace di imporre le sue direttive ai paesi membri. La crisi ha favorito un’atmosfera di rivalità e di odio tra i cittadini, dove gli estremisti ormai sono abituali, sopratutto a destra che già nel 2012 ha visto nascere dei gruppi ultra-cattolici aggressivi e oppressivi. Questa destra sogna un ritorno alla « Francia Eterna », cioé xenofoba e chiusa in se stessa; dal canto loro i repubblicani piu o meno convinti sognano un regime parlamentare che dia meno potere al presidente, e vogliono trovare il metodo per riunire i Francesi entro un’identità chiara, laica e umanista.
E così, il candidato dell’Alleanza Reale riesce in queste condizioni a far convalidare la sua candidatura alla presidenza e ancor più approfitta di un effetto moda anche tra le elite dei mass media e del business per salire nelle inchieste di opinione; a questo punto il movimento di autosviluppa. Il suo programma promette la riunione di un’Assemblea Costituzionale libera sotto protezione di un monarca costituzionale che regnerebbe senza governare, come in Gran Bretagna.
A chi chiede perché spendere una fortuna per far vivere un parassita nel lusso, il candidato risponde che la lista civile dell’eventuale Re sarebbe sempre meno costosa delle spese fatte per i diversi presidenti che non hanno mai esitato a spendere e spandere il denaro pubblico (infatti nei confronti di Sarkozy quest’opinione potrebbe essere valida). In più questo re sarebbe una personalità morale neutrale, capace di rappresentare la Francia e avere uno ruolo di referenza per l’identità francese come la Regina in Inghilterra. A questo aggiunge delle idee sociali accompagnate da uno sfondo identitario che piace ai Francesi. A sorpresa il candidato arriva al secondo turno eliminando il candidato di destra, e riceve l’appoggio di tutta la destra (più l’estrema destra), venendo eletto Presidente.
Quando viene eletta l’assemblea costituente, viene proclamata la restaurazione monarchica in Francia, però non c’é ancora un re. In Francia esistono diversi candidati al trono, e ciascuno si dichiara legittimo. Il principe Napoleone per esempio, ma quest’ultimo ha sempre fatto sapere che non voleva salire al trono; resta dunque Enrico d'Orléans, « duca di Francia », discendente di Luigi Filippo I, o Luigi Alfonso di Borbone, « duca di Valois », discendente di Luigi XIV e dai Borboni di Spagna. In questa scelta un po' difficile ci sono quelli che vogliono una vera elezione aperta a tutti per scegliere uno sovrano adinastico… uffa!
Da notare che, davanti a questa evoluzione, certi repubblicani spagnoli propongono francamente di « dare » Juan-Carlos stesso ai Francesi con la sua corte: dopotutto sarebbe un ritorno alle origini, ma senza risultati.
A questo punto é organizzata un’elezione dinastica ridotta a due candidati. Da una parte l’Orléans é sostenuto dall’estrema destra perché é francese, mentre il Borbone é Spagnolo naturalizzato; le sue promesse manifestano però l’intenzione di dare il proprio parere sulle questioni politiche e la morale, a favore del suo partito, e di creare una vera rottura con la repubblica e i suoi uomini.
Dal canto suo il Borbone, più aperto al mondo e all’Europa, acetta tutto, promette tutto, la laicità per esempio (exit il re Très Chrétien), il diritto delle donne a salire sul trono, il favore da dare alla vecchia social-democrazia, la bandiera tricolore, la Marseillaise, ecc. Inoltre é giovane, ben più figo del vecchio Orléans, e ha al suo servizio un’agenzia di pubbliche relazioni che crea una vera moda per lui, che lo fa amare a Parigi (nel centro storico almeno, ad una buona parte dei Francesi di provincia o di banlieue non frega niente).
Logicamente
Luigi Alfonso di Borbone (foto a sinistra) stravince, in virtù dell’unzione popolare viene proclamato Luigi XX, re dei Francesi e dei popoli d’Oltremare, Protettore della Laicità, ed è incoronato a Notre-Dame di Parigi in una grande cerimonia che riprende il modello capetingio con adattamenti, visto che la maggior parte delle regalie francesi non esistono piu. Olé! Il re ottiene la presidenza onoraria del Consiglio Costituzionale (senza diritto di voto ma con possibilità di esprimersi), e nomina Premier il candidato designato dall’Assemblea Nazionale, che governa con una seconda assemblea: la Chambre des Pairs, che prende il posto del Senato, composta da « Pari » eletti per dieci anni dall’assemblea e nominati dal re. Questi ricevono il titolo onorifico di « baroni » con privilegi onorari a vita anche dopo la fine del mandato, un'idea magnifica per distribuire i lecca lecca a tutti gli ambiziosi avidi di ricompense.
Ultimo problema, questo re dove potrebbe andare a dormire? Non al palazzo dell’Eliseo, residenza dei presidenti plebei, che diventa d'ora in poi la residenza dei Capi di Stato invitati nel paese. Ci sono poche scelte: il Louvre non va bene, la Gioconda non accetta rivali. Le Tuileries non esistono più, Les Invalides sono già occupati da Napoleone, « Versaillesland » é diventato troppo turistico. Forse la scuola militare dietro la Torre Eiffel, forse il castello di Vincennes, già residenza reale durante il Medioevo, ma dove si dovrebbe mettere in opera un restauro immenso per renderlo abitabile, ma avrebbe il vantaggio di mettere il Re vicino al suo popolo, nella banlieue Est di Parigi...
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Gli risponde Bhrghowidhon:
Anche per la corona di Re d'Italia possono concorrere, con le stesse ragioni qui riportate, tre Dinastie (e ancor più numerose linee dinastiche): oltre ai Savoia, ai Savoia-Carignano, eventualmente ai Savoia-Aosta ecc. i Bonaparte avrebbero tutto il diritto di rivendicare la Corona Ferrea e a maggior ragione gli eredi dell'ultima Dinastia di fatto del Sacro Romano Impero, in quanto erano anche Re d'Italia e Re dei Romani, quindi gli Asburgo. Tutto ciò del resto solleverebbe a buon diritto le rivendicazioni borboniche (in quanto il Regno delle Due Sicilie ecc. non è mai stato parte di alcun Regno d'Italia prima del 1860) e di restaurazione repubblicana a Venezia (mai stata nel Sacro Romano Impero) e Genova. Infine, dall'Alto Medioevo è sempre esistita una corrente favorevole a una Monarchia Pontificia estesa a oltre l'Italia Augustea.
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Invece Enrica S. ci scherza su:
Se è per questo, carissimo Perchè No?, non è difficile immaginare una restaurazione monarchica anche in Italia! Nel maggio 2012 Angelino Alfano (il lacché di Berlusconi, anche detto Yes-man, maggiordomo, uomo ombra, fantoccio, pupazzo, e quanti più titoli onorifici ti vengono in mente) propone di introdurre in Italia il Presidenzialismo alla francese per permettere al suo principale (che gli paga i conti) di ascendere al Quirinale e di governare davvero l'Italia come un monarca. Ma i sondaggi dicono che Berlusconi come sovrano non lo vogliono quasi più nemmeno i ciellini, e così il Silvio nazionale ripiega sul Piano B. Se il PDL (con un nuovo nome, il maquillage in Italia è tutto) rivincerà le elezioni, e sarebbe la quarta volta, restaurerà la monarchia. In tal modo avrà un Re che regna ma non governa, e dirà una montagna di scemenze al posto suo, mentre Alfano farà il premier, imbeccato da Silvio; quest'ultimo sarà nominato Ministro della Real Casa, in modo da orchestrare sia il Re sia il governo.
Noi non abbiamo neppure il problema di quale candidato scegliere. Infatti Amedeo di Savoia-Aosta, l'unico che sarebbe credibile oggi come Re d'Italia, non va bene proprio perchè sarebbe credibile. E poi, lui ragiona con la sua testa e vorrebbe mettere il naso negli intrallazzamenti di Berlusconi. Come candidato al trono è perciò scelto il Principe Ballerino, Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di quel Vittorio Emanuele che ammazzò un ragazzo all'Isola di Cavallo, nipote di quell'Umberto II che fuggì a Brindisi col padre, e pronipote di quel Vittorio Emanuele III che ha aperto le porte al Fascismo e firmato le leggi razziali. Chi meglio di lui può incarnare lo spirito goliardico degli italiani, disposti a fare tutti i sacrifici necessari per salvare il paese solo se a farli sono i vicini di casa? Dopotutto lui è adorato dalle ragazze (e anche dai ragazzi, dicono i maligni), ha fatto bella figura nella gara televisiva di Ballando con le Stelle, e per poco non gli facevano vincere anche il Festival di Sanremo. Inutile dire che un candidato così avrà i voti della stragrande maggioranza degli italiani. Il PDL stravincerà le elezioni politiche del 2013, Emanuele Filiberto I andrà a risiedere nel Palazzo del Quirinale, con un'opportuna fornitura di ragazze reduci dai festini di Arcore (The Arcore's Nights, direbbero John Travolta e Olivia Newton-John), il Senato diverrà di nomina regia (ovviamente Giuliano Ferrara farà il Presidente del Senato, se riusciranno a trovare una poltrona abbastanza robusta per lui), e noi italiani continueremo ad andare a letto la sera stanchi morti, senza un quattrino in tasca, ma convinti di diventare un giorno tutti ricchi come Silvio e tutti bravi a cantare quanto Re Filiberto.
Come dici? Che è un incubo? Cosa pretendi, non è che il momento attuale ci spinga troppo all'ottimismo...
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Val la pena di riportare questa « ucronia » di Simone Spetia, segnalataci da Sandro Degiani:
« Oggi, 30 febbraio, sono successe un po’ di cose.
La mia busta paga, che ho appena ricevuto, si è notevolmente appesantita. Il Governo ha deciso di tagliare le tasse in maniera decisa, grazie al recupero dei soldi finora evasi. Fortunatamente non c’è stato bisogno di mettere in campo operazioni straordinarie di polizia o controlli invasivi di conti correnti e spese personali: in un lampo di comprensione, gli evasori hanno gettato lo sguardo al futuro del Paese e hanno capito la differenza tra i benefici di breve periodo (non pagare le tasse) e quelli di lungo.
Sono andato a fare la spesa. Mentre ero in macchina mi ha chiamato mia moglie: aveva un po’ di febbre e aveva bisogno dell’aspirina. Tanto, da oggi, basta andare nell’angolo dedicato del supermercato e trovi tutto quello che ti serve.
È una giornata bellissima e ho deciso di portarmi il computer per lavorare un po’ al parco, tanto il Wi-Fi c’è ed è gratuito. Devo dire che da quando la mia azienda ha deciso di aprirsi completamente al telelavoro, la qualità della mia vita è migliorata molto. E sono anche più produttivo.
Devo andare da Milano a Roma e sono indeciso. Preferirei il treno, ma con tre figli usare la macchina è più semplice. E da quando hanno completato la variante di valico, anche se i tempi non si equivalgono, ci siamo molto vicini. Soprattutto perché le merci viaggiano quasi tutte su ferrovia e i tir sono una rarità.
Per andare più a Sud, invece, non c’è paragone, nonostante il raddoppio della A3 appena realizzato: quando sono andato a Reggio Calabria in treno, l’ultima volta, ci ho messo appena cinque ore e mezzo.
Mi prendo tutto il tempo per leggere i giornali. I dati sull’occupazione sono ottimi. Bisogna ringraziare la riforma del mercato del lavoro varata il 30 febbraio scorso e che ha visto l’accordo di tutte le parti sociali: le resistenze al cambiamento si sono improvvisamente allentate. I sindacati sembrano aver capito che si cambia, o si muore. Il PIL cresce ad un buon ritmo, sostenuto anche dai consumi, cresciuti per il taglio delle imposte. Il Paese si sta arricchendo... »
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Il Movimento delle Meraviglie
E ora, l'idea di MorteBianca:
Al posto di Beppe Grillo sarà un altro comico genovese a candidarsi per il "terzo polo" fra Destra e Sinistra, Maurizio Crozza. Sebbene i punti in comune siano sicuramente molti fra gli eventuali due partiti (una fortissima critica alla corruzione politica e amministrativa, attenzione alla questione morale e uno scetticismo di fondo verso i vecchi partiti e verso le figure di Salvini, Berlusconi e Renzi) saranno molte anche le differenze: Crozza difficilmente approverà le azioni di Bossi, Salvini e della Le Pen, quindi il suo "Movimento delle Meraviglie" non tenderà alla formazione di un Fronte Nazionale Italiano.
Il Partito di Crozza, amato dai giovani, attira specialmente i delusi di sinistra e l'opposizione a Renzi; a differenza di Grillo infatti è probabile che la proposta di alleanza con la sinistra (prima con il PD sotto Bersani e poi con la Sinistra del PD sotto Renzi) venga accettata al fine di poter togliere dalla scena politica Berlusconi.
Con questi presupposti si aprono due scenari:
1) Bersani non deve ritirarsi e riesce a formare un governo di sinistra, si evita la parentesi Letta, la coalizione con la destra che formerà poi il terreno fertile per Renzi. L'Articolo 18 viene preservato, e vengono portate avanti le riforme dello stato sociale e la lotta alla corruzione in politica, chiuse le possibilità di candidatura per i pregiudicati.
2) Renzi vince comunque, in questo caso è molto probabile che sarà Crozza stesso a fare da collante per il polo anti-renziano a sinistra.
A differenza di Grillo che rifiuta ad oltranza ogni alleanza che non sia la Lega infatti Crozza, aprendosi all'opposizione e portando con sé una porzione di elettorato veramente grossa, potrebbe smuovere gli ultimi scettici nello scindersi dal Partito ormai Democristiano in perenne alleanza con il centro e la destra, e formare un polo a sinistra indipendente che comprenda:
-Movimento delle Meraviglie (Con la percentuale di voti massima ottenuta dal M5S se non di più, dato che attirerà molto di più le simpatie dell'elettorato di sinistra e non degenererà in una blogcrazia personalistica)
-Rivoluzione Civile (Comprendente Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi, Italia dei Valori, Movimento Arancione ecc)
-Sinistra Ecologia e Libertà (Che, unita a Rivoluzione Civile, aveva creato la Lista Tsipras per le europee)
-Possibile/Partito Socialista Democratico Italiano (a seconda che prevalga la linea di Civati o quella di Bersani/D'Alema/Cuperlo nella Sinistra del PD)
Renzi invece si troverà a dover scegliere se correre "da solo" (ossia con i fedelissimi del PD, i "Delusi di destra-centro" e i "Giovani"), con l'UDC o se estendere l'alleanza a Berlusconi, che però potrebbe fare spallucce dopo Mattarella (sostenuto da Crozza) e il fallimento del Nazzareno.
Se dunque Salvini non riesce a creare un polo di destra abbastanza forte (comprendente magari Fratelli d'Italia, Casapound e lo stesso Berlusconi) la vittoria, numericamente, andrebbe al partito di Crozza.
Ma se è molto probabile questa vittoria, è certo che all'opposizione non ci sarebbe né Berlusconi (ormai carta da macero), né Renzi (che probabilmente, tagliando tutti i contatti con la sinistra residua nel Partito, lo avrà riformato al punto da aver perso gli ultimi sostenitori), ma lo stesso Salvini, forte della propaganda populista e del sostegno del comico più critico del Presidente Crozza, ossia un certo Beppe Grillo, che dirige "Il Paese Cinque Stelle" su La Sette e fa imitazioni dei politici, facendo propaganda a favore di Salvini in Italia, della Le Pen in Europa e di Putin a livello globale...
Proposte, critiche, aggiunte, commenti?
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Federico Sangalli gli replica:
A mio parere si formerebbe una situazione simile a quella francese. A sinistra Crozza formerebbe sicuramente un'alleanza di sinistra (MDM, SEL, Sinistra PD e altri) chiamata Polo di Sinistra (PDS) o Alleanza Socialdemocratica (ASD), mentre il PD renziano tenterebbe una coalizione con UDC, NCD e FI ma l'impossibilità di Berlusconi di far parte di un'alleanza senza esserne il leader e quindi la sua rivalità con Renzi porta ben presto allo scioglimento del suo partito, che si divide tra i moderati di Fitto che affluiscono in NCD e UDC e i conservatori della Santanché che tornano in Fratelli d'Italia, che si allea con Lega e Casapound. Per cui troviamo un "partito" di sinistra, uno di centro-destra e uno di estrema destra. É chiaro che con un eventuale Italicum il centrodestra sarebbe avvantaggiato al secondo turno mentre Salvini probabilmente non diventerebbe mai premier per lo stesso motivo per cui la Le Pen non é mai diventata presidentessa di Francia: i loro atteggiamenti estremisti fanno sì che, se anche riescono ad accedere al ballottaggio, il partito rimasto fuori preferisce votare l'avversario anche se di idee politiche differenti (cosa accaduta sia al Partito Socialista sia all'UMF, nelle stesse parole dei loro leader, specie di quelli dell'UMF).
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MorteBianca ha anche un'altra proposta da farci:
In un'intervista a "La Sette" Marco Travaglio, davanti all'accusa di ostruzionismo e di aver aperto la via alle grandi coalizioni a destra del PD (e quindi indirettamente al Renzismo) da parte di Bersani, rispose che il Movimento Cinque Stelle aveva rifiutato di allearsi con il PD per un governo di coalizione dato che questo non avrebbe ricevuto ministri, e avrebbe dovuto "Dare il sostegno senza ricevere nulla in cambio". Mancando la maggioranza del solo PD+Alleati il partito, esclusa l'opzione Cinque Stelle, fu costretto ad aprirsi alle alleanze con i partiti centristi (UDC+Monti) e successivamente con il centro-destra. Questa è considerabile la linea di demarcazione fra il PD prima e dopo Bersani.
Fino ad allora il PD (e partiti precedenti) avevano cercato le alleanze solitamente a sinistra (o, prima che nascesse il PD, con le forze popolari di centro e centro-sinistra).
con Bersani iniziò la primissima fase di ambivalenza in cui il PD era alleato contemporaneamente di SEL (a sinistra) e UDC (A destra) causando i primi problemi dato che tutti e due minacciavano l'uscita dalla coalizione se l'altro rimaneva. Venendo a mancare il sostegno di Grillo il PD dovette aprirsi a destra, cosa che causò la frattura (quasi) definitiva con SEL.
Questo ha poi aperto la strada prima al governo Letta (dal quale SEL si auto-escluse e che includeva di default PD-UDC-Monti-Alfano) e poi al Renzismo, che chiuse definitivamente non solo con i partiti a sinistra del PD ma con la sinistra stessa del PD (da quel momento nota come Minoranza o Gufi) aprendosi invece ormai di default con UDC e Alfano e, poi, includendo anche Berlusconi (il Nazzareno).
Che succede se invece Bersani promette qualche ministero al Movimento Cinque Stelle, la coalizione va in porto, non è necessario invocare il centro-destra e si forma il governissimo PD-M5S?
In quest'ottica Bersani non deve dimettersi (le dimissioni vennero appunto causate dall'instabilità della coalizione), e quindi non si apre la via né al governo di coalizione Letta né a Renzi, che invece rimane nel Partito; forse scalerà comunque le gerarchie ma ricordiamoci che lui vinse le primarie grazie a tre fattori: il vuoto di potere causato dal ritiro di Bersani, la frammentazione dell'opposizione al Renzismo (Cuperlo e Civati si spartirono l'elettorato) e soprattutto il fallimento della linea tradizionale "Sempre a sinistra"; che portò alla necessità di una coalizione a destra, cosa che diventa non necessaria nel caso si aggiunga il Movimento Cinque Stelle.
SEL ovviamente può rimanere nella coalizione avendo molti punti in contatto con il programma di PD e M5S. Casini sarà inizialmente incluso per forza di cose ma si toglierà dopo cinque secondi (Viste le continue leggi riformiste della coalizione e le leggi anti-corruzione, nonché le pregiudiziali sulla fedina penale dei parlamentari) ritornando fra le braccia di Berlusconi o Alfano.
Questo governo di coalizione ovviamente si ritroverà, prima o poi, a fare i conti con la figura ingombrante di Grillo e le sue proposte (tipo quelle sui Vaccini, sugli Immigrati o sull'Euro), ed è inevitabile che si creerà una scissione a tre livelli: il livello dei "Fedelissimi" di Grillo, il livello di Parlamentari, deputati e politici in perenne coalizione con il PD, aperti al dialogo e che vogliono rimanere al governo ed infine i "Populisti" che seguono gli hashtag e non hanno una coordinazione definita.
Probabilmente Grillo, continuando a rimuovere i senatori che disobbediscono, finirà per aumentare la scissione fra potere centrale e deputati filo-PD, che finiranno per diventare sempre più attaccati alla maggioranza. Alla fine dei conti Grillo (come nella nostra timeline) si dimetterà lasciando il potere a Di Battista o chi per lui.
L'UDC, senza il sostegno di tre maggioranze di fila (Bersani, Letta, Renzi) è lasciato al suo sostegno elettorale, il che significa praticamente la morte (prende meno di SEL ora). Alfano darà forse l'appoggio esterno, ma comunque sarà ridimensionato. Berlusconi invece senza il sostegno del Nazzareno e del patto con Verdini praticamente muore elettoralmente e poi legalmente, le leggi PD-M5S gli impediscono ogni forma di ritorno in politica. Ad avere invece grande successo a destra sarà Salvini, che accoglierà tutta questa delusione elettorale fuori dalla maggioranza.
I problemi della coalizione in futuro saranno probabilmente negli stridori ideologici fra M5S e PD, dato che su certi temi c'è forte opposizione (uno fra tutti l'Europa), tuttavia si dovrebbe considerare quanto è stata importante l'influenza di Grillo su certi temi (il M5S, prima di toglierlo di mezzo, ne è stato comunque influenzato su certi temi come appunto l'Europa) e verrebbe da pensare che, se si toglie di mezzo un Grillo che nel frattempo farnetica di "Bossi come grande statista", di Scie Chimiche e di Stampanti 3-D, si possa costruire una maggioranza solida abbastanza per una nuova legge elettorale, e che possa magari durare anche oltre.
Renzi potrebbe ottenere comunque grande successo, ma se Bersani resta a capo del PD (e quando decide di ritirarsi lo fa nominando direttamente Cuperlo come suo successore) non avrà quei tre fattori che lo hanno fatto ascendere, né il successo su Twitter (venuto molto dopo la sua ascesa come leader del PD). Al massimo potrebbe fare ciò che Civati ha fatto sotto di lui, ossia fare l'oppositore h24 a Bersani che raccoglie tutti gli animi scontenti (ironia della sorte Civati sarebbe il suo braccio destro), accusandolo delle alleanze con i Grilini e preferendo invece una coalizione con le forze moderate, fino ad ascendere come rappresentante dei democristiani e dei cattolici in buona parte nel PD, tuttavia è opinabile quanto possa diventare forte con una coalizione relativamente stabile.
Tra l'altro, se si riesce a portare il Movimento Cinque Stelle "A sinistra" anche a livello Europeo, questo potrebbe fornire molti voti al DS(Ex PSE). Il PD-SEL-M5S rientreranno in quella frangia a metà fra sinistra, estrema sinistra e "Apolitica anti-corruzione" che sosterrà movimenti quali Podemos, Tsipras e che si opporrà alle sanzioni in Russia senza tuttavia supportare geopoliticamente Putin. E poi?
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Aggiungiamo anche le proposte ucroniche di MorteBianca:
L'EFFETTO RENZI
Ecco cinque possibili riforme renziane che non sono mai andate in porto:
1) Federalismo
Nonostante il successo al Referendum le critiche nei confronti di Renzi non cessano e anzi si rafforzano visto che ora bisognerà decidere il metodo di selezione dei Senatori. La riforma del Senato viene giudicata una "Mezza Federalata" da Zagrebesky perché il ridotto Senato dovrebbe rappresentare le località e le autonomie, ma non è eletto e non funziona come le varie camere degli Stati, delle Regioni e dei Lander analoghi di nazioni federali a cui Renzi ha fatto riferimento. Renzi, per mettere a tacere le critiche, accogliere un po' dell'opposizione e dare maggiore consistenza alla sua riforma e al suo nuovo senato decide di rendere l'Italia una repubblica Federale. Nel fare questo accoglie nella coalizione costituente numerosi fuoriusciti del PD ed invita al dialogo sia d'Alema sia la Lega, entrambi sostenitori del federalismo in passato o nel presente.
D'Alema coglie l'occasione per cercare di tornare rilevante all'interno della dirigenza PD, la Lega si spacca in due: una parte (i Salviniani) si rifiuta categoricamente di collaborare con Renzi in quanto Renzi, ma una parte (I Federalisti più incalliti) vede un'occasione che mai si è presentata e mai più si ripresenterà. Alla fine Tosi e alcuni oppositori creano un polo leghista dissidente in Parlamento ed iniziano il dialogo con il PD, formando un partito splinter (il Partito Federalista) protezionista e regionalista.
La nuova riforma costituzionale sancisce che l'Italia è formata da 20 Stati, con Quattro Autonomie speciali (Sicilia, Valle d'Aosta, Alto Adige, Roma Capitale). Queste ultime hanno un'autonomia ancora maggiore che si esplica in vari modi, quali bilinguismo (Valle d'Aosta, Alto Adige), autonomie fiscali maggiori e il fatto che non hanno un Presidente della Regione, ma un Governatore, e la Regione si riunisce al Parlamento Regionale. Il Senato ora rappresenta appunto le singole regioni e le città (le province sono state abolite). Il Partito Federalista e la Lega cercano di ottenere lo status di Stato Autonomo per la Lombardia e per tutto il Nord in vista di una secessione.
2) Presidenzialismo
Sulla scia di numerose leggi delle ultime legislature, culminate anche nel governo Renzi, l'Esecutivo si rafforza sempre di più a discapito del Legislativo, così come il ruolo del Presidente del Consiglio. Renzi critica le spese eccessive e la complessità del sistema politico italiano, in particolare il Presidente della Repubblica che definisce "Retaggio monarchico", sostenendo la necessità di unirsi alle nazioni presidenzialiste dove il ruolo di Presidente del Consiglio e della Repubblica (o meglio, gli analoghi esteri di queste cariche) sono unificate, o comunque il ruolo di capo di stato e quello di Presidente del Consiglio coincidono. La nuova riforma costituzionale a suo dire accelera il processo democratico, aumenta i poteri del governo evitando inutili "Ping Pong" e rende il Presidente direttamente eletto dal Popolo, eliminando l'inutile (e costosa) figura del Presidente della Repubblica. Al termine del suo mandato Mattarella è l'ultimo della sua stirpe e consegna le sue funzioni all'adesso Capo di Stato Matteo Renzi, che è anche capo dell'Esercito e con il compito di nominare membri della Corte Costituzionale, nonché garante della Costituzione stessa e capace di concedere la Grazia ai carcerati e molte altre cose.
3) Esteri e Difesa
A seguito dei problemi in Libia, Siria, Crimea e nei paesi Baltici gli Stati Uniti fanno pressioni sempre maggiori all'Italia per assumere un ruolo più attivo nella politica militare europea ed atlantica. Renzi si dimostra compiacente nonostante le critiche di violazione della Costituzione, che impone all'Italia una rigidissima neutralità salvo in caso di legittima difesa da un attacco esplicito. Per questo motivo Renzi riforma la costituzione abolendo la clausola pacifista, che viene modificata in tal senso: la Repubblica Italiana non entrerà in Guerra se non per difendere sè stessa, i propri alleati, o i diritti umani e gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Pace.
L'Italia ascolta il consiglio americano, alzando le spese della difesa, e visto l'ottimo lavoro dei Servizi Segreti nell'impedire attentati terroristici sul suolo italiano Renzi decide di investire maggiormente sugli stessi, creando un nuovo braccio estero (l'Organo Informativo Speciale, o OIS) che utilizza per prendere parte all'addestramento delle milizie filo-Atlantiche in Siria, in Libia e in Crimea, nonché per scopi di spionaggio verso nazioni quali la stessa Siria, il Califfato, l'Iran e la Russia. Il Presidente stesso si congratula con gli agenti dei Sercizi per aver supportato la liberazione del popolo curdo durante il secondo assedio di Kobane, rendendo il futuro Kurdistan una nazione filo-Italiana. Infine Renzi inizia un programma tutto italiano di Droni-spia da unire all'eccellente forza aerea italiana, da questo momento presenza costante nelle portaerei mediterranee. A seguito della costruzione del Satan 2 da parte di Putin Renzi accetta anche il trasporto di ordigni nucleari di nuova ingegneria nella base di
Singonella.
4) Economia e Grandi opere
Renzi mantiene la promessa e costruisce, nonostante le critiche da tutti (compresi i suoi alleati), il Ponte sullo Stretto di Messina. L'Opera è estremamente costosa (nonostante l'Europa e la Cina mettano del proprio in termini di investimenti) e, nonostante i severi controlli, è l'ennesima occasione per il più selvaggio abusivismo e corsa alle tangenti, a livelli che fanno impallidire l'Expo. Il Ponte però è costruito con la migliore tecnologia anti-sismica ed è progettato per reggere anche in caso di simultaneo terremoto ed eruzione violenta dell'Etna. A guadagnarne, sostiene, saranno soprattutto le province di Messina e Reggio con il rinnovato commercio e i viaggi più veloci. Il Ponte inoltre è duplice, possiede quattro corsie per via (una di andata, una di ritorno) e una galleria sotterranea a TAV (cosa che fa impazzire i soliti noti),collegando la Sicilia via terra al resto della Penisola. Il Manifesto titola ironico "A Quando il Ponte Cagliari-Roma?". Questa è solo una delle ultime grandi opere che il Governo ha incentivato, a partire dalle Olimpiadi a Roma a seguito della deposizione a furor di popolo della Raggi, altri Treni ad alta velocità, più aereoporti di ultima generazione e centrali idroelettriche con dighe per aumentare l'autonomia energetica italiana, visti i problemi con la Russia. Questi si accompagnano ad un piano economico sempre più liberale: il piano di tassazione viene semplificato con una doppia imposta: 15% dal ceto medio in giù, 33% per le grandi imprese su spese ed investimenti, incentivi e sconti per chi torna a dichiarare, con Travaglio che commenta "Siamo l'unico paese al mondo che premia gli evasori invece di incarcerarli". Per evitare che la tassa del 15% gravi sui più poveri come sostiene d'Alema Renzi crea un fondo popolare che distribuisce assegni mensili ai più poveri in modo da corpire le spese minime, ma proprio come con gli 80 Euro la cosa finisce perlasciare fuori troppe persone. Renzi incontra numerosi imprenditori che vengono ad investire in Italia, anche se molti continuano ad andare a cercare lavoratori nell'Europa dell'Est.
5) Wellfare
Il piano economico su accompagna ad uno sociale: Renzi sostiene che la Sanità pubblica e universale sia uno spreco insostenibile sulle piccole imprese e che la causa della malasanità sia proprio l'abbondanza di pagamenti "senza se e senza ma". Per questo motivo la sanità pubblica viene disincentivata e, per la prima volta da decenni, non è più universale. Viene invece incentivata la sanità privata con investimenti statali, i cittadini devono ricorrere ad assicurazioni per pagare la sanità avanzata (come negli Stati Uniti), stesso discorso per le scuole: fondi alle Private, tagli alle Pubbliche. Le pensioni arrivano prima, ma overall sono molto più basse e, con la sanità tagliuzzata, i maliziosi pensano che i vecchi non riescano ad arrivare a percepire quanto prendevano prima perché moriranno prima del tempo. Il numero di regolazioni alle imprese viene semplificato, Renzi si concentra più sulla restituzione del maltolto in caso di crisi che di trasparenza. Maggiori diritti delle banche in caso di mancato pagamento, maggiori investimento dello stato, e uno stato a sua volta molto più assenteista in materia di regolazione economica, con l'unico obiettivo costante di rientrare nelle norme europee per evitare ulteriori sanzioni.
Con queste 5 riforme ovviamente il PD e il Governo sono molto cambiati e hanno spostato la loro base ideologica, abbandonando definitivamente le radici Socialdemocratiche in favore di quelle Liberali (esce Bersani, entra Verdini), abbandonando quelle Unitarie in favore di quelle Federaliste (Esce Crocetta, ma Tosi diventa un alleato fidato), abbandona il pacifismo per far fronte ad un interventismo militarista (la Meloni si dice sorpresa, Cuperlo abbandona la sede del PD sbattendo la porta).
Il nuovo PD è in alleanza perenne con il NCD-UDC, con il Partito Federalista e ha fatto numerose leggi assieme a Fratelli d'Italia. L'opposizione è ora rappresentata non più dalla moribonda Lega Nord (sempre più asserragliata nell'estrema destra xenofoba) ma dal Movimento Cinque Stelle (sempre più anti-europeista e in generale anti-tutto) e da Federazione Sinistra, la galassia di formazioni a Sinistra del PD sempre più grossa a seguito delle leggi
"Renzissime".
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Iacopo Maffi obietta:
Secondo me un Renzi davvero forte probabilmente attuerebbe politiche molto diverse su Opere e Wellfare (a oggi ogni volta che ha potuto ha indirizzato le politiche industriali verso il terziario avanzato e l'innovazione piuttosto che verso gli stradoni leghisti, e ha invertito certe tendenza distruttive invalse nei confronti del wellfare -e dico ciò non per appartenenza politica né per adorazione del leader).
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Tommaso Mazzoni non è da meno:
Bisogna che vi scriva una contro-ucronia:
2016
Vittoria del SI al referendum.
2017
Grazie all'insistenza dell'Italia, l'Ungheria ed altri paesi sono obbligati ad accollarsi l'80% del carico di migranti;
Grazie alle misure il Pil aumenta del 1,3%, il Deficit cala, la disoccupazione giovanile e totale idem.
Vengono votate le norme per attuare le disposizioni di principio della costituzione riformata (Referendum Propositivo, Legge per l'elezione dei Senatori, ecc, ecc)
Approvata la legge che lega l'indennità dei parlamentari alle presenze in aula.
In Europa rivisto il Trattato di Maastricht, firmato il ben più ragionevole trattato di Firenze.
In Siria Assad propone una soluzione che garantisce il futuro della sua famiglia e gli consente di rinunciare al potere senza perdere la faccia: la trasformazione della Siria in una Monarchia Parlamentare con lui come Re. Il Commissario Europeo per la Politica Estera Mogherini appoggia la proposta insieme agli Stati Uniti della Signora Clinton.
Al-Baghdadi è catturato dai Peshmerga curdi e deferito al Tribunale dell'Aia dove sarà condannato al carcere a vita senza possibilità di sconti.
2018
Il PD vince con il 43%, ottiene il Premio di Maggioranza e Renzi torna Presidente del Consiglio (l'Italicum è stato modificato
abolendo i capilista bloccati e le candidature multiple);
Prima del voto è stata approvata la legge sui Partiti che obbliga i 5 Stelle a riformare profondamente il Non-Statuto.
I poteri dell'Autorità anti-corruzione vengono rafforzati, Cantone ottiene poteri speciali contro il crimine organizzato; La Regione Calabria è
commissariata. Inizia una lotta alla criminalità organizzata con metodi quasi da Prefetto di Ferro;
il 41 bis viene inasprito.
Lo stupro viene eguagliato all'omicidio, e viene previsto fino a 28 anni senza sconti di pena per gli stupratori.
2019
Terminata la Tav in Val di Susa.
Inaugurato il Ponte sullo Stretto.
Approvata la legge sul nuovo Wellfare che introduce l'assegno d'accompagnamento di disoccupazione, e introduce sistemi misti per garantirsi una pensione.
Coordinamento nazionale del Turismo;
Con la raccolta di fondi privati vengono recuperati ed aperti al pubblico più di 6000 luoghi d'interesse culturale in tutta Italia.
Piano per la Famiglia, investiti su Asili Nidi, assegni per l'infanzia, e sgravi alle famiglie numerose risorse pari a 1.000.000.000 di Euro.
2020
La popolazione riprende a salire.
Piano Energetico Nazionale, abolite le accise.
E poi?
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Diamo ora la parola ad aNoNimo:
E se fosse stato realizzato il canale tra Sicilia e Tunisia illustrato nella figura sottostante? Una grande opera destinata a cambiare il destino dei due continenti; una grande sfida ingegneristica, politica, sociale...
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Passiamo alla proposta di Enrica S.:
Il 12 ottobre 1990, durante una manifestazione elettorale ad Oppenau nel Baden-Württemberg, Wolfgang Schäuble, considerato il delfino di Helmut Kohl, subì un attentato da parte di certo Dieter Kaufmann, malato di mente, il quale gli sparò tre colpi di pistola che lo ferirono gravemente al volto e alla spina dorsale, obbligandolo all'uso della sedia a rotelle. Ma che accade se Schäuble perde la vita in quell'attentato? Come cambieranno le politiche dell'Unione Europea negli anni duemila senza di lui?
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Le risponde Federico Sangalli:
Angela Merkel emerge prima e diventa presidente del suo partito giá nel 1998 quando Gerhard Schroder batte Helmut Kohl dopo 16 anni di governo. Nel 2000 lo scandalo dei finanziamenti illeciti a Kohl e CDU induce infine il partito a scaricare la Merkel, detestata poiché dell'Est, protestante e donna. L'SPD vince nel 2005 (dove perse per un solo punto percentuale) e Schröder rimane al governo fino al 2010 sostituito da Frank Muntfering che batte Edmund Stoiber. Niente austerità ma aiuto alle nazioni in difficoltà. Grecia, Italia e Spagna escono dalla crisi come l'Irlanda. Grillo, Tsipras e Podemos non nascono.
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Un'altra idea di MorteBianca:
Visto che si parla tanto di legge elettorale, ho pensato di proporre un sistema "Quasi Sovietico", nel senso che mantiene l'Organicità, ma non il sistema a Piramide propriamente detto (anche se il titolo è più elegante così).
Le elezioni comunali, regionali e nazionali si tengono nello stesso giorno, e sono la stessa elezione.
Nel giorno delle elezioni la gente vota sia per il proprio Sindaco, sia per il proprio Presidente/Governatore regionale, sia per la Lista politica che nominerà il Presidente del Consiglio. In questo modo non si creano le divisioni fra Nazionali e Locali, dove spesso in città dove ha vinto X poi, alle nazionali, finisce per vincere Y causando imbarazzo per il politico locale, ma anche aspettative a volte false per le prossime elezioni locali per il partito Y.
Gli elettori hanno di fronte, in ogni città, un programma diverso: il loro Sindaco, con le proposte per la città. Il candidato regionale, con i programmi per la regione, ed infine il Presidente. Le coalizioni sono diversificate, quindi in una città due partiti possono viaggiare insieme per ottenere più seggi, in un'altra essere opposti. In certi e rari casi due partiti alleati per il governo possono, in certe città chiave, essere nemici qualora le opinioni su certe questioni ivi importanti siano troppo divertenti (tipo a Taranto su come risolvere una questione d'inquinamento, Berlusconi e Renzi potrebbero essere alleati per le Nazionali ma disgiunti in città per la diversa visione su come risolvere la questione).
L'elezione funziona per cumulo di voti. Quindi tutte le città dove si tiene l'elezione non solo decidono chi sarà il sindaco, ma quelli sono effettivamente anche i voti per decidere chi vince la Regione, quindi chi avrà vinto più voti in Regione diventerà Presidente di quella Regione. Può ironicamente succedere che un Partito non riesca a piazzare neanche un Sindaco ma vince le elezioni perché magari era il primo partito battuto dalla coalizione di due partiti che però, cumulativamente, hanno preso meno/non sono riusciti a coalizzarsi per le Regionali.
Idem per le nazionali: un Partito ironicamente potrebbe piazzare pochissime regioni sotto la propria bandiera ma, se sarà quello con più voti a livello nazionale, vincere comunque. Ovviamente si tratta di casi limite, il caso generale vuole che il Partito che vince più città e Regioni sarà anche il vincitore delle nazionali.
Questo renderebbe il sistema più stabile e la politica meno "periodica", l'instabilità giunge solo per le elezioni e la politica non viene scossa ogni volta che un grosso comune cambia bandiera. La politica non resta più statica della nostra (infati il numero di elezioni è assolutamente uguale, semplicemente avvengono tutte insieme!).
E' un sistema che ricorda quello federale, con la differenza che c'è una sola camera (quella degli Stati) e che la nomina dei governatori locali coincide con quella del governo.
Ovviamente bisognerebbe trovare una soluzione per le diverse durate dei mandati, quindi o renderli uguali (Sindaco, Presidente del Consiglio e della Regione), oppure frantumarli in parti uguali che unite arrivano precisamente alla durata di un altro livello amministrativo (Quindi ad esempio il mandato di un Sindaco dura il doppio di quello di un Presidente del Consiglio, così ci sono due elezioni nazionali, una delle quali sarà "a Piramide" l'altra normale).
Il problema di questo sistema, ovviamente, sarebbe che le crisi di governo rovinerebbero tutta l'idea di stabilità: si rifà tutto ogni volta che un governo crolla? Dopo due secondi alcuni comuni deciderebbero di "bloccarsi", dato che ritengono di avere un consensus ormai stabilizzato e di non dover ripetere le elezioni solo per uno scandalo governativo, magari di un altro partito, e si tornerebbe all'attuale sistema.
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Impossibile non citare questo divertissement di Paolo Maltagliati, scritto il 6 maggio 2012:
Giulio Andreotti (non me ne voglia, dovunque egli sia ora), tra le tante cose che gli attribuiscono, ma non le guerre puniche, come lui stesso disse, ha un segreto. Una strana navicella aliena, caduta sul suolo italiano chissà per quale caso. Il divo non è morto. Era solo molto stanco. E dunque è salito sulla misteriosa astronave, che, rimessa a posto da pochi fidati esperti dell'Asi, è di nuovo in grado di fendere lo spazio cosmico. Dove è andato? Ha viaggiato lungamente nello spazio e nel tempo. E' finito su un lontano pianeta, chiamato hisalrya, poco lontano dalla dimora di un certo n'kata del gormo...
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Ma Lord Wilmore si mostra scettico:
Nonnò, per me non è andata così. Giulio Andreotti ERA un alieno, e precisamente un El-Auriano, della stessa razza di Guinan e del dr. Tolian Soran (vedere "Star Trek: Generazioni"). Vivono in media un migliaio d'anni e sono terribilmente infingardi ed astuti. Dicono solo ciò che a loro conviene, e non rivelano mai agli altri quanto può aiutarli, se a loro non torna comodo. In realtà Andreotti era arrivato sulla Terra all'epoca di Cesare Borgia, del quale era intimo amico, ed ha conosciuto tra l'altro personaggi del calibro di Masaniello, Talleyrand e Metternich. Ora si è semplicemente stufato del nostro pianeta e se n'è tornato sul suo. Dopotutto, lui stesso si considerava un uomo di media statura che però non era esattamente circondato da giganti; dato che ora non solo non sono giganti ma proprio nani (in particolare uno...), effettivamente aveva tutte le ragioni per tornarsene a casa! Caro Giulio, non pensare troppo male di noi, che, per certi aspetti, ti ricordiamo in questo modo. E poi, se pensassi che parliamo male di te, come ci hai insegnato, "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca"...
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Al posto dei Cinque Stelle...
E ora, l'idea di Ainelif:
Il Movimento Cinque Stelle non nasce, o nasce ma non ha il seguito che ha nel nostro Paese. Il suo posto di partito anti-casta viene occupato dal Partito Pirata Italiano. Nato il 16 settembre 2006 e membro fondatore dell'Internazionale dei Partiti Pirata (il primo
ad essere ideato è svedese) e del Partito Pirata Europeo, il suo programma di sinistra prevede un rafforzamento dei diritti civili, maggiori istituti di democrazia liquida, riforma del diritto d'autore e dei brevetti, libertà di circolazione della conoscenza, protezione dei dati personali, maggiore trasparenza, libertà d'espressione e un'educazione libera. Che
succede se vince le elezioni del 2013?
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Gli replica tuttavia Never75:
Se il M5S ha raggiunto un tale successo è stato quasi esclusivamente merito della campagna anti-casta e dalla poca credibilità dei partiti tradizionali. Il partito pirata non è così anti-casta (anche nella versione primigenia svedese) e più che ai diritti del cittadino, alla democrazia diretta ecc. è interessato alle leggi che regolino diritto d'autore e libertà d'espressioni. Principi nobilissimi, per carità, ma un po' di nicchia. Difficile che attecchiscano qui da noi dove i problemi sono ben altri.
Forse in Italia l'unico altro movimento che avrebbe potuto sostituire il M5S è il Movimento Zero di Massimo Fini se anche quest'ultimo si fosse configurato de facto come partito politico. Credo che però, alla lunga, i due partiti-movimenti si sarebbero comunque fusi. Specie dopo la morte di Casaleggio.
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E MorteBianca aggiunge:
Secondo me è molto difficile che il Partito Pirata intercetti il voto del M5S (non avendo la carica anti-casta), ma supponiamo che si allei con qualche partito vincente (il M5S, Bene Comune, una federazione di sinistra) e arrivi al governo nella coalizione vincente stessa. Che succede?
Il Partito Pirata propone il concetto di democrazia liquida, che sostiene la necessità per il popolo di decidere direttamente se cambiare quando e come vuole la forma di governo da democrazia diretta a indiretta per rappresentanza, ed è anche un fautore della E-Democracy. Un esempio di E-Democracy, oltre al votare sul blog di Grillo, è quello del Re-Vote, un proposto software che permette di votare online facendo prima dei "test" sia di cultura legale sia sul testo e il contenuto della legge che si va a votare, più errori si fanno meno il proprio voto conta in percentuale. Alcuni teorici della E-Democracy sono Tecnocrati e sostengono l'esigenza di governi intelligenti.
Il Partito Pirata inoltre richiede la Net Neutrality e la protezione della privacy, con una politica Lasseiz faire verso il web, ma soprattutto la riforma del sistema copyright.
Invece di attendere 70 anni dalla morte dell'autore per rendere quelle cose di pubblico dominio (si possono usare a fini commerciali e non liberamente), si vuole attendere 5 anni (c'è chi dice che ciò danneggerebbe molte società che lucrano anche su open source come GNU). Sono fortemente contrarie ad ogni forma di lobby e ingerenza delle aziende mediatiche per estendere questa durata (come per il Mickey Mouse Act). Il Partito Pirata ha anche difeso il sito di pirateria più famoso al mondo, Pirate Bay.
Ci sono diverse sfumature possibili, da un punto di vista legale, per quanto concerne le leggi del copyright:
1) Anti-Adblock: Adblock è una estensione dei motori di ricerca che permette di bloccare gli ad e la pubblicità. Questo ha generato fortissime discussioni poiché non si è ben capito se ciò non permette a chi hosta le pubblicità di guadagnare o meno, e se questa azione sia etica o meno. Al momento Adblock è ancora perfettamente legale, ma numerosi siti hanno iniziato a prendere misure contro chi visita la pagina possedendo Adblock. Adblock stesso sta cercando di riformarsi introducendo il concetto di "White List", una lista di siti in cui è permessa la pubblicità se limitata, breve, poco molesta e interessante l'utente, ma gli algoritmi sono limitatissimi e si ritiene che per entrare nella lista bisognerà pagare. Questo è il primissimo muro da superare, quello delle pubblicità che permettono di lucrare, che alcuni ritengono di poter saltare finché si sta fruendo di un prodotto in modo legale, dato che non è tutelato da legge il vedere un video su youtube e non sono obbligato a "Vedere pubblicità/ripagare" il sito, e soprattutto lo streaming è perfettamente legale a differenza del downloading. Una metafora è questa "Vedere un film in streaming è come vedere una rapina: se non sei complice non hai fatto nulla". Per questo motivo vedere un video su siti monetizzati come Youtube usando Adblock non è ritenuto reato perché è una forma "Lieve" di Streaming.
2) Metodo SEGA: il metodo più duro, aldilà dell'utilizzo o meno di Adblock. Qua si parla di videogiochi (protetti da copyright), ma non di pirateria bensì di fare video sui giochi stessi e metterli su canali che monetizzano i contenuti. La SEGA e qualche altra azienda hanno una policy tremenda: ritengono che mettere video dei propri videogiochi sia una violazione intollerabile dei loro diritti e fanno chiudere i video e anche i canali se possibile di chi compie questa violazione. Non accettano il concetto di Fair Use (utilizzare materiale protetto da copyright in circostanze limitate ma gratuite e libere)
3) Metodo Nintendo: un metodo più morbido, la Nintendo permette ai video dei propri giochi di rimanere su Youtube, ma toglie la monetizzazione (o meglio, se la prendono loro) ritenendo il lucro cosa loro, ma il mostrare video cosa pubblica.
4) Metodo Free: permette di mostrare a tutto il mondo video (anche lucrandoci) di un gioco, perché tanto il prodotto in sé non viene usufruito.
5) Creative
Commons: una forma intermedia fra Copyright e Open Source, praticamente si tratta di un modo di condividere contenuti "con limitazioni". E' sostenuta dalla Copyleft (la "Sinistra" informatica che sostiene il diritto di condividere gratis certi contenuti a patto che la loro licenza sia uguale anche per le opere derivate.
Si può distinguere una Strong Copyleft (In cui tutte le opere derivate sono soggette allo stesso trattamento) e una Weak Copyleft (Solo alcune), una Full (l'intera opera è soggetta alla licenza) e una Partial (alcune parti sono libere).
5.1) Share alike: il permesso di condividere o fare contenuti identici, a patto che il contenuto stesso non sia alterato né monetizzato, niente opere derivate e bisogna creditare l'autore originale
5.2) Il permesso di rinunciare ad una delle condizioni di sopra, ad esempio condividerlo identico e creditando l'autore, ma monetizzandolo.
5.3) E così via fino ad arrivare alla forma più libera, ossia Share Alike (Il prodotto condivido è anch'esso parte del Creative Commons e sarà utilizzabile come lui ha utilizzato la sua fonte primaria) e creditare l'autore originale, ma per il resto (Modifica, monetizzazione, opere derivate) si è in libertà totale.
5.4) La forma più lieve del Creative Commons: niente share alike, solo attribuzione all'autore originale e si è totalmente liberi.
6) Dominio Pubblico, tutto quello che appartiene a tutti, per tutti, con libertà assoluta nell'utilizzo.
7) Free Software e Open
Source: l'idea di programmi che nascono gratis e liberi di essere condivisi e modificati (letteralmente "Apribili") da chi li utilizza, di cui fanno parte GNU, Linux, Telegram e programmi simili. L'idea si basa sul concetto "Free Source è come Libertà di parola, non birra gratis". Sono dunque programmi che promuovono la propria libera circolazione e modifica, e la libera circolazione di idee, software e la loro possibilità di venire modificati dalla propria utenza, che è incoraggiata a crearne versioni differenti, a modificare ciò che non le piace liberamente e "dissezionare" i programmi per apprenderne le fondamenta. Il Venezuela patrocina il Free Software.
C'è una controversia fra la distinzione fra Open Source e Free Source. Diciamo che Open Source è la più "conservatrice" delle due (la licenza non è garantita come gratis), ma è permessa la modifica del codice sorgente. Free Software (è gratuito, condivisibile e distribuibile ma non è sempre open source. Ci sono numerosi canoni, siti e definizioni diverse per quanto una cosa è "free and Open". Alcuni programmi sono approvati da tutte le definizioni, diventando il massimo mix fra le due, Open and Free Source, è il massimo della legalità amica dello
user.
8) Cultura
Pirata: il concetto di Pirateria rifiuta i diritti d'autore. Il Pirata per sua natura non scarica solo prodotti free o open source ma qualsiasi cosa, e si basa sul concetto di scambio etico ottenuto tramite il Peer to Peer, quando qualcuno scarica permette agli altri di scaricare a loro volta, di conseguenza la pirateria diventa uno sforzo cooperativo.
Il Pirata può o non può, a seconda della propria volontà, modificare il programma in sé (la gran parte si limita a modificare in modo da poterne usufruire
liberamente).
9) Hacker
Culture: il massimo assoluto della libertà informatica, che considera ogni software come libero da ottenersi e aprirsi. Gli Hacker rifiutano ogni concetto di copyright, proprietà intellettuale e chiusura del codice sorgente, sono incoraggiati a rompere le barriere, esplorare, modificare e condividere informazioni. Più qualcosa è chiuso più sono stimolati ad aprirlo e condividere con tutti ciò che vi era nascosto. Gli Hacker sono spesso e volentieri programmatori indipendenti e artisti informatici.
La cultura Hacker ha una propria etica, che sostiene il diritto ad ottenere ogni informazione e l'incoraggiamento ad esplorare e superare i limiti preimposti.
Gli Hacker insomma sostengono la cultura Open and Free Source, diffidano di autorità e diritti d'autore e ritengono che l'informazione possa, voglia e debba essere libera per tutti e trasparente per la libera circolazione di idee e concetti, specialmente in questi ultimi anni in cui tramite informazioni virtuali si possono ottenere oggetti reali (Stampanti 3D) che possono cambiare la vita di molte persone. Vogliono rendere tutta l'informazione (circolante e non) Open and Free Source, decentralizzata, gratuita e disponibile per tutti. Alcuni hacker "buoni" seguono questa etica e fanno ciò che fanno solo per il gusto dell'esplorazione, non ai fini di frode o per violare "altre" leggi, e possono cooperare con i sistemi informatici penetrandoli di proposito per poi riportare il "buco" alla sicurezza, suggerendo come migliorarlo. L'NSA offre lavoro e protezione a numerosi White Hackers. Altri Hacker, detti "Cracker", sono invece anti-etici e ricorrono spesso a virus, programmi di controllo e truffe ai fini di lucro egoistici.
Quanto è possibile realizzare, considerando la grande varietà possibile di comportamenti legali (si pensi alla differenza fra Francia e Svezia nei diritti d'autore)?
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In seguito aNoNimo ha aggiunto quest'altra idea:
Oscar Fulvio Giannino fondò nel 2012 il partito "Fare per Fermare il Declino", un movimento di ispirazione liberale, centrista ed europeista, che si caratterizzava anche per l'intenzione di introdurre il Federalismo, lo stretto Europeismo e la lotta contro la corruzione e lo strapotere a vari livelli amministrativi. Celebre infatti il video "Taci Miserabile" in cui Giannino denuncia un tentativo di minaccia da parte di un rettore universitario contro uno dei suoi sostenitori più attivi. Il video diventa istantaneamente virale, viene condiviso sui social, su Youtube diventa un'aggiunta immancabile in moltissimo montaggi comici e nelle "Youtube Poop".
Il Partito si ritrova improvvisamente ricoperto di enorme notorietà, tutti conoscono Giannino e tutti seguono la sua pagina Facebook, il suo profilo Twitter e i suoi video-conferenza. Giannino riesce a cavalcare bene l'onda mediatica, ottiene una buona copertura giornalistica e radio-televisiva e i sondaggi lo danno in costante ascesa.
Giannino si mantiene per il momento ambiguo nelle posizioni, cercando di raccogliere consensi da un po' tutti i partiti, ma in particolare diventa critico della figura di Silvio Berlusconi, che a suo dire ha "Rovinato la Destra e rovinato il Liberalismo", contrapponendosi a lui. Il colpo di scena avviene con il supporto di Futuro e Libertà per l'Italia di Gianfranco Fini, che gli fornisce la primissima costola dell'ex Partito di Berlusconi. Giannino diventa il nuovo volto dei liberali in Italia, pulito e onesto e senza tanti cavilli ultra-conservatori, disposto al dialogo con la Sinistra. In seguito nel PDL si scatena una faida interna, la fazione più liberale (capeggiata da Alfano) critica la direzione Berlusconiana, mentre i "fedelissimi" capeggiati dalla Meloni sono più conservatori.
Alla fine anche Alfano fuoriesce con i suoi, e annuncia di voler entrare in Fare per Fermare. Alla fine si consuma la faida stessa fra Berlusconiani e Meloniani, i secondi vanno a formare Fratelli d'Italia (di ispirazione conservatrice), Berlusconi rimane solo con Forza Italia, che affida a Marina Berlusconi ridandole quell'aspetto liberale degli inizi, e poco dopo anche Forza Italia (che numericamente conta molto poco) si allea con la coalizione di Fare, che ora è diventata "Liberi di Fare". La Meloni non si dice interessata all'alleanza e inizia ad appellare gli interessi dei conservatori, i nazionalisti e dei cattocon. Giannino invita a discutere anche la Lega per realizzare un piano federalista, riuscendo a convincere Maroni che è necessario abbandonare i propositi Secessionisti in favore dell'Unitarismo federalista. La Lega e il Movimento per le Autonomie e numerosi partiti simili si coalizzano in una Lista Federale, coalizzata a livello del futuro governo con Liberi di Fare.
L'ultima minaccia per il governo di Giannino, ora che ha il supporto di quasi tutto il polo Berlusconiano (senza Casini e Meloni) è però il PD (che marcia compatto con parecchi voti) e il Movimento Cinque Stelle (a cui Bersani fa una corte spietata).
Giannino si affianca alla propaganda giustizialista, anti-ka$ta, coinvolgendo anche l'ancora non-deceduto Italia dei Valori. Grillo viene convinto a proseguire senza pietà la propaganda contro le vecchie Mummie comuniste, Travaglio continua a pubblicare articoli contro d'Alema e Bersani, il Movimento Cinque Stelle può ora ufficializzare le posizioni xenofobe ed autocratiche allineandosi con Giannino. Alle elezioni i tre poli coalizzati (Liberali, Federalisti e Pentastellati) ottengono una maggioranza schiacciante, nonostante Bersani abbia raccolto diversi dissidenti grillini (perduti a seguito dell'alleanza con il centrodestra), tutta la galassia post-comunista e nonostante la Meloni avesse, insieme a Casini, costituito una Lista Conservatrice con diversi fuggitivi della Lega. Il governo Giannino attua numerosissime liberalizzazioni, semplifica e riduce le regolazioni statali e il wellfare, introduce una Flat Tax al 15%. Giannino attua inoltre la riforma Federalista, con 21 (Alto Adige e Valle d'Aosta sono bilingue, la Sicilia e la Lombardia hanno un parlamento autonomo) stati più il Distretto di Roma. Il governo Giannino è sostenuto dall'Europa, dagli Stati Uniti e restituisce credibilità alla destra italiana, e con una solida maggioranza riesce a far passare numerose leggi in senso libertario, è considerato il "Secondo Berlusconi". I problemi cominciano però alle Europee, dove Giannino propone una coalizione pro-Europeista allineata con i Liberali. E' qui che gli vengono incontro Casini e i suoi, ma che i Pentastellati e i Federalisti invece lo spintonano. Alle Europee stravincono i Socialisti (che hanno vissuto di opposizione), i Conservatori e i Federalisti si portano via una grossa fetta di elettorato, il governo è minacciato a seguito di alcune manovre imposte dall'Unione Europea. La caduta di Giannino però avverrà molto più tardi, grazie al trasformismo di numerosi centristi del PD (capeggiati da Matteo Renzi, chiamato da Crozza "Il tassista" perché traghetta ex deputati PD nella maggioranza). In questo contesto si scatena il dibattito sulle Unioni Civili, e qua Giannino ha già perso il sostegno dei Grillini e dei Federalisti una volta, non può rischiare di perdere quello dei centristi e dei conservatori rimasti nella coalizione. Giannino inoltre si oppone strenuamente alle adozioni, cosa che causa attrito con l'ideologia Liberal del Partito. Alla fine contro di lui si scatena una campagna mediatica quando viene rivelato che non ha mai avuto le lauree che millantava di avere. Lo scandalo delle proverbiali Lauree di Giannino demolisce in poche settimane la credibilità del primo ministro, che prima di dimettersi consegna al web un'ultima, ennesima perla in cui chiama l'intero parlamento "un pugno di Miserabili!!". Liberi di Fare a questo punto può elevare come proprio rappresentante un nuovo volto e ricercare gli alleati non più negli euroscettici Fratelli d'Italia, Movimento Cinque Stelle o Partito Federalista, bensì nel Partito Democratico, dove un giovanissimo Matteo Renzi (ammiratore di Giannino) ha rottamato le "vecchie mummie" e ha aperto il partito ad un'ideologia più centrista, moderata e liberale, nonché un ex sostenitore al governo di Giannino stesso. Renzi viene considerato un presidente di passaggio e di compromesso fra PD (nella sua fazione più conservatrice) e Liberi di Fare, che possa attrarre gli ex democristiani più liberali, ma Renzi ben presto dimostra di essere poco incline ai compromessi...
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Sempre aNoNimo ne ha avuta un'altra:
Di solito nelle ucronie scismatiche del Movimento Cinque Stelle si parla di conflitti fra Grillo e la base, o fra Grillo e qualche figura di spicco del Movimento. Ma questa volta ho provato ad immaginare uno scontro fra le altre due punte del partito: Di Maio e Di Battista.
In un momento in cui la figura di Grillo diventa irrilevante per il partito (magari viene esautorato, magari si ritira, magari è in carcere, magari è morto, magari si disillude per il suo stesso partito), i due iniziano a mostrare conflitti ideologici su parecchi temi. Di Battista si mostra favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere, Di Maio contrario. Queste piccole differenze col tempo si ingigantiscono man mano che i due si accorgono di coagulare attorno a sé le due differenti ale (prima indistinte) del partito: quella di Sinistra (Renziani delusi, Socialdemocratici, post-comunisti) e quella di Destra (Berlusconiani delusi, liberali, legalisti, conservatori non xenofobi, nazionalisti moderati). Di Battista inizia a proporre una dialettica di sinistra e fare proprie tutte le battaglie e gli sglogan tipici: diritti dei lavoratori, reddito di cittadinanza, pensioni, wellfare, sanità, diritti civili per gli omosessuali, legalizzazione di droghe leggere ed eutanasia. Nel cercare di rubare più voti possibili al PD e al crescente Si finisce anche per ritrattare sull'Europa, spostandosi sull'asse LEFT in stile Tsipras "Non è che vogliamo lasciare l'Europa, la lasceremo solo qualora questa si dimostri irriformabile", e favorisce l'integrazione dei migranti. Di Maio invece decide di attirare gli elettori di destra: esacerba le posizioni anti-europeiste, si allinea con Putin, Le Pen, Farage, Trump, Assad, Kim Jon Un, l'Iran e la Cina. Riprende le posizioni leghiste sull'affondare i barconi, si lascia andare a frasi xenofobe sui Rom. Il legalismo tipico del Movimento Cinque Stelle viene portato alle conseguenze più forti: lotta contro gli sprechi e l'onestà, lotta all'evasione fiscale e alla criminalità organizzata. Al tempo stesso viene portato avanti un piano economico liberale, con tassazione al 14% per tutti e diminuita pressione fiscale sulle piccole imprese. Di Maio si presenta come il nuovo volto della destra: pulita, severa, forte. Di Battista è il nuovo volto della sinistra: carico, estremo, giovanile.
I due non si risparmiano neanche frecciatine personali ai parenti, alle responsabilità del caso Raggi (con Di Battista che ironizza "Di Maio non si accorgerebbe neanche di un UFO sulla sua casa"), sui ruoli nel partito (con Di Maio che rilancia sprezzante "Io ho servito gli italiani, lui si fa i giri in motocicletta a spese nostre").
I grillini sui social si spaccano. C'è chi sostiene Di Battista, chi Di Maio, chi cerca di ricucire la ferita, chi è nostalgico di Grillo e dice "Quando c'era LUI", chi viene deluso da queste faide interne e si dirige verso altri lidi.
Alla fine si arriva alla spaccatura. Se non sarà una Primaria a decidere il vincitore, probabilmente sarà Di Maio a tenersi il partito (essendo lui il volto politico e parlamentare del Movimento). L'alternativa è che Di Battista faccia a là Renzi, diventando segretario del Partito e scomunicando Di Maio che è in Parlamento.
In ogni caso nascono due partiti opposti, entrambi accomunati dalla lorra alla "casta" ed alla corruzione, ma contrapposti in tutti gli altri ambiti.
Uno entrerà in LEFT, l'altro nei Populisti Europei. Di Maio si allea con Salvini, Meloni e compagnia. Di Battista con Bersani, Vendola e compagnia. Se Renzi non è il leader del PD, è possibile un'alleanza di sinistra con grandi numeri, in caso contrario il conflitto fra i due sarebbe troppo severo per iniziare un'alleanza.
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Così gli ha risposto Federico Sangalli:
Giacché le posizioni dei 5 Stelle sono senz'altro onorevoli, ne sono sicuro, ma purtroppo a me totalmente inconoscibili (nel senso che tra contraddizioni, mancanza di una struttura organica, mancanza di regole e programma definito, assenza di posizioni più o meno gerarchico-decisionali o di qualcuno che abbia il potere di fare qualcosa che non sia l'onnipresente e incandidabile Grillo e la completa penuria di linee guida di carattere ideologico-idealistico o anche solo di una base culturale di riferimento che possa essere usata per comprenderne le future mosse o l'atteggiamento verso le varie questioni per il Movimento rimane un gran punto di domanda) credo che Di Maio incarni la "Destra" nel senso che é il più establishment, il più istituzionale, più Palazzo che Piazza insomma, mentre Di Battista é la "Sinistra" nel senso che é più un capopopolo masaniellano, più folla che salotto, più Piazza che Palazzo quindi. Forse anche per questo mi é parso sempre il più sincero in quella confusa combriccola che sono i M5S. Mi chiedo infine dove finirebbe Fico, leader degli ultraortodossi della prima ora e spesso spostato su posizioni di estrema sinistra. Un piccolo movimento giacobino forse?
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La parola ad Alessio Mammarella:
Finora abbiamo immaginato dei partiti ucronici nell'ambito di qualche nazione immaginaria... ma sempre con ispirazione basata su qualche partito realmente esistente. Ciò che ho provato a fare stavolta, e che vorrei proporre a tutti come gioco ucronico, è inventare un partito con nome/simbolo/programma che sono al 100% originali. Vi andrebbe di proporre il vostro partito "dei sogni" con la vostra personale "agenda"? Questa è la mia proposta, vedetela pure come un esempio per il "gioco"...
Collocazione "geografica":
"Avanti", come si evince dal nome è un partito progressista, quindi si
colloca a sinistra.
Spiegazione del simbolo:
il nome scritto in rosso il colore della passione e dell'energia, che sono
sempre condizione necessaria per ogni cambiamento degno di nota.
Il fondo verde, oltre che fornire il massimo risalto cromatico con la scritta,
richiama anche l'immagine del "semaforo verde" nonché last but not least,
l'interesse per l'imprescindibile questione ambientale. La rosa bianca
stilizzata richiama sia la legalità (rosa bianca simbolo di purezza) sia la
vocazione democratica (la Rosa Bianca è stata una organizzazione antinazista
non-violenta). I colori sono gli stessi della bandiera italiana, ma si tratta di
una coincidenza, non di un effetto cercato.
Programma:
il programma (che non si ispira in alcun modo a quello dei partiti reali, ma
cerca anzi di differenziarsi per originalità) segue una impostazione pragmatica
mirata a risolvere i problemi più urgenti/importanti del paese e far funzionare
meglio i servizi pubblici. Ispirandomi ai tre colori del partito, ho raggruppato
le voci del programma in tre sezioni.
Sezione Verde: Transizione
ecologica
- Potenziamento della capacità di produzione dell'energia con fonti
rinnovabili, anche con il ricorso su scala massiccia all'eolico off-shore.
- Piano straordinario di lotta contro il dissesto idrogeologico e valorizzazione
del legno come risorsa per rilanciare le aree forestali economicamente e ridurre
gli incendi.
- Programma di sostegno al cambiamento per le aziende agricole e zootecniche
messe in difficoltà dai cambiamenti climatici.
Sezione Bianca: Giustizia,
legalità e pace
- Revisione complessiva del codice penale, con distinzione dei reati sulla
base del contenuto violento e della conseguente pericolosità sociale;
progressiva sostituzione del carcere con due tipologie di strutture:
residenziale "senza sbarre" per i detenuti a bassa pericolosità; sanitaria per i
detenuti più pericolosi e bisognosi di lavoro psicologico.
- Unificazione di Polizia di Stato e di parte dell'Arma dei Carabinieri (quella
che svolge compiti da polizia comune) in un corpo unificato e riorganizzato in
modo da eliminare inefficienze e reparti doppi.
- Riduzione numerica dell'Esercito e minori spese militari complessive.
Sezione Rossa: Progresso e
coesione
- Unione Fiscale nell'ambito della UE o quantomeno dell'Eurozona.
- Riforma tributaria, con tassazione più vantaggiosa sui redditi da lavoro e più
severa sulle rendite.
- Impostazione di un sistema di educazione obbligatoria degli adulti mirato ai
disoccupati, con formazione professionale ma anche coaching psicologico e
civico.
Fin qui la mia proposta. Se volete, attendo le vostre.
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E ora, l'ennesima trovata di aNoNimo. Attenzione: è solo un divertissement!
Papa Francesco ha affermato "Prima l'umanità", esprimendosi
dichiaratamente contro il "prima gli Italiani" di Salvini. Non è la prima volta
che i due sono in attrito ideologico (e chi lo nega mente sapendo di mentire),
non è neanche la prima volta che Papa Francesco si espone nel fronte
anti-Salviniano (ricordiamo i selfie con la spilla "Aprite i porti"). Ma è la
primissima volta che il Papa prende in maniera esplicita e alla lettera la frase
del politico di riferimento attuale. Per la cronaca, non era avvenuto con Renzi
ai tempi delle Unioni Civili, né con Berlusconi, né ai tempi del Divorzio si era
mai arrivati a qualcosa di così diretto. Sappiamo anche che Papa Francesco non è
alieno alle scomuniche (ricordiamo i mafiosi). Matteo Salvini fino ad ora poteva
essere un ennesimo politico anti-cristiano come ce ne sono tanti. E un ennesimo
politico anti-cristiano che si proclama cristiano, come ce ne sono pochi. Ma con
la "consacrazione alla Vergine" della sua campagna elettorale, si segna un punto
di rottura importante. Abbiamo un politico che afferma esplicitamente "La
Madonna sta con me". E' una presa di posizione che neanche ai gloriosi tempi
della Guerra Fredda si faceva in modo così spudorato. La Santa Sede e la
Politica Italiana non sono mai state così distanti. Il POQ (Point of Question) è
quest(i)o(n): che succede se Papa Francesco scomunica Salvini? Mi diverto ad
immaginare lo scenario:
E' mattina presto. Papa Francesco fa la sua Messa. Alla fine della quale annuncia "I politici italiani sono da tempo distaccati dai bisogni della popolazione. Questa non è una novità e la Chiesa da sempre lamenta questa presunzione, che peggiora da anni. I valori anti-cristiani e violenti sono ora al comando del paese, e sebbene vi siano elementi genuinamente cristiani e con buone intenzioni, il potere temporale non può e non deve imporsi su quello spirituale. Matteo Salvini si è posto al di sopra della Madre Chiesa, e come un violentatore si è appropriato della santità di Maria madre dei cristiani. Egli non è più in comunione con Roma. E' scomunicato. Preghiamo per la sua fede affinché si ravveda".
I giornali esplodono, letteralmente (alcuni computer esplodono per la quantità di notifiche). I titoli, a seconda della fazione, cambiano. Il Manifesto proclama "Compagno Francesco" dopo averlo criticato appena eletto. Il Giornale e Libero titolano rispettivamente "Perché Bergoglio è Satana" e "10 motivi per cui ateo è meglio". Il Fatto Quotidiano si esprime "Il Vaticano abusivo: inchiesta sui preti pedofili". I blog ultra-conservatori e della destra cattolica fanno ginnastica mentale per cercare di dimostrare che con "è scomunicato" il Papa non intendeva scomunicare formalmente. Due secondi dopo prendono una frase detta al cesso di Pio II come prova inconfutabile del Creazionismo Ex Cathedra. Il Blog "Crocevia" proclama la totale scissione dalla Chiesa Cattolica ed afferma "Siamo gli unici cattolici in Italia".
I politici si esprimono, Mentana ha le occhiaie per la sua diretta continua, tutti dicono la propria. Il grande assente è proprio Salvini, che non si è visto e nessuno riesce a localizzare o fotografare. Tutte le pagine leghiste sono in "No comment". Tutti si chiedono che fine ha fatto Salvini. Di Maio commenta "Fosse il momento di una autocritica". Conte dice "I rapporti tra Vaticano e Roma non sono mai stati così solidi". Il Ministro Fontana viene trovato impiccato nella sua stanza. Pillon invece corre urlando in aramaico antico nudo per le strade di Roma, gli viene diagnosticato un attacco acutissimo di schizofrenia da shock. Adinolfi invece si schiera con il Papa "Ha ragione, Salvini non è stato abbastanza conservatore e non ha reso illegale l'Aborto. Giusta la condanna del Santo Padre". Quando gli viene spiegata la verità, implode in un Buco Nero.
Alla fine il grande assente, Salvini, fa una diretta su Facebook "Un saluto a tutti, mi trovo qui nelle campagne di Urbino, uno dei borghi più belli d'Italia. Ho saputo che i poteri forti ancora una volta sono contro di me. Ma io ho la Madonna dalla mia, triste vedere che qualche massone in Chiesa non ce l'abbia. Bacioni a Papa Francesco, rivedremo gli accordi per la protezione del Vaticano dalle forze terroristiche e daremo un'occhiata allo IOR".
Sotto i commenti di Salvini si scatena il putiferio. Sono tutti con lui.
Una sfilza di grandi cattolici sostiene Salvini internazionalmente: Donald Trump, Vladimir Putin, Erdogan, Kim Jong Un e persino il principe Saudita. La sua live però causa una spaccatura: non è stato speifico quando ha detto "qualche Massone". Alcuni lo interpretano come "il Papa". La Lega chiarisce che Salvini parlava di "Cardinali corrotti", ma Salvini non dice nulla e il dubbio fomenta l'idea. La palla passa a Bergoglio. Salvini si fa vedere a Messa, dove prova a fare la comunione. Il Prete, che ha più volte lanciato occhiate al ministro come a dire "Cazzo ci fai qua?", al momento dell'eucarestia si blocca imbarazzato e dice "Lei non può accostarsi a Cristo". Salvini risponde "Io sono un cattolico credente e praticante, ho diritto a fare la comunione". Il prete risponde "lei è scomunicato". Lo scambio tra i due viene ripreso. Il Prete sdegnosamente dopo un po' si stufa e lascia stare Salvini proseguendo di fronte a lui a distribuire le ostie. Salvini tenta di disturbare il prete ulteriormente, poi si allontana vociando.
Salvini fa sapere "La politica è entrata ufficialmente nella Religione. Questi preti comunisti pagati da Soros non la passeranno liscia. Da questo momento è istituito un numero verde. Se il vostro prete fa politica potete denunciarlo al Ministero dell'Interno e faremo degli accertamenti. Viene votata una legge che "vieta ai preti di fare proselitismo in materia di Immigrazione, giudizio sulle cariche alte dello stato e sulla condotta morale dei politici". La norma ovviamente non passa. Ma Salvini dice che intende mettere la fiducia. I Grillini, che sanno di essere condannati in caso di eventuali elezioni, la appoggiano con un margine ristretto.
Bergoglio proclama ufficialmente, quando viene diffuso il video di Salvini che prende la comunione ad una messa non regolare "Chi offre una falsa comunione, è a sua volta scomunicato. Il partito pagano noto come Lega Nord ha cercato di mettere il bavaglio alla Chiesa su cosa dire e cosa non dire. E' in atto un Non Expedit ufficiale."
Viene chiarito: votare Lega è peccato mortale. I Deputati leghisti e sindaci, a meno che non si proclamino dissidenti, devono farsi assolvere da un Vescovo. Salvini è scomunicato.
Salvini urla in live: "Il governo andrà avanti per la sua strada, l'Italia è un paese cattolico e questo anti-papa non ci rappresenta. La Chiesa dovrà pagare tasse speciali e i preti che fanno politica saranno multati".
La situazione continua a peggiorare. Si formano piccole chiese "Autoctone" che chiedono l'ammissione ai concili ortodossi, i quali cautamente rifiutano. La maggior parte dei cattolici ovviamente non fa scisma. Ed anzi, condanna la Lega che è in minoranza. Eppure anche i cattolici leghisti iniziano a dare segno di cedimento: Salvini è dato al 25% e in calo. La Meloni inizia a fare proselitismo "Fratelli d'Italia nuovo polo per il cattolicesimo conservatore. Il Papa ha esagerato ma Salvini gli sta dando ragione". Cerchiobottismo puro. Berlusconi dice "Cribbio, io sono favorevole alle sacerdotesse, spero non mi scomunichi!".
Zingaretti commenta: "Fono forprefo che Falvini non capifca che il fuo populifmo kfenofobo è antitetico al criftianefimo. La focialdemocrafia è l'unica vera efpreffione politica del criftianefimo autentico. Vi prego non fatemi dire altre eFFe". Di Maio fa votare sulla piattaforma Online "Dobbiamo sostenere il nostro amato alleato Salvini o essere ignobili papisti di m@@@@?". La rete stavolta non si fa raggirare dal tono neutralissimo dei referendum online e, prendendo la cosa a scherzo, stravince la seconda. Grillo annulla il voto online e detta linea.
Salvini prepara una serie di leggi anti-clericali. Non mette tutto (togliere il crocifisso dalle scuole) perché non vuole perdere il suo elettorato più crudo e puro, che non è esattamente lì lì con Charles Darwin. Ma prende un po' di roba da sinistra. La legge più eclatante è il modello cinese: La CEI deve giurare di non esprimersi su alcuna legge politica (direttamente o meno) e deve giurare fedeltà al presidente della repubblica e la costituzione. La legge sta per venire discussa. Palla a Bergoglio.
Papa Francesco tranquillizza gli animi: Non ci sarà una scomunica per i politici che votano a favore della legge. Afferma di pregare per l'anima di Salvini, verso il quale pronuncia Anatema. La cosa, sorprendentemente, gli è favorevole. La Legge non passa, i politici non si sentono "Minacciati" dal clericalismo e si sentono dunque liberi di votare di testa. Crolla il governo. Salvini è al 13%, peggio di Renzi e Di Maio ai rispettivi picchi di insuccesso.
Salvini dice in Live "E basta con le solite filastrocche: I diamanti in Tanzania, le lauree in Albania, i soldi della camorra, la morte di Saviano, la scomunica, gli insulti ai terroni. Sì, Salvini ha fatto degli errori, e allora? Sono pronto a cambiare". Salvini fa percorsi di penitenza, viene ripreso a pregare il rosario. La Meloni intanto è sorniona "Noi siamo in piena compatibilità con la Santa Sede, a cui chiediamo toni meno duri". La Meloni è al 20%.
Salvini viene in pellegrinaggio a piedi nudi fino a Roma. Qui cerca di ottenere una visita da Papa Francesco, il quale si rifiuta di vederlo perché "Deve pregare". Su consiglio degli esperti di marketing, Salvini dice "Non smetterò di rimanere inginocchiato qui fuori fino a quando non vedrò il Santo Padre".
Francesco, ben memore dei bei tempi, lo fa rimanere fuori al freddo due giorni e due notti. Poi lo accoglie.
Salvini, stremato ed esausto, può entrare. Si inginocchia chiedendo il perdono per i suoi peccati. Papa Francesco lo confessa di persona. La confessione dura UN'ORA. Salvini esce paonazzo e Francesco ha un sorrisetto sulla faccia che i giornali non mancano di identificare. Salvini annuncia pubblicamente: "La Lega Nord donerà spontaneamente 49 milioni alla Chiesa Cattolica. Io personalmente espierò i miei peccati andando in Nigeria, a prendermi cura dei meno bisognosi". Vittorio Feltri è ricoverato d'urgenza. Il suo fegato è di dimensioni sovraumane ed è letteralmente in combustione spontanea. Tutto torna come prima: la Lega al 4% che riprende a parlare di autonomia leghista e paganesimo, Salvini fuori da posizioni di potere, Berlusconi al comando reale della destra, il Movimento Cinque Stelle che cerca di riprendersi. L'opinione pubblica su Papa Francesco, dopo l'iniziale dubbio, cresce di mese in mese dopo questo evento. Marco Damilano dice "E' sorprendente che tutti i politici, tutti i giornalisti e tutte le istituzioni italiane e non si siano opposte a Salvini senza riuscirci, e alla fine l'unico che ce l'ha fatta è stato il Papa. Forse siamo davvero ancora al conflitto tra Guelfi e Ghibellini". Scalfari commenta "Malgrado tutto, la guida cattolica del paese si è manifestata nei momenti di maggiore dubbio ideologico. Era dai tempi del fascismo che l'Italia non sentiva un chiaro impegno politico della Chiesa. Papa Francesco sarà sicuramente ricordato come l'uomo più potente del ventunesimo secolo. Sto per avere un infarto, aiutatemi".
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Questo è il parere in proposito di Alessio Mammarrella:
Lo dico apertamente, è sempre stato il mio pensiero, l'opinione pubblica italiana è malata e la sua malattia deriva da un trauma mai superato, quello di Tangentopoli. Una parte rilevante degli italiani pensa che i politici siano mediocri dal punto di vista dello spessore intellettuale (anche se si tratta per la maggior parte di avvocati, medici, professori...a rappresentare un popolo dove tutto sommato ci sono molti meno diplomati e laureati rispetto alla media europea). Soprattutto, buona parte degli italiani pensa che i politici siano personaggi immorali, antropologicamente portati verso il clientelismo e la corruzione. Questo è un pensiero micidiale, tossico come quello della ragazzina anoressica che si vede sempre grassa.
In particolare, questa ossessione per il malcostume politico inibisce l'innovazione. Se si pensa che i politici siano in malafede, che le leggi che votano servono solo a favorire qualche lobby, che le riforme sono sempre e soltanto un modo per aumentare il loro potere a svantaggio dei cittadini... allora non ci può essere alcuna innovazione. Perlomeno non può esserci da parte dei partiti "mainstream" che prediligono riforme minime, quasi finte (soprattutto per assecondare, talvolta solo in apparenza, le necessità di armonizzazione normativa e burocratica a livello comunitario) in modo da non suscitare eccessive resistenze/proteste. D'altra parte, gli estemporanei tentativi di effettuare riforme più incisive sono sempre finiti malissimo. Vedi per esempio il tentativo di accorpare le province da parte di Mario Monti. Il senatore a vita, approdato a Palazzo Chigi in odore di santità, si trovò ben presto nella palude, tra livornesi e pisani disposti alla guerra civile pur di non essere accorpati e politici locali che continuavano imperterriti a proporre di istituirne di nuove, di Province. Sappiamo tutti com'è finita, e come possiamo pensare che un qualsiasi normale governo politico, intrappolato nella logica calcistica del bipolarismo, possa riuscire a fare le riforme che hanno fatto disperare perfino dei commissari straordinari come Monti e Draghi, ai quali teoricamente nessuno poteva dire di no?
E qui arriviamo finalmente (scusate la
lunga premessa) ai movimenti populisti, la vecchia Lega di Bossi, l'Italia dei
Valori di Di Pietro, la nuova Lega di Salvini e il Movimento Cinque Stelle. In
un paese "normale" a proporre le innovazioni sono i partiti mainstream, ma
siccome in Italia, come abbiamo visto, ciò non è possibile, le speranze di
cambiamento e di innovazione si sono associate all'antipolitica. I cittadini
diffidano delle proposte di riforma dei partiti tradizionali ma si fidano di chi
si dimostra più vicino a loro, più "verace" nei toni, più onesto e anzi
inferocito contro i disonesti. Venticinque anni fa, i populisti del nord
seguivano il messaggio federalista (e, per qualche anno, indipendentista) di
Bossi. Un federalismo che nessuno aveva avuto il coraggio di proporre prima,
spinto dal carburante dell'idiosincrasia verso i "terun" e verso i democristiani
di "Roma ladrona". Altri populisti, prevalentemente del centro-sud, accolsero
invece il messaggio giustizialista di Di Pietro, che sentivano, per il modo
schietto e sanguigno di esprimersi, uno di loro. Trasparenza e lotta alla
corruzione nel nome della lotta contro Berlusconi. Non solo una persona, ma
l'emblema dell'imprenditore del nord, spregiudicato, presuntuoso, volgarmente
ricco.
Però i movimenti populisti possono morire, e quei due movimenti di prima
generazione morirono. La Lega di Bossi si sgonfiò come un palloncino quando,
abbandonata la fase indipendentista, Bossi si dimostrò ormai addomesticato da
Berlusconi (fissandosi solo su battaglie assurde, come quelle di decentrare a
nord gli uffici di alcuni ministeri, solo per coprire l'imborghesimento della
Lega, ormai ancillare al PdL). L'Italia dei Valori scomparve del nulla quando,
come per un'assurda legge del contrappasso, Di Pietro inciampò in problemi di
carattere giudiziario.
Quella di Bossi e Di Pietro è una storia che Salvini e Grillo forse hanno studiato. Salvini potrebbe aver concluso che un movimento populista non può tradire tale vocazione ed è per questo rifondando la Lega (quella precedente ha solo il nome e la collocazione geografica) ha scelto di restare populista. Oggi, anche se il partito ha perso consensi rispetto ai giorni migliori (fu comunque Salvini stesso a portarlo dal 3 a oltre il 15%) ha un'identità ben precisa, ha i suoi elettori affezionati, ha una funzione nello scenario politico. Grillo invece ha studiato l'esperienza del suo "predecessore" nel populismo di sinistra. Mentre Di Pietro commise l'errore di non votare la fiducia al governo Monti, cosa che lo lasciò pericolosamente solo, Grillo, alla prima avvisaglia di problemi giudiziari per la sua famiglia, si è precipitato da casa sua a Roma per incontrare Draghi e assicurare l'adesione del Movimento al nascente esecutivo.
Penso che con quella mossa Grillo abbia salvato sé stesso ma messo nei guai il suo partito (che, con la quantità di voti presi e la conseguente rappresentanza parlamentare, non poteva più essere paragonato all'Italia dei Valori. Ma perché dico che il Governo Draghi è costato caro al Movimento Cinque Stelle, e non magari i governi Conte I e II? Perché il punto non è tanto partecipare a un governo, appoggiarlo dall'esterno oppure restare all'opposizione. Il punto è come si partecipa. I primi due governi ai quali il Movimento ha partecipato, quello giallo-verde e quello giallo-rosso, sono stati governi del Movimento, non perché li guidava Conte (specialmente all'esordio, Conte era più un tecnico prestato al Movimento che un vero e proprio attivista) ma perchè l'agenda di Governo era scritta dal Movimento stesso attingendo al programma elettorale. Non integralmente, d'accordo, accogliendo punti del programma di altre forze politiche, d'accordo: questi sono gli inevitabili compromessi dei governi di coalizione, ma i sostenitori questo potevano capirlo. Il problema con il Governo Draghi invece è stato che l'agenda di Governo era data da quest'ultimo, e il Movimento partecipava a quell'esecutivo solo per una ragione disonorevolmente difensiva: assicurarsi che il nuovo esecutivo non smantellasse completamente tutte le cose che il Movimento aveva tentato di realizzare più o meno bene nel corso di quella legislatura. Questa mossa ha fatto perdere al movimento consensi (buona parte degli elettori ha pensato che i pentastellati fossero semplicemente "attaccati alla poltrona" anche perché timorosi di non essere rieletti in caso di fine anticipata della legislatura) nonché pezzi in Parlamento. Se Conte ha potuto riorganizzare il Movimento a sua immagine e somiglianza, è anche perché l'organico si è indebolito ed impoverito di idee.
Quindi sì, il Movimento Cinque Stelle di Grillo è finito così come è finita la Lega di Bossi. Può ancora esserci un Movimento Cinque Stelle di Conte, visto che quest'ultimo sembra essere ormai una guida priva di credibili concorrenti interni, ma bisogna capire come sarà. Il 5%, fosse il peso del partito a livello nazionale, non sarebbe tale da renderlo una forza maggioritaria, ma sarebbe comunque interessante. Non dimentichiamoci del Partito Radicale. Il simbolo del Partito Radicale non figura più alle elezioni da molti anni, i suoi esponenti si presentano di solito all'interno di qualche aggregazione che ottiene poco o nulla in termini di voti (Rosa nel Pugno, +Europa ecc...) eppure ha una capacità incredibile di influenzare l'agenda politica italiana. Si parla di eutanasia quando i radicali vogliono parlare di eutanasia, si parla di carceri quando i radicali vogliono parlare di carceri. Considerando questo, anche solo un 5% sarebbe ben più che sufficiente per continuare a recitare un ruolo politico di primo piano. Solo che ci vogliono delle idee chiare.
Detto questo, c'è un legame tra il futuro
del Movimento Cinque Stelle e l'astensionismo? Beh certamente sì, considerando
che gli astensionisti di solito sono polemici verso il sistema politico in
generale, quindi un astensionista se decide di andare a votare non lo fa per
votare un partito mainstream, folgorato sulla via di Damasco, ma lo fa comunque
per votare una forza populista. Solo che una forza populista, per attrarre nuovi
elettori non può soltanto coltivare l'indignazione, ma deve anche avere il
coraggio di fare proposte originali.
Questa però non è la mia ricetta. Io penso, come dicevo all'inizio, che
l'opinione pubblica italiana sia malata, che debba guarire, e che debbano essere
quindi i partiti mainstream a fare proposte innovative e coraggiose. I
cittadini, superati i pregiudizi e le fobie, capiranno e sapranno premiarli.
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Paolo Maltagliati gli obietta:
Vanno dette due cose che non collimano del tutto con la genesi specifica di questa malattia:
1) la media dei votanti italiani fu molto più alta rispetto a quella degli altri paesi europei, anche molto dopo Tangentopoli. Si è allineata, fino a scendere a volte sotto tale media, solo nelle elezioni politiche più recenti.
2) intere generazioni di nuovi aventi diritto al voto non sanno nemmeno cosa sia tangentopoli. Anzi, è lecito suppore che l'astensionismo è aumentato in proporzione al sostanziale aumento dell'ignoranza o quantomeno dimenticanza dei principali eventi della recente storia politica italiana. Curiosamente l'incisività dell'astensione ha subito una accelerata in concomitanza con il fatto che il partito principale di destra non sia più Forza Italia. Forse sussiste un collegamento, ma lascio ad altri il comprendere di che tipo sia.
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Allora Alessio precisa:
A mio avviso la malattia principale ha determinato l'anomalia della politica italiana, l'esistenza dei partiti populisti, Lega e Cinque Stelle, che non dovrebbero esistere. Nel senso che non dovrebbe avere successo un partito che arruola dei professori universitari di provincia che propongono di uscire dall'euro, che chiede il diritto alla pistola libera, che si vanta di aver sottoscritto un patto con Russia Unita. Analogamente non dovrebbe avere successo un partito che impone di sottoporre i parlamentari a vincolo di mandato o altre cose proposte al tempo di Grillo (oggi come oggi, molte di quelle proposte sono state accantonate e il programma è ridotto a una copia di quello di AVS... infatti il Movimento sta sparendo, e l'astensione è aumentata). In un paese normale, PD e Forza Italia avrebbero il doppio dei voti di oggi. Questo però non può accadere perché molti elettori sono troppo sfiduciati e arrabbiati. Una cosa che sostengono spesso i politici nostrani, "recuperare voti dell'astensione", non è realmente possibile. L'elettore che ti dice "Stellantis deve essere espropriata!" come lo recuperi? Lo recupererà un partito populista se proporrà qualcosa del genere. Quindi nel breve periodo l'astensione si ridurrà se Conte e Salvini si inventano qualcosa per rilanciare i rispettivi movimenti. Ma per rendere l'Italia un paese normale occorre che la mentalità verso la politica cambi. Perché se l'idea normale continua a essere che i politici sono ignoranti, corrotti, non meritevoli di fiducia, dove vogliamo andare? I politici sono persone, possono sbagliare ed avere dei difetti, ma l'unico modo per far funzionare una democrazia è dare loro un minimo di fiducia.
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Diamo ora la parola a Generalissimus, che ha tradotto per noi questa ucronia:
Tre mondi che non ce l'hanno fatta
Chiunque sia minimamente
interessato alla storia o al passato ad un certo punto ha pensato a come sarebbe
il mondo oggi se un dato evento fosse andato diversamente.
La storia alternativa ha una formula semplice: cambi un certo evento in un certo
momento e lei, signore, otterrà uno scenario e/o un video potenzialmente
divertente, la varietà degli argomenti è senza limiti.
No, davvero, è così, l'unico problema è a quante persone importeranno.
Alcuni argomenti storici saranno sempre più popolari di altri, tutti sanno cos'è
una Seconda Guerra Mondiale o una Guerra di Secessione americana… Persino Becky.
Ecco perché ad inizio anni 2000 History Channel mandava in onda così tanti
programmi su Hitler: tutti sapevano chi era Hitler, così otteneva grandi
ascolti, ma a volte a me non va solo di parlare di Hitler, voglio fare teorie
sulle parti meno note della storia.
Nel 2017 avevo tante idee che volevo sviluppare, ma o erano troppo specifiche
per il pubblico generale o lo scenario era piuttosto insipido, però, un po' come
quella pizza vecchia di una settimana nel vostro frigo, non volevo neanche che
andassero sprecate.
Questo video è in pratica una raccolta di argomenti coi quali non avevo idea di
cosa fare… Perché sappiamo entrambi che altrimenti non ci avresti cliccato
sopra, Becky! E quindi li condividerò tutti con voi ora.
Ogni scenario sarà diverso dal precedente.
Partiamo:
1) E se
il progetto Atlantropa venisse realizzato?
L'uomo ha sempre avuto il
coraggio di navigare i mari e scoprire nuove terre da poter sfruttare, ma nel
20° secolo divenne difficile trovare nuove terre.
Ma col miracolo dell'ingegneria moderna possiamo ottenere nuove terre e per
dieci anni questo è stato il sogno del progetto Atlantropa, una moderna
meraviglia tecnologica per il futuro dell'Europa: piazzando alcune dighe, l'uomo
può prosciugare il mare, facendo emergere centinaia di chilometri quadrati di
coste.
Progetto Atlantropa: prendiamoci il nostro futuro! C'era una volta il sogno di
un singolo uomo, un architetto di nome Herman Sörgel.
Negli anni '20 immaginò un progetto gigantesco che se avesse avuto successo
avrebbe trasformato il volto dell'Europa.
Aveva escogitato un piano audace ma allo stesso tempo ridicolo che pensava
avrebbe portato pace e stabilità ad un continente che di recente aveva perso
milioni di vite a causa della guerra, e lo avrebbe fatto costruendo le dighe più
grandi mai progettate alle estremità del suo mare, controllando il flusso
d'acqua nel Mediterraneo.
Da qui, con un processo che sarebbe durato 150 anni, il mare sarebbe lentamente
evaporato e sostituito dalla terraferma.
Sarebbe nato un nuovo continente: Atlantropa, una nuova terra composta da
migliaia di chilometri quadrati di territorio un tempo sommerso, che sarebbe
dovuta essere abitata e coltivata dagli Europei.
Le dighe che avrebbero dovuto tenere lontane l'oceano sarebbero state centrali
idroelettriche che avrebbero generato abbastanza energia da alimentare l'intero
continente con energia rinnovabile gratuita.
Ovviamente niente di tutto questo accadde davvero, era semplicemente un progetto
troppo grande con troppe incognite, comunque è un'idea troppo affascinante e
strana, perciò immaginiamo una TL dove Atlantropa viene creata davvero:
Atlantropa era un'idea adatta ad un mondo utopistico che esisteva solo nella
mente di Sörgel e non rifletteva la realtà.
Sörgel pensava in termini di grande architettura e grossi progetti, Atlantropa
nella realtà non sarebbe mai potuta esistere.
Le utopie non sono mondi reali, sono fantasie impossibili, perciò sarebbe stato
un progetto impossibile.
Se Atlantropa esistesse, dobbiamo immaginare un mondo alternativo utopico ma
impossibile nato dalla visione di Sörgel, ignorando le politiche e i difetti
della sua epoca storica.
Tutti i problemi ingegneristici e scientifici che Atlantropa affronterebbe
vengono risolti magicamente.
Tutto quello che conta è la realtà dopo la creazione del suo progetto: che mondo
esisterebbe dopo? Sono degli anni '30 alternativi, la Grande Depressione è al
suo massimo, la disoccupazione è alle stelle e per qualche inspiegabile motivo
l'interesse pubblico è tutto innaturalmente catturato dall'idea di Sörgel.
Atlantropa cattura l'immaginazione occidentale: energia gratis, milioni di posti
di lavoro, e nuove terre da colonizzare! È la luce in fondo al tunnel in
un'epoca oscura, ed è... Stranamente pacifica.
Dopo dieci anni di costruzione, non c'è un'altra guerra globale, se ci fosse la
cooperazione europea finirebbe e Atlantropa non verrebbe mai costruita.
Perché il piano funzioni, le ambizioni della Germania devono spostarsi altrove e
non ci deve essere alcuna guerra, non sto dicendo che è possibile, sto solo
dicendo che è... Utopistico.
Quello dell'utopia è uno strano concetto, la definizione di mondo perfetto è
soggettiva, può cambiare da persona a persona, e Atlantropa era l'utopia di
Herman Sörgel.
Era una società fatta di cultura, tecnologia e politica, e la sua esistenza
richiedeva la pace in Europa ed energia gratuita per tutti, ma richiedeva anche
un mondo di imperialismo continuo.
Intere popolazioni sarebbero dovute essere distrutte, in Africa centrale vengono
creati tre nuovi mari usando le acque del Mediterraneo.
Il clima dell'Africa avrebbe dovuto essere cambiato per permettere future
colonizzazioni.
Perché Atlantropa sopravviva deve sopravvivere anche la mentalità che l'ha
creata, l'imperialismo del 19° secolo, ma questa è l'utopia di Herman Sörgel, il
suo mondo perfetto.
Verso la fine del 20° secolo le dighe vengono completate e l'acqua inizia a
ritirarsi mentre il mare evapora, ma c'è un problema importante: la nuova terra
non è sfruttabile come si sperava, non è fertile ed è completamente inutile.
Invece di una terra da colonizzare e fertilizzare il mare ha lasciato un'enorme
pianura alcalina.
Spiegato in parole povere è tutto arido, l'Atlantropa di Sörgel non ha salvato
l'Europa come egli sperava, bensì l'ha condannata.
Il clima sta diventando sempre più caldo senza l'acqua a regolarlo e qualsiasi
colonizzazione del nordafrica non si verifica mai.
Tutto quello che ha fatto Atlantropa è portare il Sahara più vicino all'Europa,
mentre i popoli tribali cercano di rimanere vicino alla costa sempre più esigua.
Alla fine il mare scompare del tutto e non viene sostituito da un continente
fertile, ma da un deserto coperto di sale completamente inospitale.
Nel 21° secolo posti come l'Italia, i Balcani, la Grecia e la Spagna cominciano
a collassare, il clima secco cambia i territori fino a farli diventare
irriconoscibili e secoli dopo la fine del progetto Atlantropa la maggior parte
della regione viene abbandonata, milioni di persone sono fuggiti con un esodo di
massa a nord o verso le Americhe.
Sarebbe un disastro umanitario e se la situazione fosse abbastanza disperata
molti fuggirebbero addirittura in Africa.
Se il progetto dei laghi avesse successo allora con un'Europa meridionale
diventata inospitale molti Europei inizierebbero a chiamare casa l'Africa
centrale.
Negli anni '20 Venezia veniva considerata un faro culturale, ma aveva bisogno
del mare per esistere, perciò Sörgel avrebbe costruito una gigantesca diga a 50
Km da essa per far sì che il mare non abbandonasse Venezia.
Sarebbe l'unica acqua rimasta nel bacino e sarebbe un'idea interessante, visto
che la città si troverebbe nel mezzo di un deserto.
Sarebbe la fine del mondo? No, ma è comunque la fine dell'Europa, almeno come la
conosciamo noi.
Se l'Europa sopravvivrà, sarà piccola, arida e affronterà enormi conflitti
continui, i gruppi che prima lavoravano insieme ora sono in competizione per
quello che è rimasto.
Non ho mai sviluppato questo video perché ci sono troppe presupposizioni da
fare, non è affatto un normale scenario, perché ci si deve affidare a troppi
cambiamenti, è più una cosa da romanzo.
Non è basato al 100% sulla realtà, perché Atlantropa non è basata sulla realtà,
ed è per questo che non l'ho mai sviluppato.
Penso che sia un buon esempio di società che proprio come Icaro è volata troppo
vicino al Sole.
2) E se
esistesse il Deseret Mormone?
Mormoni! Esistono! E oggi
l'opinione generale sui Mormoni è... Che esistono! Ed è OK! Ma negli anni '50
dell'800 l'opinione su di loro era molto diversa, i Mormoni venivano disprezzati
per le loro opinioni e il sentimento era reciproco.
Essi pensarono che la soluzione migliore era spostarsi verso ovest, lontano
dalla gente che non era affatto contenta di quella cosa della poligamia.
Quel viaggio venne guidato dal cosiddetto "Mosè americano", Brigham Young, verso
quello che oggi è lo Utah.
Fu lì che egli immaginò il Deseret, un enorme stato che egli pensava avrebbe
compreso gran parte del West, ma questo ovviamente non avvenne mai.
Gli Stati Uniti non volevano che i Mormoni fossero in possesso di così tanta
terra preziosa, ma l'idea di un superstato Mormone è rimasta un concetto
popolare nei circoli di storia alternativa.
Ci si immagina spesso questa teocrazia Mormone nel deserto dove i Mormoni
impongono la loro religione su un vasto territorio e operano in maniera
completamente indipendente dagli Stati Uniti, perciò, e se lo Stato di Deseret
esistesse davvero in una TL alternativa? Diciamo che sono degli anni '50
dell'800 alternativi e che la proposta per uno Stato di Deseret indipendente
ottiene il sì del Congresso.
Come? Non chiedetelo a me! Tutto quello che conta è che il Deseret esiste, ed è
così grande che San Diego e Denver sono nello stesso stato.
Dato che leggo un sacco di ucronie, vengo spesso influenzato da questi concetti,
e quando ho immaginato per la prima volta questo scenario ho pensato ad un
enorme stato religioso dominato dalla Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni.
Sarebbe una teocrazia, con leggi create per imporre la dottrina Mormone, e la
sua stessa natura sarebbe in contrasto con gli Stati Uniti, ma dopo aver letto
la proposta per uno stato americano di Deseret (esatto, il Deseret voleva essere
uno stato degli USA, non indipendente), posso dire che lo scenario alternativo è
molto, molto diverso.
Proprio nel testo, la costituzione del Deseret dichiara che deve esserci una
separazione fra stato e Chiesa e che la gente avrebbe dovuto avere libertà di
culto.
Ah... Beh, questa non sembra affatto una teocrazia Mormone... Infatti, nella
realtà il Deseret non poteva essere affatto un grande stato teocratico se voleva
essere un vero stato.
In alcune ucronie è semplicemente un grosso stato dell'unione leggermente
influenzato dal Mormonismo, ma noi abbiamo già qualcosa del genere, si chiama
Utah! Se questo scenario alternativo si realizzasse, il Deseret non sarebbe
altro che un enorme Utah.
Questo ovviamente non significa che non cambi nulla, se uno stato possedesse
tutto quello che c'è tra San Diego e Denver sarebbe molto influente.
Il Deseret sarebbe uno degli stati più ricchi dell'Unione, grazie all'accesso ai
minerali del Nevada, dello Utah e del Colorado, alla sua estensione territoriale
e al gran numero di sentieri e ferrovie diretti verso ovest.
Non ci sarebbe Las Vegas, dato che nello Utah il gioco d'azzardo è illegale, e
potete tranquillamente immaginare che il Deseret avrà tutte le leggi strane che
sono in vigore nello Utah.
Penso che possiate capire perché questo non è diventato un video completo: per
me questa realtà alternativa è troppo banale, sarebbe un grosso stato, ma dato
che dovrebbe rispettare le leggi della Costituzione non sarebbe nient'altro! E
sarebbe piuttosto noioso.
Il Deseret avrebbe qualche caratteristica Mormone, ma, come i loro tagli di
capelli, sarebbe piuttosto insulso.
3) E se
l'Etiopia fosse un grande impero?
Alcuni anni fa dissi per caso
"Dovrei fare uno scenario sull'Impero d'Etiopia, e se si industrializzasse nel
19° secolo più o meno come il Giappone?" Voi non me lo avete mai fatto
dimenticare e io da allora me ne sono pentito... Ma cosa significa
industrializzato? Significa che nell'800 l'Etiopia dovrebbe modernizzare la sua
società e dovrebbe avere cose come treni e fognature, elettricità, e creare
delle forze armate moderne con armi che rivaleggerebbero con quelle europee.
Ma che cos'era l'Impero d'Etiopia? L'Etiopia visse per migliaia di anni sul
Corno d'Africa come regno solitario, adottò il Cristianesimo molto prima di Roma
e fu unico per le sue interazioni col Medio Oriente e l'Africa subsahariana.
Fu una delle sole due nazioni africane che rimase indipendente dall'imperialismo
europeo e fu l'unico regno a respingere l'invasione di un paese europeo.
Se qualcuno in Africa aveva la possibilità di diventare una potenza industriale,
questa era l'Etiopia.
Il motivo del perché non ho parlato di questa idea per anni... È che non ho idea
di come approcciarmi allo scenario.
Un'Etiopia industrializzata è come un leone in gabbia: non importa quanto sia
forte, le potenze che la circondano la terranno sempre a bada.
Se l'Etiopia avrà un grande esercito, gli imperi che la circondano riusciranno
sempre a radunarne uno più grande; se l'Etiopia avrà un'aeronautica gli Inglesi
o gli Italiani riusciranno sempre a schierarne una più grande.
Il Giappone è l'esempio migliore per lo scenario: il Giappone passò dall'essere
uno stato isolazionista a una moderna potenza navale nell'arco di un secolo, una
cosa davvero impressionante, ma in un conflitto con gli Stati Uniti perse
immediatamente quella marina e si risolse a tattiche di guerriglia suicide senza
ricavarne niente.
Alla fine della fiera il partire in vantaggio, un'economia più forte e una
migliore tecnologia riescono sempre a farti vincere.
Perciò far crescere l'impero con la forza non sarebbe un'opzione, un'Etiopia
industrializzata dovrebbe essere una nazione sulla difensiva.
Le uniche guerre che combatterebbe mai sarebbero per difendersi, e se ciò
accadesse l'Etiopia perderebbe comunque.
Ora, il motivo per cui non ho mai voluto sviluppare questo scenario... È che è
semplicemente deprimente! Nessuno vuole sentire dell'Etiopia che perde! E
quindi, che dire della società etiope una volta industrializzata? Una
rivoluzione industriale in un paese lo cambia dalle fondamenta.
Possiamo vedere il cambiamento societario quando vengono introdotte le macchine,
perché queste cambiano tutto, dai lavori, ai trasporti, all'educazione e agli
standard di vita.
Capire come l'Etiopia come società cambierà quando si industrializzerà porta a
molte domande e ipotesi: come sarà un cambiamento societario di tale portata?
Porterà al conflitto o alla pace? Quali nuovi lavori avranno gli Etiopi?
Un'Etiopia industrializzata cambierà come il Giappone o ci saranno conseguenze
non volute? Nel complesso quest'argomento genera molta confusione.
L'Etiopia stessa è un paese eterogeneo e complicato, se in qualche modo si
industrializzasse sarebbe circondata da vicini altrettanto industrializzati e la
sua società cambierebbe così drasticamente che questo farebbe sorgere più
domande che risposte, ma ehi! Almeno ne ho parlato!
.
Gli risponde Alessio Mammarella:
Una delle ragioni per cui il
progetto Atlantropa non fu realmente preso sul serio è che il Mediterraneo è
attraversato dalle rotte commerciali e che ci sono numerose città importanti che
hanno la loro storia e la loro economie legate indissolubilmente al commercio
navale. Che ne sarebbe stato di Genova o Marsiglia?
Il cambiamento climatico in atto potrebbe spostare determinate variabili, e
rendere meno utopistico un progetto del genere (non per una applicazione
integrale chiaramente, non per prosciugare interamente il Mediterraneo)? Due
sono gli elementi che potremmo prendere in considerazione:
- l'innalzamento del livello del mare, che minaccia le città costiere e concorre
a determinare disagi insieme a un aggravamento dei fenomeni meteorologici;
- lo scioglimento dei ghiacci artici, che apre nuove rotte commerciali
vantaggiose rispetto a quelle che attraversano il Mediterraneo medesimo.
Un progetto Atlantropa in versione "light" potrebbe essere riconsiderato
qualora, fra un certo numero di anni, si verificasse un radicale spostamento dei
commerci verso il nord (come quello che, dopo la scoperta dell'America, segnò il
declino delle città marinare italiane) e fosse molto sentita l'esigenza di
interrompere la crescita di livello del Mediterraneo?
Per progetto in versione light intendo ad esempio chiudere il Mediterraneo,
favorire una lieve riduzione del bacino per guadagnare qualche metro di linea di
costa nelle aree che erano state maggiormente erose, ma lasciando comunque che
resti un mare abbastanza ampio da non risultare "avvelenato" a causa della
salinità e delle sostanze inquinanti...
.
E ora, ecco quanto ci ha scritto Dario Carcano:
Piccolo dizionario di parole fraintese
Responsabilità
Parola dal significato variabile, a seconda che sia usata dalla
maggioranza o dall’opposizione.
Se usata dalle forze di governo, indica la richiesta all’opposizione (o a
singoli membri di essa) di cambiare schieramento e passare tra le forze di
maggioranza.
Se usata dall’opposizione o da Matteo Renzi indica la richiesta al governo di
farsi da parte per creare un nuovo governo più competente, più capace, più
bello, più migliore.
Governo dei
migliori
Entità mitologica al pari del mostro di Loch Ness, Bigfoot e della
Sinistra statunitense, consistente in un governo in cui i partiti mettono da
parte le proprie divergenze, i propri interessi, le promesse fatte ai propri
elettori, le proprie posizioni e i propri obiettivi di breve e lungo termine per
sostenere un governo composto dagli esponenti migliori della classe dirigente e
politica che agisca in nome del Bene del Paese (vedi la voce Paese). A seconda
del momento storico può essere guidato da un politico di “alto profilo” o da una
figura tecnica estranea alla politica.
Il “governo dei migliori” smette di essere tale non appena si scopre che nella
lista dei ministri ci sono nomi di politici che hanno fallito nel riformare la
pubblica amministrazione a colpi d’ascia oppure credevano esistesse un tunnel
tra il CERN e il Gran Sasso in cui il passaggio dei neutrini ha provocato un
terremoto in Abruzzo.
Competenza
Termine che può essere facilmente frainteso, in quanto non indica
l’abilità in un certo settore o la capacità di far funzionare a dovere la
macchina burocratico-amministrativa dello Stato, ma piuttosto è un etichetta
attribuita in base a quanto si è d’accordo con le azioni e le idee di una certa
persona.
Per esempio, un ministro della Sanità che sa gestire una pandemia ma appartiene
all’opposto schieramento politico sarà automaticamente etichettato come
incompetente; al contrario, un ministro dell’Interno che in un anno ha fatto due
decreti, esclusivamente sull’immigrazione, e ha passato la maggior parte del
tempo a fare dirette su Facebook, se appartenente al proprio schieramento
politico sarà molto competente.
Unità Nazionale
Vedi la voce Responsabilità
Trasformismo e
Parlamentarismo
Termini strettamente collegati, usati alternativamente per commentare
manovre parlamentari che rafforzano, creano, indeboliscono o fanno cadere
governi. Se la manovra ha danneggiato il proprio schieramento politico, si
parlerà di trasformismo e protagonisti della manovra saranno definiti traditori
o voltagabbana; se invece la manovra ha favorito il proprio schieramento
politico, si parlerà di parlamentarismo e protagonisti della manovra saranno
definiti responsabili o costruttori.
Paese
Entità astratta in nome della quale si giustificano tagli alla spesa
sociale spacciati per riforme.
Alcuni studiosi credono che la parola debba essere completata aggiungendo La
parte ricca e privilegiata del P.
Buon senso (anche
Senso comune)
Contrariamente all'apparenza, non indica la capacità di decidere su una
situazione in maniera equilibrata e senza pregiudizi ideologici; piuttosto
indica l'esatto opposto, in quanto si tratta di un etichetta usata per definire
tutte quelle politiche fortemente ideologiche, generalmente molto conservatrici
e in alcuni casi anche impopolari, che potevano essere considerate equilibrare
solo al tempo in cui gli omossessuali erano considerati una fonte di energia
rinnovabile.
Mandato popolare
Istituto di rappresentanza usato da una maggioranza per giustificare l'azione
del proprio governo e dall'opposizione per delegittimare il governo in carica e
le sue azioni.
Esempi
"Questo governo ha ricevuto un forte - per cambiare questo paese."
"Questo governo è privo di un -, si tratta quindi dell'ennesimo governo di non
eletti."
Famiglia
In apparenza può designare un qualsiasi nucleo familiare, composto da: madre +
padre + figli / zio + zia + nipoti che la madre ha lasciato alla sorella perché
non in grado di crescerli / padre + padre + figli adottivi / ecc.
In realtà ha un significato molto più ristretto, in quanto indica solo ed
esclusivamente quei nuclei familiari formati da: madre + padre + figli + (a
volte) amante, bianchi, cattolici e di estrazione borghese.
Valori
Insieme degli elementi che costituiscono l'ideologia di uno schieramento
politico, la maggior parte dei quali alla prima occasione sarà portata al banco
dei pegni per potersi pagare l'ingresso in un governo politicamente affine.
Riforme
Peggioramento dello stato delle cose e riduzione dei diritti sociali venduto
come miglioramento della situazione esistente, spesso con l'ausilio di
inestricabili contorsioni mentali. Generalmente il miglioramento c'è solo per
pochi privilegiati (vedi la voce Paese).
Es. "Abbiamo riformato il mercato del lavoro aumentando la facilità con cui le
imprese possono licenziare, affinché le imprese possano assumere più
facilmente..."
.
Con i partiti del 1983...
Passiamo ad un'altra proposta davvero ucronica di Dario Carcano. Nel novembre 2019 è stato pubblicato il seguente sondaggio effettuato dall'istituto BiDiMedia che ha chiesto ad un campione di intervistati "cosa votereste se si tenessero oggi le elezioni 1983, con i partiti di allora?" Ecco i risultati:
Come è possibile evincere immediatamente dalla grafica, i due principali partiti della Prima Repubblica (DC e PCI) crollerebbero rispetto ai consensi passati. Ad emergere sarebbe difatti il Movimento Sociale Italiano, lo schieramento di destra per eccellenza di quel periodo, e le formazioni storiche minori del PLI e del PSDI, mentre solo il PSI resta su valori molto simili ad allora. Gli altri partiti a segnare una crescita sono invece i Radicali, Democrazia Proletaria e i partiti regionali delle minoranze linguistiche, che nel 1983 non andavano oltre ad un 1% scarso sommate assieme.
Supponiamo che questi risultati non siano quelli delle elezioni del 1983, ma di una tornata di elezioni politiche avvenuta proprio nel 2019, con i partiti e la legge elettorale della Prima Repubblica. Abbiamo (tra parentesi ho messo i possibili leader ucronici):
Movimento Sociale
Italiano (Giorgia Meloni): 19,6 %
Partito Comunista Italiano (Nicola Zingaretti):
18,9 %
Democrazia Cristiana (Matteo Renzi): 17,4 %
Partito Socialista Italiano (Bobo Craxi): 12,5 %
Partito Radicale (Emma Bonino): 7,0 %
Partito Liberale Italiano (Carlo Calenda): 6,3 %
Partito Socialista Democratico Italiano (Renato d'Andria):
5,5 %
Democrazia Proletaria (Maurizio Acerbo): 4,7 %
Partito Repubblicano Italiano (Corrado De Rinaldis
Saponaro): 4,6 %
Regionalisti e Altre liste: 3,7 %
Come si vede, qui nessun partito raggiunge il 20%, e ciò rende arduo formare un governo. Comunque, immaginiamo alcune possibili coalizioni.
DC – PSI – PLI –
PSDI – PRI (Pentapartito 2.0): 46,3 %
MSI – DC – PLI – PRI (Centrodestra): 47,9 %
PCI – PSI – PR – PSDI – DP (Fronte di Sinistra):
48,6 %
PCI – DC – PSI – PSDI (Centrosinistra): 54,3 %
PCI – DC – PSI – PLI – PSDI – PRI (Fronte Repubblicano
Antifascista): 65,2 %
Mi conforta vedere che, nonostante l’MSI sia il primo partito, sarebbe comunque isolato e incapace di arrivare al governo. E soprattutto che le forze costituzionali sarebbero quasi i due terzi del Parlamento (ci metterei la firma per un risultato elettorale così!). Le uniche coalizioni che avrebbero la maggioranza per governare sarebbero una coalizione di centrosinistra con comunisti, democristiani, socialisti e socialdemocratici, oppure una coalizione “ampia” che includa i partiti del CLN (più i repubblicani). In ogni caso sarebbe indispensabile un patto tra la DC e il PCI (anche se è difficile che nel 2019 il PCI arrivi completamente digiuno di esperienza al governo nazionale).
Che ne pensate??
.
Gli risponde Alessio Mammarella:
Il fatto che nessuno dei partiti superi il
20% dei voti, e che i primi due siano divisi da uno scarto minimo, mi fa pensare
che comunque il Presidente della Repubblica si sarebbe sentito libero di
ignorare la questione del "primo partito" e il presunto diritto del suo leader a
essere individuato come prima opzione per Palazzo Chigi. Potremmo immaginare una
Giorgia Meloni furente, che sostiene di essere stata defraudata della sua
"vittoria" solo perché donna e madre in una politica dominata dagli uomini.
Per quanto riguarda le coalizioni, credo sia interessante considerare
l'appartenenza dei vari partiti italiani a quelli europei, perché la comune
appartenenza a un europartito potrebbe essere un fattore di facilitazione delle
alleanze politiche. Vediamo un po' la situazione:
- il Movimento Sociale potrebbe
appartenere, a seconda dell'evoluzione politica vissuta, all'ECR (il
raggruppamento conservatore di cui fa parte effettivamente Fratelli d'Italia)
oppure a ID (l'estrema destra dell'Europarlamento, dove per l'Italia siedono i
leghisti); ciò non è irrilevante, perché nel primo caso il MSI potrebbe anche
essere considerato eligibile per una coalizione di "centrodestra", nel secondo
probabilmente sarebbe considerato ancora fuori del cosiddetto "arco
costituzionale";
- il PCI certamente apparterrebbe al gruppo S&D insieme al PSI e quindi è
possibile che i due partiti seguano una stretta cooperazione, formando in
pratica un blocco del 30% idoneo come ancoraggio forte di una coalizione di
governo;
- la DC avrebbe fatto parte, come sempre nella sua storia, del gruppo EPP;
coerentemente con la sua storia, e anche con le scelte della CDU che è egemonica
fra i popolari europei, la DC potrebbe guardare in via prevalente a sinistra
anche se una sua corrente (penso a coloro che nella realtà fanno parte di Forza
Italia) potrebbe essere in buoni rapporti con il MSI con conseguenti
tribolazioni interne;
- Radicali, liberali e repubblicani farebbero probabilmente capo a Renew Europe,
quello che nelle precedenti legislature si chiamava "ALDE"; in realtà mi lascia
perplesso la percentuale di voti associata nel sondaggio a questo genere di
partiti: in totale quasi il 18% a partiti di tipo centrista/laico/liberale, che
hanno sempre fatto registrare percentuali piuttosto basse. Nella I Repubblica,
in media PRI+PLI+radicali non superavano il 6-7% tutti insieme, e se guardiamo
le ultime europee, partiti di questo tipo hanno ottenuto consensi decisamente
modesti;
- il PSDI rappresenta un elemento di incertezza... tenendo fede al suo nome ed
alla sua tradizione avrebbe dovuto avere un rapporto privilegiato con PSI e PCI,
ma considerando il complessivo spostamento verso il centro dei partiti di
sinistra il PSDI sarebbe anche potuto arrivare a posizioni pressoché identiche a
quelle del "centro laico" (che in questo caso sarebbe arrivato alla percentuale
record del 23,4% come se in Italia ci fosse stato "En Marche"); penso che
sarebbe potuto diventare, per questa sua posizione particolare, il trait d'union
fra i partiti socialdemocratici e quelli centristi laici.
In conclusione, io penso che la coalizione di governo sarebbe potuta essere: PCI-PSI-PSDI-Radicali-PRI-PLI (54,8% dei voti; 345 deputati; 170+ senatori). Mattarella avrebbe potuto scegliere come Primo ministro Emma Bonino (silenziando così le polemiche pseudo-femministe di Giorgia Meloni). Quando alla DC, sarebbe rimasta fuori da una coalizione di governo a causa di vari fattori:
- la tenuta interna del partito (il
malumore di una corrente interna che da molti anni propende per sganciarsi dal
PCI e costruire una coalizione di centrodestra, con il rischio continuo di
scissione);
- le inchieste giudiziarie su Renzi (se in questa linea temporale non c'è stato
Berlusconi, i cittadini saranno meno assuefatti ed indifferenti alle inchieste
giudiziarie sui politici);
- le divergenze su bioetica e diritti civili con gli altri partiti della
costituenda compagine di maggioranza (che in caso di esecutivo Bonino immagino
sarebbero stati temi di assoluta priorità).
.
Dario però obietta:
L’MSI penso che, archiviata la fase finiana di moderazione e costituzionalizzazione (che senza Berlusconi finirebbe nel nulla), tornerebbe su posizioni estremiste e fortemente euroscettiche simili a quelle della lega salviniana; credo quindi sia più probabile sieda in ID assieme alla Le Pen piuttosto che in ECR assieme ai tories inglesi.
Sul PSDI credo che il gruppo più probabile sia Renew Europe assieme agli altri centristi laici, che non i socialisti europei coi comunisti e i socialisti, perché ciò sarebbe coerente col progressivo spostamento al centro del partito.
.
Alessio torna alla carica:
Credo che tutte e due le cose che ha osservato Dario siano compatibili con una DC più orientata verso destra, quindi immaginiamo che la DC, pur essendo guidata da Renzi, abbia più o meno le posizioni politiche di Forza Italia. E del resto, se al 18% del PCI (che più o meno corrisponde ai voti del PD) bisogna poi aggiungere oltre un 35% per altri partiti di centrosinistra (PSI 12,5 + radicali 7 + PRI 4,5 + PLI 6,5 + PSDI 5,5 = 36%) non si può immaginare che anche la DC sia a indirizzo progressista.
Mi resta il dubbio di come, in un paese dove circa un 20% dei voti va a un movimento antisistema come il Movimento 5 Stelle, possano poi spuntare così tanti voti per partiti europeisti, atlantisti e pro-Confindustria. A meno che lì dentro non siano finiti i voti degli elettori PD, e siano stati invece proprio gli elettori pentastellati a indicare che avrebbero votato PCI.
In questo secondo caso, potremmo anche immaginare che il PCI abbia effettuato un percorso parzialmente diverso e si sia meno "imborghesito" rispetto alla home line. Se però il PCI è più progressista potrebbe essere in conflitto, sui temi economico-sociali, con partiti come radicali e PLI.
Allora forse dovrei cambiare idea e pensare che il PCI pur abbandonando il campo della sinistra "rossa" abbia rifiutato di convergere con i socialisti nel campo socialdemocratico. Potremmo essere di fronte a una scelta creativa dell'ex maggior partito comunista dell'Europa occidentale di diventare un partito "verde"? PCI trasformato in partito eminentemente ecologista che tiene una sua linea più specifica. In questo caso, ci sarebbe un 50/50 di probabilità fra:
- coalizione PCI-PSI-PSDI-
Radicali-PRI-PLI;
- coalizione PSI-PSDI-Radicali-PRI-PLI-DC.
La prima coalizione sarebbe maggiormente impegnata sui temi della laicità della libertà sessuale, della bioetica (e dunque fuori i cattolici della DC, di opinione diversa rispetto al resto della maggioranza).
La seconda coalizione sarebbe maggiormente impegnata sui temi socio-economici (e dunque fuori quelli del PCI, che aspirano a livelli di spesa sociale su cui il resto della coalizione non sarebbe d'accordo).
In ogni caso, una componente stabile della maggioranza con il 36% dei voti, con l'aggiunta di uno dei due partiti maggiori. Un po' anomalo il fatto che i piccoli partiti sembrerebbero dominare sui grandi, nel gioco politico...
.
Dario aggiunge:
Ho provato a scrivere una possibile storia del PCI se esistesse ancora nel 2020, potete leggerla a questo link. Voi che ne dite?
.
Federico Sangalli però non si mostra completamente soddisfatto:
É un'ucronia molto ben fatta e si vede che
l'autore ci si è messo di impegno, però non ne condivido lo sviluppo.
In primis c'è la questione dell'alleanza tra comunisti e democristiani nel 1992:
con il quadro che è identico all'HL (la DC sotto il 30% come nella nostra
storia, i socialisti delusi) salvo che quel 6% scarso che votò Rifondazione qui
voterebbe PC, tenendo il principale partito di sinistra sopra il 20%. In queste
condizioni non si capisce perchè il quadripartito uscente DC-PSI-PSDI-PLI perda
la maggioranza risicata che ottenne in HL. Ma ponendo anche che ciò avvenga la
DC non si sarebbe mai rivolta al PC, non come prima scelta almeno: nel 1992 il
partito era saldamente in mano al CAF e questo non aveva alcuna intenzione di
concedere spazio ai comunisti. Qualcuno potrebbe pensare che una qualche
opposizione interna avrebbe potuto emergere e fare l'accordo, sulla scorda di
quanto avvenuto negli Anni Settanta tra Moro e Andreotti, ma sbaglierebbe:
l'opposizione ad Andreotti c'era già ed era Forlani il quale però, essendo
un'opposizione di potere e non di ideologia, aveva fatto delle larghe intese
interne con il Divo per chiuder fuori De Mita. Lo si vide proprio nelle elezioni
presidenziali di quell'anno quando tra i democristiani si contrapposero allo
sfinimento proprio Andreotti e Forlani, finché la bomba di Capaci non portò
all'elezione di Scalfaro. Se il quadripartito avesse perso la maggioranza
l'opzione più probabile sarebbe stata una riedizione del famigerato pentapartito
con il ritorno del PRI. Se anche questo non fosse bastato sarebbe stata la volta
della Lista Pannella, che non ha mai rifiutato una bella ammucchiata, e poi dei
Verdi e degli autonomisti. Quindi l'MSI della nuova gestione Fini sarebbero
stati approciati. Solo e solamente dopo che tutte queste iniziative si fossero
dimostrate vane oppure insufficienti a garantire i numeri, si sarebbe potuto
parlare di un governo con un coinvolgimento delle sinistre. Ma escludo
che Andreotti e Forlani possano permettere una tale alleanza in assenza
dello sfacelo del partito (sfacelo che in HL li costrinse a dimettersi e permise
a Martinazzoli di fare l'accordo in tempo per le elezioni del 1996).
In secundis c'è una concezione monolitica del PC che, per quanto comprensibile
dato il POD, appare irrealistica. Il Partito Comunista subì scissioni in periodi
molto più tranquilli ideologicamente e con la comodità di stare all'opposizione
(ricordiamo, per dirne una, quella del Manifesto). Qua il PC è al governo per un
decennio e compie scelte politiche anche molto diverse dal suo repertorio
ideologico: partecipa alla Guerra del Kosovo e a quella in Afghanistan, vara
massicce privatizzazioni, introduce tasse e persino prelievi forzosi dai conti
correnti. Ora, date le condizioni economiche del paese, è uno scenario
comprensibile ma si sottovaluta il disagio di un elettorato che finalmente vede
i suoi beniamini arrivare al governo dopo quarant'anni di battaglie e fare così
e così. Non dimentichiamo che in questa TL Bertinotti e compagnia
sarebbero ancora dentro il partito. E secondo voi Bertinotti, che non ha esitato
a causare la scissione del suo micro-partito per testardaggine ideologica, non
avrebbe fatto almeno una levata di scudi contro una linea politica del genere?
In terzo luogo si immagina una stabilità tipica di molte nazioni ma non
dell'Italia. Al netto del fatto che i governi durano una legislatura senza
problemi, poi vengono addirittura riconfermati. Vale per il centrosinistra nel
1997 e per il centrodestra nel 2007. Questo nonostante le sopraddette polemiche
e il fatto che il Governo Prodi abbia dovuto applicare misure di austerità e il
centrodestra non ha Mediaset dietro a tirargli la volata.
Infine i 5 Stelle sono addirittura inesistenti: nonostante qua i partiti di
fatto siano ancora pesantemente legati alla Prima Repubblica, nessun terzo polo
emerge per incarnare questa novità. Niente forze anti-sistema, niente di njente.
Ah, e Salvini a metà degli Anni Novanta era già saldamente nella Lega, difficile
immaginarne l'uscita (per far che poi, aderire al partito dell'Eurotassa?). Allo
stesso la vedo dura per Renzi essere eletto sindaco come non comunista a
Firenze, anche se potrebbe farcelo stesso come candidato di coalizione (ma
servirebbero come minimo le primarie e quindi l'introduzione delle stesse nel
centrosinistra, cosa che che in HL fu appannaggio solo dell'Ulivo).
Voglio provare a buttare giù uno schema di come secondo me il Partito Comunista potrebbe sopravvivere fino ad oggi:
Il PCI nel 2021
Enrico Berlinguer è colpito da un malore durante un comizio per le elezioni europee del 1984 ma si riprende. Il PC non supera la DC ma ottiene comunque un ottimo risultato. Dopo essere andato tanto vicino alla propria dipartita, Berlinguer inizia a pianificare la propria successione, in quanto aveva già in mente di ritirarsi al congresso del 1986. Al congresso egli svela il suo successore designato: con grandissima sorpresa si tratta di Massimo D'Alema, il quale, sebbene già segretario regionale del Partito per la Puglia, membro della direzione nazionale e direttore dell'Unità, è comunque un giovanissimo, tant'è che non è nemmeno deputato. Una settimana dopo la fine del congresso il nuovo Segretario compie infatti 38 anni. Sebbene qualcuno si chieda se scavalcare candidati con più esperienza come Natta, Napolitano e Lama sia stata una buona idea, la base accoglie con entusiasmo questo giovane segretario che, noto per in regione per la sua linea anti-craxiana e favorevole a una riedizione del compromesso storico coi cattolici progressisti e per i suoi articoli sulla Questione Morale, rappresenta una rivoluzione generazionale non da poco in un partito spesso accusato di venerare la gerontocrazia.
Enrico Berlinguer saluta i giovani della FGCI mentre introduce il suo successore, Massimo D'Alema (alla sua sinistra), metà degli Anni Ottanta circa. Dopo una serie di buoni successi alle amministrative, il crollo del "patto della staffetta" tra Craxi e De Mita proietta la segreteria D'Alema per la prima volta al voto nazionale, nel 1987. Sebbene sia segretario da poco, la linea aggressiva contro Craxi e l'entusiasmo per la giovane età mentre dibatte con i vecchi leoni del pentapartito permettono al PC di ottenere un ottimo risultato: con il 31% è il miglior risultato dal 1976. Il PS, invischiato nelle dispute con i democristiani (non solo a livello nazionale ma anche locale, dopo che i cattolici hanno risposto al tradimento di Craxi silurando la giunta provinciale e comunale della capitale del craxismo, cioè Milano) e assalito a sinistra dal PC, si ferma al 13% in leggera flessione, arrestando per la prima volta una crescita continuata che perdurava dall'inizio degli Anni Settanta. La DC ha un incremento marginale ma la differenza tra la "balena bianca" e il PC è di appena due punti, la più bassa della storia repubblicana. La DC rivendica la guida del governo ma presto il CAF si adopera per far fuori De Mita e i suoi accoliti e nel 1989 riporta Giulio Andreotti al potere.
Nel PC intanto inizia la discussione sul futuro del partito: Napolitano e Occhetto premono affinché, dopo la caduta del Muro di Berlino, il Partito effettui una rivoluzione, abbandonando la vecchia denominazione marxista in favore di un profilo più socialdemocratico. D'Alema condivide queste preoccupazioni ma allo stesso tempo sa che questa mossa risultarebbe traumatica per molti militanti (con i quali si schiera anche l'ex segretario e ora Presidente Onorario del Partito Berlinguer) e vede nella proposta una sottointesa ambizione di cambio di leadership che lo vedrebbe rimpiazzato con qualcun'altro, forse proprio l'ambizioso Occhetto, magari dopo una sconfitta elettorale causata dalle divisioni. D'Alema quindi prende tempo e al congresso del 1991 rivendica il buon risultato ottenuto sotto la falce e il martello nel 1987, quindi rinvia ogni discussione a dopo le elezioni dell'anno successivo. Ligi al principio della fedeltà alla linea di partito, il resto del gruppo dirigente si accoda.
Le elezioni del 1992 sono caratterizzate da una crescente sfiducia verso i vecchi parti, simbolicamente rappresentata dalle "picconate" di Cossiga. Il quadripartito uscente DC-PS-PLI-PSDI perde la maggioranza ed è costretto a trattare con i repubblicani e coi radicali per avere una maggioranza molto risicata risicata. La Democrazia Cristiana scende per la prima volta sotto il 30%, attestandosi a un triste 28,5%. Il PS cala anch'egli all'11%. Il PC sconta l'essere un vecchio partito e il clima post-crollo del Muro, lasciando sul campo quasi quattro punti, mancando il pareggio con la DC per pochi decimali. A dare ritmo a quella che si preannuncia una caotica legislatura è la Mafia che, assassinando il giudice Giovanni Falcone nel bel mezzo dell'elezione del nuovo presidente della repubblica, porta all'elezione di Oscar Luigi Scalfaro, il "moralizzatore" che rifiuta di affidare l'incarico per un nuovo governo a un inquisito. Secondo gli accordi del CAF la guida del governo spetterebbe comunque agli indeboliti socialisti ma Craxi deve così lasciare il posto al più giovane Giuliano Amato. Nel PC Occhetto e Veltroni iniziano a chiedere un nuovo congresso, nella convinzione che la svolta socialdemocratica sia ora imprescindibile e necessaria a sorpassare la DC. Ma l'accelerazione delle vicende avrebbe presto messo in naftalina questa istanza.
- Poche settimane dopo la difficoltosa formazione del nuovo governo infatti esplode Tangentopoli. Piogge di avvisi di garanzia colpiscono i partiti "governativi" dal dopoguerra ad oggi, che si sfaldano come neve al sole. Contemporaneamente divampano le guerre di mafia, per le quali Amato è costretto a inviare l'esercito, e la speculazione internazionale approfitta della crisi del sistema politico italiano per colpire duramente la Lira. L'impatto è tale che l'Italia deve lasciare lo SME e varare una finanziaria "lacrime e sangue". Il Governo Amato, paralizzato dalle sterili liti interne e continuamente bersagliato dai franchi tiratori di questo o quel partito, viene rapidamente sopraffatto dall'incedere degli eventi. Quando viene varato il Decreto Conso per depenalizzare alcuni dei reati di Tangentopoli con valenza retroattiva, in un ultimo tentativo della classe dirigente italiana di salvarsi, Scalfaro rifiuta di firmarlo e Amato deve rassegnare le dimissioni. Il Quirinale allora avvia le consultazioni per creare il primo governo tecnico della storia italiana, presieduto dal direttore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi. Si offre ai comunisti la possibilità di partecipare, nominando dei ministri di area, se accetteranno di formare una gross koalition che tenga in piedi il nuovo esecutivo. D'Alema, che vede in questo lo "sdoganamento" dei comunisti al governo e lo ritiene un passo necessario per vincere le elezioni in un nuovo contesto non più bipolare, accetta tra le critiche dell'ala sinistra del Partito.
Ttuttavia il giorno dopo (29 aprile 1993) il giuramento la Camera respinge l'autorizzazione a procedere contro Craxi, divenuto nel frattempo il simbolo di Tangentopoli. Il paese è indignato, il PC decide di ritirare i ministri dal Governo Ciampi ma rimane in dubbio se sostenerlo o meno: D'Alema sarebbe per sostenerlo e con lui Occhetto, ma teme di essere svenato dagli attacchi da sinistra, in particolare di Ingrao e del leader della CGL Fausto Bertinotti, che invece manifestano la propria contrarietà a partecipare all'ammucchiata. Alla fine il Segretario opta per "consigliare" l'astensione ai suoi, imitando l'esempio del "governo della non sfiducia" di berlingueriana memoria, i vetero-comunisti sono indignati ma non osano abbandonare il Partito-Madre e si limitano a disattendere il "consiglio" e votare contro. Tuttavia di fatto il Governo Ciampi nasce morto, perché in possesso solo della maggioranza relativa (come in HL, seppur con margine minore) e già mezzo monco. Dopo il buon successo alle elezioni amministrative di giugno si intensificano le pressioni su D'Alema affinché "stacchi la spina" a Ciampi e vada alle elezioni. Il 4 agosto è approvata la nuova legge elettorale (Mattarellum), di fatto realizzando uno dei due obiettivi del governo Ciampi. Ma prima che possa mettere in sicurezza anche i conti il PC annuncia a sorpresa il ritiro della fiducia al governo. D'Alema fa notare come l'assenso fosse motivato dalla promessa di posizioni nell'esecutivo, ma che, dopo le dimissioni dei ministri, Ciampi non abbia cercato di ricucire, per esempio silurando il vituperato Conso, e reintegrare i comunisti nel governo. Ricorda anche come per le stesse ragioni Berlinguer si preparava a votare no al "governo della non sfiducia" e che solo l'assassinio di Moro spostò i comunisti a favore di Andreotti. Ora che la legge elettorale c'è, afferma il capo dell'opposizione, è tempo di restituire la parola agli italiani. La mossa è stata anche attentamente studiata per colpire gli ormai agonizzanti democristiani, che sono nel pieno della loro transizione dopo l'elezione del nuovo Segretario Mino Martinazzoli, e che sono quindi costretti a sospenderla per presentarsi alle elezioni. Dopo un breve giro di consultazioni, Scalfaro non può che sciogliere le camere e indire un nuovo voto in ottobre.
Le elezioni del 1993, appena un anno e mezzo dopo le precedenti elezioni, sono da considerarsi storiche: non solo seguivano la più breve legislatura della Repubblica, ma ne avrebbero segnato il futuro per anni a venire. La Democrazia Cristiana, trascinata in elezioni che non voleva e nel pieno dei suoi drammi interni sulle alleanze se a destra o a sinistra, recupera un attimo di respiro quando sigla l'alleanza con Mariotto Segni: il famoso dissidente democristiano, uscito dal partito per lanciare le sue campagne referendarie, poi aderente ad Alleanza Democratica, era insofferente verso la linea progressista adottata da AD e accetta quindi di rientrare nei ranghi cattolici a patto di non dover dire di essere capo della DC. Questa posizione si sposa alla perfezione con quella di Martinazzoli che intendeva sfruttare il voto per consacrare il passaggio a un nuovo partito cattolico post-democristiano. Così la DC, i "segnisti" di Patto Segni e i partiti minori del pentapartito formano il Popolari per l'Italia (PpI), un polo centrista con Segni candidato premier. Il PpI può contare sulla benedizione del magnate delle comunicazioni Silvio Berlusconi, a sua volta preso alla sprovvista dal voto anticipato e da tempo promotore di una formazione di centro che tenesse fuori i comunisti. A sinistra invece il PC dà vita all'Alleanza dei Progressisti, sulla falsariga del modello presentato alle amministrative: il PC centrale, con D'Alema idealmente candidato premier, a cui si uniscono Alleanza Democratica, i Verdi e il movimento dei cattolici progressisti La Rete. Restano poi fuori dai giochi ma comunque in campo Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, che riunisce gli ex missini e che, nonostante gli appelli in tal senso, è stata rifiutata come alleato da Martinazzoli e Segni, e la Lega di Umberto Bossi. Sebbene la popolarità di Segni permetta al PpI di ottenere un buon risultato, di fatto assicurando la sopravvivenza di una casa politica per i cattolici italianai, di fatto la concorrenza per i voti del centrodestra tra i popolari e i finiani gioca a loro sfavore in un sistema semi-maggioritario, assegnando così la maggioranza dei seggi all'AdP, che inoltre negozia con la Lega una certa benevolenza esterna in cambio di riforme federaliste. A 45 anni, Massimo D'Alema diventa il primo comunista a ottenere l'incarico di Presidente del Consiglio.
D'Alema entra in carica in un momento di seria crisi per l'economia italiana e deve prendere misure drastiche per salvarla: un aumento fiscale per stabilizzare la Lira, un piano di privatizzazioni, un prelievo forzoso dai conti per raggiungere i parametri europei ("Eurotassa"). Tali manovre guadagnano a D'Alema il rispetto e la fiducia internazionali ma provocano forti polemiche a sinistra, l'unica cosa che frena Bertinotti e i suoi dalla scissioni è la speranza di spuntarla al prossimo congresso. Allo stesso tempo si ottempera alle promesse fatte alla Lega varando la riforma del Titolo V della Costituzione, poi approvata via referendum. Intanto nel campo opposto si consuma l'ultimo atto della DC: alla linea "autonomista" di Martinazzoli viene imputata la prima disfatta nella storia democristiana e il segretario bresciano deve dimettersi poco dopo aver formalmente sciolto la DC per dar vita al Partito Popolare Italiano che, assieme al vecchio Patto Segni, forma Patto Popolare. Ma la nascita del nuovo soggetto è travagliata: l'arresto di Berlusconi poco dopo e le dispute tra cattolici progressisti e conservatori rendono difficile la convivenza. Alla fine è Segni ha scegliere l'alleanza con AN attraverso il famoso "patto del cavallino". I cattolici più progressisti rigettano questa scelta e una parte di essi si scindono per aderire a La Rete, sostenitori del centrosinistra. Ma anche nel quest'ultimo è tempo di cambiamenti: nel 1996 D'Alema arriva alla fine del suo secondo mandato e opta per non cercarne un terzo. Nel Partito ' "dalemiani" sono forti, grazie al prestigio di aver per la prima volta portato il PC al governo, ma anche logorati dopo le scelte che questo ha comportato. Occhetto e la corrente di chi vorrebbe unire tutte le componenti dell'AdP e abbandonare il marxismo anche di nome oltre che di fatto sceglie di cercare di incarnare questo discrimine generazionale proponendo un giovane, Walter Veltroni, che viene presentato come colui che può rieditare la "formula D'Alema" che così bene ha funzionato dieci anni prima. Bertinotti è candidato dall'ala sinistra. Un po' a sorpresa molti dalemiani convergono su Veltroni che viene così eletto. Bertinotti lascia così il partito ma, tacciato di tradimento e personalismo dai compagni, porta con sé pochi sostenitori e il suo partito ("Democrazia Proletaria per il Vero Marxismo") non raccoglierà che pochi consensi. La piccola crisi è però anche il momento perfetto per la nuova leadership per accompagnare D'Alema alla porta e inaugurare la transizione post-marxista. Così a inizio del 1997 il D'Alema II deve dimettersi (lo aveva già fatto una volta per venire incontro ai suoi critici) e lasciare il posto a Veltroni stesso. Ma il giovane e inesperto leader si ritrova ben presto intrappolato: con le elezioni a breve, non c'è tempo per lanciare riforme incisive anzi la Lega ritira il suo sostegno dopo aver ottenuto il federalismo per recuperare un po' di quell'aurea anti-sistema che gli giova tanto. Dopo pochi mesi Veltroni si ritrova così senza la maggioranza e deve a sua volta dimettersi. Scalfaro nomina allora Antonio Maccanico affinché guidi il paese alle elezioni del 1998.
- Il voto del 1998, con la Guerra del Kosovo che infiammava gli animi tra interventisti (quasi tutti) e neutralisti (Bertinotti), determina la fine dell'esperienza comunista e la vittoria dell'alleanza PP-AN. Fini ha concordato precedentemente che agli ex missini serve un po' di palestra politica per essere "sdoganati", così è Segni ha ottenere la premiership, mentre il leader missini diventa vicepremier e Ministro degli Esteri. Lo "sdoganamento" dei post-fascisti, pur riconosciuto il coraggio politico di Fini nell'assumere certe posizioni in diretta rottura con la sua storia, susciterà grandi polemiche, soprattutto in relazione all'uso della forza da parte delle forze dell'ordine durante i disordini che seguirono il G7 di Genova. Il nuovo governo attua una moderata riduzione fiscale ma in realtà non cambia di molto l'impostazione fiscale, seguendo le preoccupazioni del Ministro delle Finanze Romano Prodi per non deragliare l'adesione dell'Italia all'Euro. Nel centrosinistra invece Veltroni rimane in sella ma è molto debole e non può fare granché. Dopo una serie di sconfitte subite in voti locali e le polemiche per la sua "vocazione maggioritaria" che lo spinge a abbandonare gli alleati, Veltroni deve dimettersi all'inizio del 2000. Poiché manca un anno al prossimo congresso, la direzione nazionale opta per eleggere un reggente nella figura di Piero Fassino e lasciare la segreteria arrivare alla sua naturale scadenza. Al successivo congresso la sinistra dalemiana ( gireranno grandi voci sul fatto che D'Alema abbia lasciato apposta il passo a Veltroni nel 1996 solo per vederlo schiantarsi e bruciarsi nelle dispute interne e nelle sconfitte elettorali mentre lui sornione guardava la caduta dei suoi rivali interni) recupera la segreteria con Giovanni Berlinguer, fratello di Enrico ed ex Ministro della Sanità. L'elezione dell'ultra-settantenne Berlinguer lasciano intuire che non sarà lui il candidato premier della coalizione. Tra i nomi che circolano figurano quello dell'ex Ministro dell'Istruzione Fabio Mussi, del Sindaco di Napoli Antonio Bassolino, del suo collega di Catania Claudio Fava o quello di Torino Diego Novelli. Si parla anche di un possibile ritorno di D'Alema o di Veltroni, in una sorta di accordo di spartizione dietro le quinte. Ma non è così: all'inizio del 2003 il PC annuncia orgoglioso che lui e la sua coalizione avranno in Claudio Fava il loro candidato premier. Figlio di una vittima di mafia, Fava viene scelto come nome di compromesso che possa essere potabile anche per gli alleati, soprattutto i cattolici progressisti de La Rete e come simbolo di un'esperienza civica che i progressisti intendono replicare a livello nazionale, sia come alleanze sia come amministrazione.
Se la Guerra del Kosovo aveva tenuto banco durante le elezioni del 1998, quella d'Iraq lo fa nel 2003. Segni preferisce non commentare, nella speranza di mantenersi equidistante tra le varie sensibilità del mondo cattolico (lo stesso Pontefice si è infatti scagliato contro l'invasione non provocata scatenata dagli americani), ma questo silenzio lascia il campo libero a Fini che, come ministro degli esteri, è sempre in televisione a dichiarare che l'Italia sta con Washington. Questo, assieme alla classica attitudine italica a cambiare governo e alla delusione tra gli elettori di centrodestra circa le promesse fiscali che gli erano state fatte, portano alla vittoria dei progressisti, anche se per un margine strettissimo. Il Governo Fava si rende protagonista di numerose riforme in campo giudiziario, come l'inasprimento delle leggi contro la criminalità organizzata, il recepimento del mandato di cattura europeo e la prima legge sul conflitto di interessi in Italia. Si fa inoltre promotore di battaglie come l'acqua pubblica e la tutela dell'ambiente e di una riscoperta delle formule economiche socialiste (in particolare la nazionalizzazione di Autostrade ad opera del Ministro Bersani, dopo la scoperta di una grave forma di negligenza nella manutenzione in violazione al contratto di privatizzazione. La riforma sarebbe poi stata revocata dal Governo Fini). Molti, soprattutto nel centrosinistra, ricorderanno questa fase, dopo i turbolenti Anni Novanta e il Governo Segni (con la repressione di Genova) ma prima della crisi finanziaria, con nostalgia e affetto. Il governo comunque sconta una maggioranza stretta che ne limita fortemente il raggio d'azione, ridando fiato a chi chiedeva una svolta "maggioritaria". Questo tema è al centro del congresso del 2006, quando l'anziano Giovanni Berlinguer annuncia che non intende correre per un secondo mandato. Di fatto si contrappongono due mozioni: una, candidato segretario Mussi, propone di rafforzare l'Alleanza dei Progressisti, eventualmente presentando anche una lista unica sulla falsariga di quanto già fatto alle amministrative e durante la Prima Repubblica con l'inserimento nei ranghi comunisti degli "indipendenti di sinistra", ma col PC come perno distinto, senza fusioni con altre forze politiche; l'altra invece viene guidata dal Ministro delle Infrastrutture Pier Luigi Bersani e propone di avviare la fusione con i Verdi, La Rete e Alleanza Democratica al fine di dar vita a un nuovo soggetto totalmente socialdemocratico e non più marxista, un "campo largo di sinistra". La normalizzazione e l'assuefazione al gioco politico, nonché le pressioni dovute al sistema elettorale maggioritario, spingono a favore della seconda mozione. A ratificare il risultato che si aspettano tutti dovrebbe essere un voto dei circoli. Durante le fasi conclusive del congresso però l'ex Segretario Enrico Berlinguer, ormai 84enne, prende la parola per invitare i "compagni" a non gettare via decenni di lotte e di speranze riposte del Partito Comunista, a ricercare il confronto con le altre forze politiche e gli alleati ma senza sacrificare gli ideali del socialismo. Mentre sta parlando accoratamente l'anziano e riveritissimo ex segretario accusa un malore ma insiste per concludere il discorso finché non sono gli stessi compagni a trascinarlo giù dal palco per portarlo in ospedale. Ma non c'è niente da fare ed Enrico Berlinguer si spegne tra le lacrime di un intero popolo, quello della sinistra. Si parlerà in seguito di "effetto Berlinguer": l'emozione per la dipartita di un gigante come il "compagno Enrico" infatti ribalta tutti i pronostici e la "mozione Mussi" vince a mani basse il voto dei militanti, lo stesso Bersani ammetterà commosso di ritirare la sua proposta e di votare per quella del "compagno Mussi". Il PC rimane tale e con essa l'Alleanza dei Progressisti e il risultato blinda anche il futuro del Governo Fava. Al contrario a destra dopo la sconfitta del 2003 Segni si è ritirato a favore di Fini che è di fatto diventa il nuovo leader della coalizione. Nel Partito Popolare invece il ritiro dell'ultimo democristiano e del segretario Buttiglione aprono la strada al duo Pierferdinando Casini-Marco Follini, rispettivamente capo-delegazione/frontman e segretario.
Nonostante il buon governo le oggettive difficoltà numeriche e le dispute attorno al futuro del marxismo hanno indebolito la coalizione. Inoltre proprio nel 2008 l'Europa è investita dalla recessione finanziaria esplosa dalle speculazioni di borsa americane e l'Italia ne è particolarmente colpita. Il centrodestra, guidato dal dinamico Fini e promettendo una riduzione fiscale massiccia, vince così le elezioni. Tuttavia il governo si rivelerà tutt'altro che idilliaco: mentre le correnti cattoliche litigano dalla mattina alla sera su come pesarsi all'interno del governo, l'economia va a rotoli sotto la gestione disastrosa del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Scandali e malaffare dilagano nel governo, lo stesso Fini è investito da numerosi scandali riguardanti case all'estero donategli da alleati politici e imprenditori e intestate a dei familiari per sfuggire ai controlli. Fini poi deve fronteggiare uno stillicidio di pugnalate interne lanciate da Matteo Renzi, giovane deputato toscano che, con una campagna incentrata su amici degli amici e "rottamazione" delle vecchie correnti (ma solo di quelle a lui avverse), ha progressivamente assunto la guida del Partito Popolare. Alla fine il Governo Fini, dopo vari rimpasti, deve dare le dimissioni nel 2012 dopo aver perso la maggioranza. La Destra accuserà per sempre il Quirinale, dietro il sornione sorriso del Presidente Massimo D'Alema, di aver orchestrato la caduta del governo ma nulla sarà mai provato e rimarrà una diceria tesa ad accrescere la fama di gran manipolatore di D'Alema. Il Presidente della Repubblica poi diede l'incarico di formare il nuovo governo all'ex ministro delle finanze Romano Prodi per formare un governo di unità nazionale con una serie di ministri tecnici per traghettare il paese alle elezioni, una sorta di riedizione dello "schema Ciampi" (fu notato il paradosso che a riesumarlo fosse stato proprio l'affossatore di Ciampi nel 1993). Il centrosinistra dopo la sconfitta aveva attraversato una fase travagliata: Mussi si era trovato ad essere quello in carica al momento della sconfitta e alla fine si era dovuto dimettere. Tuttavia il sotteso che era stato l'attaccamento al marxismo a determinare la sconfitta viene respinto con sdegno da molti, che al contrario sottolineano come la crisi economica sia l'occasione giusta per mostrare lato miglior lato sociale del socialismo. Dopo le dimissioni di Mussi viene scelto un reggente che guidi il Partito fino al prossimo congresso e per tale compito viene scelto l'ex Ministro del Lavoro Cesare Damiano. Al congresso del 2011 Bersani viene eletto Segretario con ampissimo mandato e , ritenendo che "questa unione nel popolo esiste già", vara le primarie di coalizione (che vince facilmente) per cementare un'unione che immagina possibile dopo le elezioni.
Le elezioni del 2013 apparivano come molto incerte: Alleanza Nazionale, dopo le dimissioni di Fini, si era affidata alla reggenza del Ministro della Difesa Ignazio La Russa prima di cercare di recuperare una verginità politica eleggendo leader la Ministra della Famiglia Giorgia Meloni, di fedele estrazione missina. Il Partito Popolare guidato da Renzi aveva incentrato la sua candidatura sulla "rottamazione" della vecchia politica. L'Alleanza dei Progressisti candida Bersani sotto lo slogan "Italia Bene Comune". Dopo la caduta di Fini e l'ascesa di Renzi, scampoli di centro e centrodestra si sono scissi, dando vita al Partito Conservatore Riformista di Raffaele Fitto, che candida il "rottamatore del centrodestra" Alessandro Cattaneo. Poco dopo comunque il PCR, visti il basso tiraggio di consensi, si associa con Italia Futura, il movimento lanciato con la "discesa in campo" di Luca Cordero di Montezemolo e Diego della Valle. La Lega, da tempo in crisi, vede in questa apertura la possibilità di accreditarsi come il partito del buon governo del Nord e batte su questo tasto in linea con il giovane segretario Flavio Tosi. Infine fa capolino un nuovo soggetto politico, il Movimento 5 Stelle, guidato dal comico Beppe Grillo e dall'esperto di informatica e ambientalista Gianroberto Casaleggio. Grillo in passato si era candidato come "indipendente di sinistra" nel PC ma era rimasto deluso dai continui giochi correntizi che animavano il vecchio partito di Togliatti e Gramsci. Pertanto egli fonda il M5S, con una piattaforma di lotta alla corruzione, ambientalismo, democrazia diretta e digitalizzazione.
Con un quadro politico così confuso i sondaggi non danno una maggioranza chiara. Di fatto emergono tre blocchi: il vecchio centrodestra (AN-PP-PCR-IF), più la Lega, e a guida renziana; il vecchio centrosinistra (PC-AD-V-LR), guidato da Bersani; il M5S di Grillo. Tuttavia al momento del voto il successo di Italia Futura, evidentemente motivato dalla fiducia nelle capacità di questi grandi imprenditori di risolvere i problemi economici italiani, permette a sorpresa la formazione di una maggioranza di centrodestra guidata da Renzi. Questa larghissima coalizione si regge comunque per pochi voti e diventa presto tristemente famosa per l'operato di Denis Verdini, capogruppo popolare soprannominato "il tassista" per come procura i voti che servono alla maggioranza. Renzi inoltre diventa rapidamente odiato da gran parte della popolazione per il malgoverno, la sua spocchia, la sua arroganza e il suo assoluto sprezzo per le regole istituzionali. Alla fine indice un referendum costituzionale sostenendo che il problema è che il Mattarellum non era abbastanza maggioritario ma lo perde disastrosamente e deve dimettersi, pur rimanendo leader del Partito Popolare e dominus del governo. Lo sostituisce un altro cattolico, Angelino Alfano. Nel centrosinistra intanto Bersani si dimette nel 2014 per ragioni di salute, il Partito come da tradizione sceglie un reggente nella figura di Gianni Cuperlo mentre di riapre la discussione sul posizionamento del PC, anche a livello europeo, e sul rapporto con il M5S. Al congresso del 2016 l'ala centrista guidata dal "giovane turco" Matteo Orfini vorrebbe replicare Renzi, rottamando le vecchie correnti e mettersi in rotta di collisione con i grillini. Tuttavia anni di opposizione a Renzi, ulteriormente rinfocolati dalla campagna referendaria, rendono poco adatto al palato dell'elettorato del centrosinistra una candidatura riecheggiante quella del leader del centrodestra. Ma anche la candidatura di Cuperlo, sostenuto dalla vecchia classe dirigente, non convince mentre quella dei giovani, Nicola Fratoianni e Stefano Fassina, non godono del necessario sostegno tra la dirigenza comunista. Molti chiedono a Claudio Fava di scendere nella mischia e guidare il Partito che lo ha portato a Palazzo Chigi ma alla fine a prevalere è la candidatura un po' a sorpresa di Sergio Cofferati, ex sindacalista e governatore della Liguria, che come tale unisce dietro di sé vari mondi: sindacati, amministratori, locali, dirigenza, ala sinistra del partito. In vista delle elezioni ripropone le primarie di coalizione e in esse lancia la ri-candidatura di Fava come candidato premier.
Le elezioni del 2018 sono un plebiscito chiaro contro la coalizione di centrodestra, che tocca il minimo storico. In grande affanno il Partito Popolare, che viene ridotto ai minimi termini e si ritrova agonizzante e diviso in una guerra interna tra renziani e franceschiniani. Anche AN se la passa maluccio, con la Meloni che a stento contiene il dissanguamento di voti a destra e manca in favore delle formazioni più euroscettiche e populiste. PCR-IF poi collassa e si scioglie ufficialmente. Solo la Lega rimane stabile nelle sue conquiste. A rubare soprattutto voti a destra è il Movimento del Fare lanciato da Flavio Briatore, che incamera in sé le principali pulsioni personaliste, populiste, liberiste e pseudo-razziste del centrodestra. Ottengono invece ottimi risultati il centrosinistra e il M5S, che negoziano una coalizione: il primo è leggermente avanti ma il secondo pretende di non essere guidato da un politico bensì da una figura terza, che viene infine individuata nel Presidente dell'ISTAT Enrico Giovannini/nel presidente dell'ANAC Raffaele Cantone. Il nuovo governo ha poi dovuto affrontare l'esplosione dell'epidemia di Covid-19, affrontata grazie a un sistema sanitario piuttosto efficiente, e le stupide critiche negazioniste del capo dell'opposizione Briatore (poi ricoverato per Covid) ma ha ricevuto grande plauso per aver ottenuto un corposo prestito dall'Unione Europea per lanciare la ripartenza. La lotta alla pandemia e il Recovery Plan sono ancora il principale argomento del dibattito pubblico, assieme alla nascita di una nuova coalizione dei progressisti estesa ai 5 Stelle. All'opposizione invece, dopo la figuraccia sul Covid, il consenso di Briatore è collassato ma, con la Meloni ancora stigmatizzata come una vecchia politica, gli euroscettici dell'ex leghista Gialuigi Paragone in crisi dopo il varo del Recovery Fund e i popolari in piena guerra civile tra renziani e anti-renziani, si sta aprendo uno spazio a destra che potrebbe essere colmato da nuove forze politiche, per esempio dalla Lega di Luca Zaia o dalle formazioni di centro liberali come Azione dell'ex ministro Carlo Calenda.
Note dell'autore: pensavo venisse più breve, in fondo ho trascurato il lato "quirinalizio" e quasi ignorato quello internazionale, ma lo sapete che sono logorroico ;) Rispetto alla TL di Dario ci sono alcune modifiche sostanziali: il POD è retrodatato e si è cercato di mantenerlo unico, i cattolici non si scindono formalmente ma rimangono nel Partito Popolare mentre i cattolici progressisti confluiscono ne La Rete, Antonio Di Pietro non entra in politica perchè non ci sono gli attacchi di Berlusconi (ma la leggenda di Mani Pulite verrà ripescato dalla coalizione giallorossa), Salvini rimane nella Lega ma senza Forza Italia pensa di potersi lanciare al centro piuttosto che a destra, così facendo però il populismo salviniano non trova grande sbocco e alla fine è rimpiazzato dal più consono Tosi e dalla "corrente veneta" della Lega, i 5 Stelle nascono come spesso nascevano forze movimentiste opposte al rigido e stantio Partito Comunista ma come in HL i grillini da extraparlamentari che erano finiscono per entrare in parlamento e fanno una coalizione con il centrosinistra piuttosto che con i vituperati alleati di Renzi. Alla fine non sapevo se scegliere Giovannini o Cantone e li ho lasciati entrambi.
Segretari Generali del Partito Comunista
Italiano:
Enrico Berlinguer 1972-1986
Massimo D'Alema 1986-1996
Walter Veltroni 1996-2000
Piero Fassino 2000-2001*
Giovanni Berlinguer 2001-2006
Fabio Mussi 2006-2009
Cesare Damiano 2009-2011*
Pier Luigi Bersani 2011-2014
Gianni Cuperlo 2014-2016 *
Stefano Cofferati 2016-...
* Segretari-Reggenti scelti dopo le dimissioni del
precedente segretario.
Presidenti del Consiglio (N° di
Governi):
Carlo Azeglio Ciampi 1993 Indipendente (I)
Massimo D'Alema 1993-1997 Partito Comunista (I, II)
Walter Veltroni 1997-1998 Partito Comunista (I, II)
Mario Segni 1998-2003 Partito Popolare-Patto Segni (I, II,
III)
Claudio Fava 2003-2008 Partito Comunista (I, II, III)
Gianfranco Fini 2008-2012 Alleanza Nazionale (I, II)
Romano Prodi 2012-2013 Partito Popolare (I)
Matteo Renzi 2013-2016 Partito Popolare (I)
Angelino Alfano 2016-2018 Partito Popolare (I)
Enrico Giovannini/ Raffaele Cantone 2018-... Indipendente
di Centrosinistra (I)
Presidenti della Repubblica:
9 Oscar Luigi Scalfaro 1992-1999 DC/PPI
10 Franco Marini 1999-2006 PPI
11 Massimo D'Alema 2006-2013 PCI
12 Sergio Mattarella 2013-2020 PPI
13 Antonio Di Pietro 2020-... Indipendente di
centrosinistra
.
Dario Carcano torna alla carica:
Anche il PSI, a questo punto, poteva sopravvivere. Silvio si impossessa del PSI anziché fondare un proprio partito, e Forza Italia è uno slogan che entra a far parte dello stemma...
.
E Alessio Mammarella gli tiene dietro:
La mia fantasia ha provato a partorire questo canovaccio:
I) Berlusconi fonda il movimento
"Forza Italia" che accoglie adesioni dal PLI, ormai in declino, e dai radicali
(sempre alla ricerca di un partito-taxi per accedere al Parlamento); La
brillante crescita di Forza Italia gli consente di "far innamorare" il PSI, che
con la svolta democratica del PCI (diventato nel frattempo PDS) avverte
l'esigenza di spostarsi a sua volta più al centro e non trova un leader in grado
di compiere questa mutazione; Forza Italia e PSI alla fine si fondono e il
carismatico Berlusconi diventa leader dello storico partito.
Cosa c'è diverso rispetto alla HL: Berlusconi, non
avendo mire sull'elettorato ex-democristiano, sposa una linea politica laica, a
favore delle battaglie radicali (aborto, eutanasia...) e delle nascenti
tematiche LGBT. Questo PSI-Forza Italia ha quindi una linea politica simile al
partito di Macron.
II) Bossi, pur mantenendo una linea
politica populista e polemica verso gli altri partiti e le istituzioni
tradizionali, evita di calcare la mano sull'antimeridionalismo e sul razzismo;
la Lega quindi non trova veti per entrare nell'ALE (Alleanza Libera Europea) e
partecipa col tempo alla convergenza dei movimenti regionalisti con i partiti
verdi.
Cosa c'è diverso rispetto alla HL: la Lega è un
partito ecologista ed autonomista complementare rispetto ai verdi; se i verdi
rappresentano i vegani e coloro che, in nome della sostenibilità, sono pronti ad
assaggiare cibi non convenzionali, i leghisti rappresentano i tradizionalisti
del cibo a km zero carico di storia; se i verdi rappresentano la gioventù urbana
colta ed idealista, i leghisti rappresentano gli abitanti delle aree montane e
rurali.
III) Fini, imprime al MSI una
svolta molto più drastica: si libera dei simboli del passato e delle personalità
più controverse, rifondando il partito su tre pilastri: atlantismo, europeismo,
umanesimo. L'approdo finale della sua politica è la fusione con il morente PRI
che accoglie Fini come leader e molti altre personalità pragmatiche, di destra
sì ma intenzionate a rompere in modo chiaro con il passato.
Cosa c'è diverso rispetto alla HL: il partito si
colloca a destra ma è libero dallo scomodo "marchio d'infamia" di avere qualcosa
a che fare con il passato fascista. La sia linea politica è conservatrice ma non
populista anzi il partito gradisce rappresentare la fascia benestante e istruita
della popolazione pur prendendo pragmaticamente in considerazione le istanze
welfariste.
Secondo me questo spostamento a sinistra di quello che è in HL diventato il CDX significa che continuerebbe a esistere la DC, spostandosi evidentemente più a destra per rappresentare gli elettori che non troverebbero risposte né dalla Lega né da Alleanza Nazionale.
.
Restituiamo la parola a Perchè No?:
Il giornale francese "Marianne" (tendenza di sinistra, più o meno, chiaramente giacobino e vi ricordo che in Francia é una qualificazione positiva) ha pubblicato a fine 2020 un numero speciale dedicato alle ucronie (si fa per dire). Vi faccio una lista di queste ucronie, non risalgono molto indietro nel passato perché Marianne é sempre un giornale politico e polemico.
- Se il coronavirus fosse stato più
pericoloso per i giovani che gli anziani?
- Se Macron fosse diventato attore?
- Se i Gilets Jaunes avessero occupato l’Eliseo ?
- Se la Francia avesse impedito l’entrata nell’UE dei paesi dell'Europa
dell’Est?
- Se Internet non fosse mai esistita?
- Se Erdogan avesse restaurato il califfato ottomano?
- Se non fosse possibile sintetizzare un vaccino per il COVID-19?
- Se Trump avesse provocato un conflitto diretto con la Cina?
Cosa ne pensate? Personalmente l’ucronia erdoganista mi sembra la più interessante. Però... c'è un però: "Marianne" intende che Erdogan si autoproclama Califfo, o che resta il capo politico dei Turchi mentre proclama Califfo qualcun altro? In effetti ottomano vuol dire proprio ottomano, e cioè l'italianizzazione dell'aggettivo riferito alla dinastia Osmanlı che resse storicamente l'impero fin dal XIV secolo; ergo, in quel caso "Marianne" parla di una restaurazione di Dundar Ali, certo sotto il patrocinato di Erdoğan. Potrebbe essere una restaurazione stile Ammiraglio Horthy o alla Francisco Franco: il pretendente è contrario ad essere restaurato come fantoccio del dittatore di turno il quale a sua volta è poco propenso a cedere il potere a qualcun’altro, per cui la monarchia é restaurata ma il “monarca” rimane in esilio da qualche parte. Quanto al califfato, il titolo di Califfo è stato abolito fa da una legge della Repubblica Turca e da un’altra può essere restaurato. Quanto sia efficace sul mondo musulmano, specie arabo, è tutto un altro discorso.
.
Iacopo propone:
Se i Gilet Jaunes avessero preso l'Eliseo si potrebbe avverare il trasloco di sede che proposi qualche anno fa, con la sede della Presidenza a Saint Denis...
.
E Perchè No? gli risponde:
Lo spostamento della presidenza francese é un vecchio progetto che esisteva già all'epoca di De Gaulle: Les Invalides, la scuola militare (ai piedi della Torre Eiffel), il Castello di Vincennes, un centro amministrativo tutto nuovo costruito su diversi siti tra i quali Saint-Denis. Le proposte sono state numerose e tutte rappresentano una scelta migliore dell'Eliseo, ma non hanno l'unico punto forte dell'Eliseo: non si può fare nulla di più centrale in Parigi (più centrale dell'Eliseo c'è solo il Louvre o il Palais-Royal).
.
C'è spazio anche per il "racconto poco serio" di Dario Carcano:
A volte si vorrebbe risvegliarsi e scoprire che era tutto un incubo... ma risvegliarsi dove?
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto
un brutto sogno. C’erano al governo Salvini coi Cinque Stelle… come chi sono
Salvini e i Cinque Stelle!? Vabbè, lasciamo perdere. Però, spinto da curiosità,
mi alzai in piedi, aprii la finestra, e chiesi ad un passante chi ci fosse al
governo in quel momento.
“Un'Intelligenza Artificiale con la personalità di Andreotti!”
"Oh c####!" pensai in quel momento.
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto
un brutto sogno. Mi alzai in piedi, aprii la finestra, e chiesi ad un passante:
“Mi scusi, chi c’è al governo in questo momento?”
Si guardò intorno disorientato e mi rispose:
“Lei chi? State parlando con me?”
“Sto parlando con Lei-tu.”
“Il Lei è stato abolito, come dovreste ben sapere.”
“Voi chi?”
“Voi-lei... cioè, volevo dire, Voi-tu.”
E in quel momento mi sorse un sospetto...
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto
un brutto sogno. Mi alzai in piedi, aprii la finestra e chiesi ad un passante
chi ci fosse al governo in quel momento.
“Was? Ich verstehe nicht! Könnten Sie das bitte wiederholen?”
E notando un individuo con una uniforme nera e una fascia rossa al braccio fermo
all’angolo della strada, mi venne nuovamente un sospetto.
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto un brutto sogno. Notai un poster appeso alla parete:
"Ok, non mi alzo nemmeno!" pensai.
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto un brutto sogno...
.
Il nostro William Riker ha aggiunto:
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto
un brutto sogno...
Mi alzai seduto sul letto, mi stiracchiai e accesi la radio. Proprio allora
iniziava il notiziario. La voce calda e pastosa della giornalista leggeva:
"Signore e signori, una splendida giornata a tutti. Il Presidente degli Stati
Uniti d'Europa Giovanni Falcone ha dichiarato che si recherà quanto prima nella
Repubblica Democratica di Cina per incontrare la Presidente neoeletta Gao Yu,
giornalista di fama planetaria, e cementare l'amicizia tra le due superpotenze
economiche mondiali. Dal canto suo il Presidente degli Stati Uniti d'America Bernie Sanders, in visita di stato sull'isola di Cuba, ha
annunciato che
inviterà quanto prima a Washington la neopresidente cinese e il Presidente del
Consiglio dei Ministri degli Stati Uniti d'Europa Aleksej Anatol'evič Naval'nyj per
fare il punto sulla progettata riduzione del 50 % dell'emissione di gas serra
entro il 2030 per scongiurare gli effetti del riscaldamento climatico. Papa Francesco
ha iniziato la sua visita pastorale nel Regno di Libia ed oggi incontrerà il
sovrano Muhammad I al-Senussi e il Gran Muftì di Tripoli nel corso di un viaggio
dai forti contorni ecumenici. Il Re dell'Arabia Hashemita Abd Allāh II ibn
al-Husayn ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il Primo Ministro Israeliano
Isaac Herzog per lo status definitivo della Città Santa di Gerusalemme. Un team di
archeologi dell'Università La Sapienza di Roma ha dato notizia di aver localizzato
con certezza la tomba di Alessandro Magno al largo della città di Alessandria
d'Egitto, in un quartiere oggi sommerso dal mare. Il CERN di Ginevra
ha reso nota la scoperta della prima particella supersimmetrica, pietra miliare
sulla strada dell'unificazione di tutte le forze della natura. Il Torino
Football Club Campione d'Italia e d'Europa ha annunciato l'ingaggio dell'asso
brasiliano Neymar da Silva Santos per la modica cifra di 250 milioni di euro. È
iniziato il Campionato Mondiale di Rugby in Giappone, il "quindici" degli
Azzurri d'Italia nel primo match ha sotterrato il Sudafrica per 93-15 con cinque
mete dell'intramontabile Sergio Parisse. Auguro ancora a tutti voi una magnifica
giornata."
Mi svegliai, ricordando solo di aver fatto un sogno stupendo...
.
Non può mancare la domanda (molto d'attualità) postaci il 27 dicembre 2020 dal nostro Dario Carcano:
Il 2020 sta per finire; un anno che poche
persone ricorderanno positivamente a causa del coronavirus SARS-CoV-2 e della
pandemia che ha provocato.
Tuttavia, in questi giorni mi è venuto in mente che forse poteva andarci peggio;
perché se il coronavirus fosse apparso non nel 2020 ma nel 1990, avrebbe avuto
conseguenze ben peggiori.
30 anni fa non c'erano tecnologie che permettessero il lavoro da casa, la stessa
parola "telelavoro" era sconosciuta. Se nel 1990 ci fosse stata una pandemia
come quella che stiamo vivendo adesso, l'economia avrebbe dovuto fermarsi sul
serio, con conseguenze occupazionali ben peggiori di quelle che stiamo
sperimentando. L'Europa sarebbe stata divisa di fronte alla pandemia, infatti
iniziarono proprio quell'anno i negoziati per il trattato di Maastricht.
L'Italia sarebbe nella situazione peggiore possibile per affrontare una pandemia
del genere: un debito pubblico alle stelle, una moneta svalutata e vulnerabile
alle speculazioni dei mercati, una classe politica in crisi di consensi e
legittimità.
Probabilmente la pandemia accelererà il collasso dei regimi comunisti
nell'Europa orientale, ma paradossalmente l'URSS potrebbe uscirne rafforzata se
Gorbačëv gestisce bene l'emergenza e ne approfitta per rimuovere quella parte
del PCUS ostile alle sue riforme.
Gli USA avrebbero il grande vantaggio di non avere Trump alla Casa Bianca, e
probabilmente gestirebbero la pandemia meglio che in HL. Però la pandemia
potrebbe spingere il governo americano ad annullare l'invasione dell'Iraq, e
senza la prima guerra del Golfo non ci sarebbe l'espansione di Al Qaida, e forse
non ci sarebbe l'11 settembre, con conseguenze enormi sul Medio Oriente.
Insomma, se il coronavirus avesse colpito nel 1990 invece che nel 2020 il mondo
sarebbe completamente diverso.
.
La palla torna all'immaginoso William Riker:
Lettera da Orgosolo (NU)
All'attenzione del Presidente della Camera dei Deputati On. Roberto Fico
In considerazione del fatto che oggi, addì
24 gennaio 2022, la prima votazione per l'elezione del tredicesimo Presidente
della Repubblica Italiana prevedeva - ai sensi dell'art. 83 della Costituzione
della Repubblica - un quorum di 672 voti, e si sono registrate per l'appunto 672
schede bianche, io, Bianca Scheda, figlia di fu Efisio Scheda e di Grazia
Orrù, 52 anni, separata, residente a Orgosolo (NU) in Via Brigata Sassari 66, di
professione tabaccaia nel Comune di Oliena (NU), chiedo di essere riconosciuta
come legittima Presidente Eletta della Repubblica.
Infatti tutti gli italiani collegati con Rai Parlamento hanno sentito la Sua
voce che ripeteva per 672 volte "Scheda Bianca! Scheda Bianca! Scheda
Bianca!..." Questo è per l'appunto il mio nome e cognome, come si può appurare
dalla fotografia allegata della mia carta di identità. Ed avendo il mio nome
raggiunto il quorum per l'elezione, domani mi presenterò a Palazzo Montecitorio
per essere ufficialmente proclamata Presidente e per leggere il discorso che ho
già preparato, prima di trasferirmi al Quirinale con i miei tre figli e il mio
attuale convivente.
Certa che la mia richiesta sarà accolta, in ossequio alle leggi della
Repubblica, porgo distinti saluti.
sig.ra Scheda Bianca
SCHBNC69E60F979S
Orgosolo (NU)
schbianca969@libero.it
.
Cediamo la parola ad Alessio Mammarella:
Secondo me è vero che sempre più spesso
alcuni direttori di giornale scambiano il concetto legittimo di linea editoriale
con quello di "scriviamo tutto e il contrario di tutto pur di convincere i
nostri lettori che il mondo va come diciamo noi". Tuttavia, confrontando più
fonti e tenendo attivo lo spirito critico ("Siate furbi come serpenti...") ci si
può informare bene. Una cosa che mi viene in mente, a questo proposito, è la
questione del pensiero binario. Ecco, se vogliamo trovare un grande difetto ai
nostri giornali, è quella di tendere a dividere la realtà in due campi: con chi
governa o contro chi governa, ponte sì/ponte no, più tasse/meno tasse ecc...
Mi sto convincendo che tutti i tentativi di superare il nostro disfunzionale
bipolarismo (dalla Lega che corre da sola nel 1996 ai vari tentativi di
costruire un partito centrista significativo, fino al Movimento Cinque Stelle)
sono falliti perché sono proprio i media che ci propongono un modo binario di
percepire e interpretare la realtà. Ci spingono a schierarci da una parte o
dall'altra, ci inducono a leggere le vie di mezzo come "ambiguità", "inciucio"
ecc... e il risultato di questa azione pluridecennale sono posizioni sempre più
intransigenti, incomunicabilità e conflitto muro contro muro.
Questo è un problema sociale che prima o poi bisognerà studiare e affrontare.
.
Sempre Alessio ha avanzato un'altra proposta:
Così il quotidiano "La Stampa" di venerdì 2 febbraio 1990 immaginava l'Europa del 2020:
Decisamente l'autore di questa cartina non ne ha azzeccata una, tranne il Big Bang jugoslavo e l'arroganza di Putin. Peraltro il 2 febbraio 1990 non serviva essere grandi profeti per prevedere la fine della Jugoslavia: c'era già stato il famigerato Memorandum SANU, e il partito comunista della jugoslavia era lacerato dalle tensioni tra serbi e croati. Inoltre ipotizzare Londra parte degli "Stati Uniti d'Europa" con il senno di poi è come immaginare il Messico ammesso negli USA come 51° stato.
Ma quali modifiche ucroniche occorre apportare alla HL, per rendere possibile questa situazione geopolitica al 2 febbraio 2020? (e quindi alla vigilia della pandemia da Covid19)
.
Tutto questo ha fatto venire una magnifica idea al nostro webmaster:
E se "l'Europa a due velocità" si fosse realizzata davvero, accelerando l'integrazione europea almeno degli stati più avanzati? Forse oggi esisterebbe davvero la...
Comunità Politica Europea
Nome
ufficiale: Communauté Politique Européenne (CPE) /
Europäische Politische Gemeinschaft (EPG) / Comunità Politica Europea (CPE) / Europese Politieke Gemeenschap
(EPG) / Comunidad
Política Europea (CPE) / Comunitat Política Europea (CPE) / Comunidade Política Europeia
(CPE) / Europako Erkidego Politikoa (EEP) / Comunautat Politica Europèa (CPE) / Europos Politinė Bendrija
(EPB) /
Eiropas Politiskā Kopiena (EPK) / Euroopa Poliitiline Kogukond (EPK) / Euroopan Poliittinen
Yhteisö (EPY) /
Európske Politické Spoločenstvo (EPS) / Evropska Politična Skupnost
(EPS) / Europska
Politička Zajednica (EPZ) / Ευρωπαϊκή Πολιτική Κοινότητα
(EΠK) / Avrupa Siyasi Topluluğu (AST) / European Political Community (EPC)
/ Comhphobal Polaitiúil na hEorpa (CPE) / Coimhearsnachd Poilitigeach Eòrpach
(CPE) / Eŭropa
Politika Komunumo (EPK)
Capitale federale: Bruxelles / Brussel (1.201.129
ab.)
Sede del Parlamento Federale: Strasburgo (291.313 ab.)
Sede della Corte di Giustizia Federale: Den Haag (L'Aia,
565.701 ab.)
Altre Città: Berlino (4.001.242 ab.), Madrid (3.223.334 ab.), Roma (2.872.800 ab.), Parigi (2.206.488 ab.), Vienna (1.888.776 ab.),
Amburgo (1.830.584 ab.), Barcellona (1.620.343 ab.), Monaco di Baviera
(1.456.039 ab.), Milano (1.366.180 ab.), Colonia (1.080.394 ab.), Napoli
(955.503 ab.), Torino (882.523 ab.), Marsiglia (861.635 ab.), Amsterdam (854.047
ab.), Valencia (791.413 ab.), Zagabria (790.017 ab.)
Fondazione: 1° gennaio 2025
Motivo della fondazione: Secondo Trattato di Roma
del 9 maggio 2022
Forma di Governo: Repubblica Federale Parlamentare;
il Parlamento Federale di 560 membri è eletto a suffragio universale ogni cinque
anni (vota chi ha più di 17 anni); il Parlamento elegge il
Presidente Federale e vota la fiducia al Governo Federale
Suddivisioni amministrative:
25 stati federali (20 repubbliche, 5 monarchie), 21 Territori d'Oltremare con
autogoverno, 4 Territori Australi e Antartici disabitati, più un Distretto Federale
per la Capitale
Stati Federali: Austria,
Catalogna,
Cipro, Croazia, Estonia, Euskal Herria, Fiandre, Finlandia, Francia, Germania,
Grecia, Irlanda, Italia,
Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, San Marino, Scozia, Slovacchia, Slovenia,
Spagna, Vallonia
Territori d'Oltremare: Aruba, Azzorre, Bonaire,
Canarie, Ceuta, Curaçao, Guadalupa, Guyana Europea, Madeira, Martinica, Mayotte,
Melilla, Nuova Caledonia, Polinesia Europea, Riunione, Saint Pierre e Miquelon,
Saba, Saint-Barthélemy, Saint-Martin/Sint Maarten, Sint Eustatius, Wallis e
Futuna
Territori Australi e Antartici disabitati: Isole
Crozet, Isole Kerguelen, Isole Saint-Paul e Nuova Amsterdam, Antartide Europea
(Terra Adelia)
Presidente della Repubblica: François Bayrou (Partito Liberaldemocratico), nato in
Francia il 25 maggio 1951, in carica dal 7 gennaio 2025
Partiti rappresentati nel Parlamento Federale:
Partito Conservatore (6%), Partito Popolare (26%), Partito Liberaldemocratico
(21%), Partito Socialdemocratico (29%), Alleanza
dei Verdi (7%), Alleanza di Sinistra (6%),
altri (5%). I Partiti dichiaratamente antieuropei sono esclusi dal voto
Presidente del Parlamento Federale:
Ursula Gertrud von der Leyen (Partito Popolare), nata in Germania l'8 ottobre
1958, in carica dal 3 gennaio 2025 (la presidenza del Parlamento spetta
all'opposizione)
Presidente del Consiglio dei Ministri: Paolo
Gentiloni Silveri (Partito Socialdemocratico), nato in Italia il 22 novembre
1954, in carica dal 1° gennaio 2025, a capo di una coalizione tra il
Partito Liberaldemocratico, il Partito Socialdemocratico, l'Alleanza dei Verdi e
alcuni partiti minori
Ingresso nell'ONU: 2 gennaio 2025
Superficie: 2.909.436 km2
Abitanti:
351.593.719 al 1° gennaio 2025
Densità:
120,85 abitanti per km2
Tasso di crescita della popolazione: 4,3%
Tasso di natalità: 8,7 nascite ogni 1000 abitanti
Tasso di mortalità: 6,3 decessi ogni 1000 abitanti
Tasso di fertilità:
1,53 nati per donna
Speranza di vita media:
82,3 anni (maschi: 78,5 anni; femmine: 84,0 anni)
Tasso di urbanizzazione:
74%
Tasso di alfabetizzazione: 83%
Obbligo scolastico: 18 anni
Fusi orari: da UTC+0 a UTC+2
(ora solare), da UTC+1 a UTC+3 (ora legale)
Lingue ufficiali del governo federale:
francese, tedesco, italiano, olandese, spagnolo, catalano, basco, portoghese,
occitano, lituano, lettone, estone, finlandese, slovacco, sloveno, croato,
greco, turco, inglese, irlandese, gaelico scozzese, esperanto
Religioni: Cattolicesimo (48%),
Protestantesimo (12%), Ortodossia (8%), altre confessioni cristiane (4%), Islam
(2%), non religiosi (23%), altre (3%). Nella CPE vivono circa 788.000 Ebrei,
750.000 Buddisti, 500.000 Induisti e 63.000 Baháʼí.
Pena di morte: non in vigore
Esercito: CED (Comunità Europea di Difesa), 1.500.000
effettivi, 4 milioni di riservisti, la coscrizione è su base volontaria; la CPE
ha un arsenale di circa 400 armi nucleari distribuite tra Francia, Germania e
Italia
Segretario Generale della CED: Mark Rutte, nato nei
Paesi Bassi il 14 febbraio 1967, in carica dal 1° ottobre 2024
Capo di Stato Maggiore delle Forze Amate della CED:
Generale Serhij Oleksandrovyč Šaptala, nato in Ucraina il 5 febbraio 1973, in
carica dal 28 luglio 2021
Moneta:
Euro (1 € = 1,0327 $ USA al 1° gennaio 2025), adottato bilateralmente anche da
Andorra, Principato di Monaco e Città
del Vaticano, e unilateralmente anche da Montenegro e Kosovo
Sede della Banca Centrale Europea:
Francoforte sul Meno (763.380 ab.)
Presidente della Banca Centrale Europea:
Mario Draghi, nato in Italia il 3 settembre 1947, in carica dal 1°
novembre 2016
PIL: 17.500 miliardi di € al 1°
gennaio 2025
PIL pro capite: 18.571,48 €/ab. al 1° gennaio 2025
Tasso di Crescita Economica: 2,7% al 1° gennaio
2025
Produzione energetica totale: 3973,8 TWh/anno
Consumo energetico totale:
10.106,9 TWh/anno
Consumo energetico pro capite: 28,75 MWh/ab. anno
Fonti energetiche principali: petrolio (32%), gas naturale (22%),
nucleare (15%), idroelettrico (12%), carbone (10%), solare (5%), altre fonti rinnovabili (4%)
Reattori nucleari a fissione: 96 funzionanti, 13 in
costruzione, 21 pianificati, 24 proposti
Reattore nucleare a fusione: ITER, in costruzione a
Cadarache (Francia), dovrebbe diventare operativo nel 2030
Agenzie di Ricerca Scientifica:
CERN (Conseil
Européen pour la Recherche Nucléaire), con sede a Ginevra (Svizzera); LEGS
(Laboratori Europei del Gran Sasso) con sede ad Assergi, L'Aquila; European
Southern Observatory sul Cerro Paranal (Cile); osservatorio di onde
gravitazionali VIRGO a Cascina (Pisa)
Direttore del CERN: Fabiola Gianotti, nata in
Italia il 29 ottobre 1960, in carica dal 1° gennaio 2016
Agenzia Spaziale: ESA (European Space
Agency), il cui quartier generale è il Centro Europeo per la Ricerca e la
Tecnologia Spaziale (ESTEC) con sede a Noordwijk (Paesi Bassi)
Direttore dell'ESA: Josef Aschbacher, nato in
Austria il 7 luglio 1962, in carica dal 1° marzo 2021
Poligono Spaziale: Centre Spatial Guyanais a Kourou
(Guyana Europea)
Basi Spaziali permanentemente abitate:
European
Space Station (ESS, in orbita terrestre); Alpha Moonbase (sulla Luna, presso il
Polo Sud lunare)
Bandiera: dodici stelle d'oro in campo azzurro,
disegnata dal francese Arsène Heitz ispirandosi ad Apocalisse 12,1 e adottata
ufficialmente l'8 dicembre 1955
Festa Nazionale:
9 maggio ("Europa Day"), che commemora la "Dichiarazione Schuman" del 9 maggio
1950, considerata l'atto fondativo della CPE
Inno nazionale: "Inno alla Gioia" (1824),
testo di Friedrich Schiller, musica di Ludwig Van Beethoven, adottato nel 1972
Motto: In Varietate Concordia
Targa: CPU
TLD: .cpu
Cronologia:
1834: Giuseppe Mazzini fonda a
Berna la "Giovine Europa".
1865: l'Unione Monetaria Latina
è considerata il primo tentativo di arrivare pacificamente all'unificazione
dell'Europa, ma il progetto sarà abbandonato nel 1914 allo scoppio della Grande
Guerra.
1922: il filantropo austriaco Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi fonda
l' Unione Paneuropea Internazionale, con lo scopo di porre le basi per il
conseguimento dell'unità politica ed economica dell'Europa. Tale organizzazione
è tuttora operativa.
1929: il 5 settembre il Ministro degli Esteri francese Aristide Briand
pronuncia davanti all'assemblea della Società delle Nazioni un discorso in cui
prefigura l'unificazione europea su base federale come unico mezzo per prevenire
future guerre.
1941: confinati all'isola di Ventotene dal regime fascista, Altiero
Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann scrivono il
Manifesto di Ventotene, che prefigura una futura unione federale del continente
europeo.
1950: il 9 maggio la "Dichiarazione Schuman" prospetta il
superamento delle rivalità storiche tra Francia e Germania, grazie alla
costituzione di un'Alta Autorità per la messa in comune e il controllo delle
riserve europee di carbone e acciaio.
1951: il 18 aprile viene fondata la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio).
1952: viene istituita la CED (Comunità Europea di Difesa), primo passo verso la
Comunità Politica Europea.
1954: viene fondato il CERN, cui inizialmente aderiscono 12 paesi (oggi
sono 25).
1957: il 25 marzo con il Primo Trattato di Roma viene fondata la CEE (Comunità Economica
Europea), di cui fanno parte Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia,
Lussemburgo e Paesi Bassi. Contestualmente gli stessi paesi fondano la CEEA
(Comunità Eluropea dell'Energia Atomica), detta anche EURATOM.
1960: i paesi della CEEA si dotano dell'arma nucleare, da usare
unicamente come deterrennte contro un Terzo Conflitto Mondiale
1967: Danimarca, Repubblica di Irlanda e Norvegia aderiscono alla CEE e alla
CED, che salgono così a nove stati. Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
del Nord rifiuta con un referendum popolare di aderire alla CEE e alla CED.
1968: nasce il MEC (Mercato Comune Europeo), cui aderiscono i nove paesi della
CEE.
I paesi CEE firmano il Trattato di Non Proliferazione Nucleare.
1975: i nove paesi della CEE danno vita alla CME (Comunità Monetaria Europea),
che porterà alla nascita dell'euro.
Per la seconda volta il Regno Unito rifiuta
con un referendum popolare di aderire alla CEE.
Viene fondata l'Agenzia Spaziale Europea (ESA).
1979: prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento Europeo, che ha
sede a Bruxelles. La prima Presidente del Parlamento Europeo è la francese
Simone Veil, sopravvissuta alla Shoah.
1981: la Grecia, liberatasi della dittatura dei Colonnelli, aderisce alla CEE e
alla CED, che salgono così a 10 stati membri.
1985: con un referendum popolare la Groenlandia e le Isole Fær Øer decidono di
restare membri della CEE, anche se con uno statuto speciale.
1986: Spagna e Portogallo aderiscono alla CEE e alla CED, che salgono così a 12
stati membri.
1989: caduta del Muro di Berlino.
1990: riunificazione tedesca, la ex Germania Est si unisce alla Germania Ovest
ed entra a far parte di CEE e CED.
1991: la Federazione Jugoslava si sfascia, in Bosnia-Erzegovina scoppia una
violenta guerra civile tra serbi, bosgnacchi e croati.
1992: dieci dei paesi membri della CEE, cioè tutti escluse Danimarca e Norvegia,
decidono di aderire alla Comunità Economica e Politica Europea (CEPE), che
persegue l'obiettivo dell'unificazione monetaria e federale. Danimarca e
Norvegia restano membre della CEE, che resta in vita per accogliere i nuovi
paesi nati dalla caduta del socialismo reale e dalla disintegrazione di URSS,
Cecoslovacchia e Jugoslavia, in attesa che abbiano i parametri per partecipare
anch'essi all'integrazione politica.
1993: la Cecoslovacchia si divide pacificamente nella Repubblica Ceca e
nella Repubblica di Slovacchia.
1994: primo intervento militare della CED, che impone la pace in
Bosnia-Erzegovina e la creazione di un'entità federale che riunisce la Republika
Srpska (serba) e la Federacija Bosne i Hercegovine (FBiH, bosgnacca e croata).
Grande successo internazionale per la CED.
1995: Austria, Finlandia e Svezia aderiscono alla CEE, che sale così a 15 stati
membri. Finlandia e Svezia aderiscono anche alla CED, abbandonando la
tradizionale neutralità, mentre l'Austria resta non allineata.
La Svizzera respinge con un referendum popolare la proposta di adesione
alla CEE.
1997: i paesi della CEPE e della CED firmano il Protocollo di Kyoto per cercare
di limitare i danni del riscaldamento climatico provocato dai gas serra.
1998: l'Austria e la Finlandia aderiscono alla CEPE, che sale così a 12 stati
membri; la Svezia resta nella sola CEE.
1999: l'Euro, nuova moneta comune europea, entra immediatamente in circolazione
in 11 dei 12 paesi della CEPE, cioè tutti tranne la Grecia.
Il regime serbo di Slobodan Milošević tenta di scacciare gli albanesi dal
Kosovo. La CED interviene in forze, il regime di Milošević cade, e il Kosovo
proclama unilateralmente la sua indipendenza.
2001: anche la Grecia aderisce all'Euro.
La CED interviene in Afghanistan a sostegno degli USA, colpiti dagli attacchi
terroristici dell'11 settembre, per rovesciare il regime dei Talebani e
catturare Osama Bin Laden.
2003: riunificazione di Cipro in un'unica federazione greco-turca, altro grande
successo della CEPE.
La CED rifiuta di partecipare alla Seconda Guerra del Golfo per rovesciare il
regime di Saddam Hussein, partecipano invece Regno Unito e Turchia.
2004: Cipro (riunificata), Estonia, Malta, Lettonia, Lituania, Polonia,
Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono alla CEE, i cui
stati membri salgono così di colpo a 25, e alla CED, che arriva a 24 membri.
2005: la prima Costituzione Europea viene approvata da tutti i menbri della CEE
(in Danimarca sono necessari due referendum).
Il Montenegro proclama la sua indipendenza, ha fine ciò che restava della
Jugoslavia.
Viene ultimata la costruzione dell'European Space Station (ESS), stazione
spaziale in orbita terrestre costruita in cooperazione con le agenzie spaziali
di Canada, India, Corea del Sud e Giappone.
2007: Bulgaria e Romania aderiscono alla CEE, che sale così a 27 stati membri,
e alla CED, che arriva a 26 membri.
La Slovenia aderisce alla CEPE, che sale a 13 stati membri, e adotta l'Euro.
2008: Cipro e Malta aderiscono alla CEPE, che sale così a 15 stati membri,
e adottano l'Euro.
Per difendersi dall'espansionismo aggressivo di Vladimir Putin, la Georgia
aderisce alla CED, che sale così a 27 membri.
2009: la Slovacchia aderisce alla CEPE, che sale così a 16 stati membri,
e adotta l'Euro.
2011: l'Estonia aderisce alla CEPE, che sale così a 17 stati membri, e
adotta l'Euro.
2012: con la mediazione della CEPE, la Grecia riconosce la ex Repubblica
Jugoslava di Macedonia, che assume il nome di Macedonia del Nord.
Fallisce il tentativo della Trasnistria (filorussa) di secedere dalla Moldova
grazie all'intervento delle forze armate della CED.
2013: la Macedonia del Nord e la Croazia aderiscono alla CEE e alla CED, che salgono
così a 29 stati membri.
Con due referendum popolari, San Marino e Andorra accettano di aderire alla CEE,
che sale così a 31 stati membri, ma non alla CED.
2014: la Lettonia aderisce alla CEPE, che sale così a 18 stati membri, e
adotta l'Euro.
Dopo i moti di piazza e la destituzione del presidente filorusso Viktor
Janukovyč, accusato di voler riunificare l'Ucraina alla Russia, l'Ucraina
aderisce alla CED (che sale a 30 membri) e avanza domanda formale di adesione alla CEE. La presenza militare europea
impedisce a Vladimir Putin di invadere la Crimea e il Donbass, regioni russofone
cui comunque Kyiv concede una larga autonomia.
La Georgia presenta domanda formale di adesione alla CEE.
Il 18 settembre con un referendum la Scozia si proclama indipendente dal Regno
Unito, sciogliendo l'Atto d'Unione che durava da 313 anni, anche se formalmemte
Elisabetta II resta la sua sovrana. In tal modo la Scozia può aggirare i veti
inglesi (nei referendum precedenti gli scozzesi hanno sempre votato a favore dell'integrazione
europea) e presentare domanda di adesione alla CEE
2015: la Lituania aderisce alla CEPE, che sale così a 19 stati membri, e
adotta l'Euro.
2016: dopo l'addio della Scozia, il Regno Unito rifiuta per la terza volta con
un referendum di aderire alla CEE.
L'Ungheria viene espulsa dalla CEE e dalla CED a causa delle politiche filorusse del suo
primo ministro Viktor Orbán (unico caso finora nella storia). La CEE scende a 30
stati membri e la CED a 29.
2017: il Presidente USA Trump decide di sciogliere la NATO. La CED ne assume
definitivamente le funzioni; di conseguenza l'Islanda e la Turchia aderiscono
alla CED. Anche il Canada ne diviene membro a tutti gli effetti,
nonostante non sia un paese europeo, e la CED sale a 32 stati membri.
Il 1° ottobre con un referendum popolare la Catalogna proclama la sua
indipendenza dalla Spagna. Inizialmente il governo di Madrid disconosce il
risultato e si sfiora la guerra civile, ma in seguito l'intervento della CEPE e
della CED calma gli animi e la Catalogna è riconosciuta da Madrid come paese
indipendente. Resta membro della CEPE, che sale così a 20 stati membri (la CEE a
31 e la CED
a 33 stati membri).
2018: con l'accordo CETA il Canada diventa "paese associato alla CEE", nuova
denominazione che indica un partneriato economico speciale per i paesi non
membri CEE.
Per effetto domino, anche i Paesi Baschi ottengono l'indipendenza dalla Spagna
con il nome di Euskal Herria. Anch'essi restano membro della CEPE, che sale a 21
membri (e la CEE a 32 membri), ma rifiutano di aderire alla CED. A questo punto
il governo spagnolo adotta una struttura federale per lo stato, e così di evita
la secessione di altre regioni, come la Galizia, l'Aragona e le Asturie.
2019: storica riunificazione dell'Irlanda: l'Irlanda del Nord entra a far parte
della CEPE. Elisabetta II resta sovrana del "Regno Unito di Inghilterra e
Galles".
Anche la Bosnia-Erzegovina, la Serbia e il Kosovo ottengono lo status di paesi
associati alla CEE, avviando il completamento dell'integrazione europea dei
Balcani Occidentali.
Con la mediazione della CED si arriva a un accordo di pace tra l'Armenia,
alleata della Russia, e l'Azerbaigian, più interessato ad avvicinarsi
all'Europa. Alla regione dell'Artsakh è concessa una larga autonomia.
2020: Albania e Montenegro aderiscono alla CEE, che sale a 34 stati
membri, e alla CED, che sale a 35 membri.
Dopo la fine politica di Benjamin Netanyahu, il leader israeliano sostenuto
dall'estrema destra che voleva deportare tutti i Palestinesi in Egitto e in
Giordania, la CEPE negozia un trattato di pace tra Israele e Palestina;
quest'ultima viene riconosciuta come repubblica indipendente con sovranità sulla
Striscia di Gaza e sul 73% della West Bank.
La pandemia da SARS-CoV-2 colpisce duramente i paesi europei, ma quelli
integrati nella CEPE mettono in atto strategie efficaci di isolamento dei
focolai e il numero totale delle vittime è contenuto (il paese con più vittime
della CEPE è l'Italia).
2021: la Scozia aderisce direttamente alla CEPE senza passare per la CEE, unico
paese finora a farlo, e adotta l'Euro. Anche San Marino aderisce alla
CEPE, che sale così a 23 stati membri (già adottava l'Euro per una convenzione
con l'Italia), la CEE a 35 e la CED a 36.
La CEPE negozia la pace tra Serbia e Kosovo, che si riconoscono reciprocamente e
possono proseguire il cammino verso la piena integrazione europea.
La CED, che ha preso il posto della NATO, intensifica la sua presenza in
Afghanistan, impedendo così il ritorno al potere dei Talebani e tutelando i
diritti delle donne.
2022: il 9 maggio, 72° anniversario della "Dichiarazione Schuman", viene decisa
l'adozione di una vera struttura federale sovranazionale per la CEPE. Tra le
varie proposte (Federazione Europea, Unione Europea, Stati Uniti d'Europa)
prevale il ritorno alle origini e al nome di "Comunità Politica Europea" voluto
dai padri fondatori.
Dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán, l'Ungheria viene riammessa nella
CEE, che sale a 36 stati membri, e nella CED, che sale a 37 membri.
Israele, Palestina, Giordania e
Principato di Monaco diventano anch'essi paesi
associati alla CEE.
2023: la Croazia aderisce alla CEPE, che sale così a 24 stati membri, e
adotta l'Euro.
Nonostante le minacce di Vladimir Putin, la Moldova e l'Ucraina aderiscono
alla CEE, che sale a 38 stati membri. La Moldova aderisce anche alla CED, che
sale anch'essa a 38 membri.
Dopo la definitiva sconfitta elettorale di Recep Tayyip Erdogan, che si atteggiava a nuovo
califfo, la Turchia diviene membro associato della CEE e riprende il cammino per
l'adesione alla Comunità.
Con la missione Artemis 4 l'ESA batte la concorrenza di americani, russi e
cinesi e torna a far sbarcare un equipaggio umano sulla Luna dopo 54 anni. Al
comando della missione c'è l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, prima
donna a mettere piede sul nostro satellite.
2024: separazione consensuale tra Vallonia e Fiandre, già nazioni costitutive
del Regno del Belgio, che diventano indipendenti anche se in unione personale
sotto il sovrano Filippo di Sassonia-Coburgo-Gotha. Intorno alla città di
Bruxelles è costituito il Distretto Federale per accogliere la capitale della
Comunità Politica Europea. La CEPE sale a 25 stati membri (la CEE e la CED a 39 stati
membri).
Anche Israele e Palestina aderiscono alla CED, che sale a 40 stati membri, garantendosi così
contro eventuali attacchi dall'esterno.
Marocco, Algeria, Tunisia e la Libia del dopo Gheddafi diventano paesi associati
alla CEE, i primi stati africani a centrare questo obiettivo. I paesi associati
alla CEE salgono a 13.
Viene approvata da tutti e 25 i paesi membri la Seconda Costituzione Europea,
che entra in vigore solo nei paesi CEPE.
Viene inaugurata Alpha Moonbase, la prima base lunare permanentemente abitata,
sit nei pressi del Polo Sud lunare.
2025: il 1° gennaio entra in vigore il Secondo Trattato di Roma: la CEPE
si trasforma in Comunità Politica Europea (CPE), un vero stato federale i cui 25
membri mettono in comune politica estera, economia e difesa, lasciando le altre
competenze agli stati nazionali, ora divenuti Stati Federali. Alla cerimonia a
Bruxelles sono presenti tra gli altri la Presidente del Consiglio dei Ministri
italiano Anna Finocchiaro, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio
Mattarella, la Presidente degli Stati Uniti d'America Kamala Harris con la
Vicepresidente Alexandria Ocasio-Cortez, il Primo Ministro dell'Ungheria Péter Magyar, il
Primo Ministro della Turchia Özgür Özel, il Primo Ministro dello Stato d'Israele
Yair Lapid, la Presidente della Repubblica di Palestina Hanan Dāwūd Khalīl
Ashrāwī, la Presidente della Repubblica Federale di Libia Salwa Bugaighis e la
Presidente dell'Afghanistan Fawzia Koofi. E' presente anche Paola de Gasperi, 91
anni, figlia di Alcide de Gasperi, uno dei padri del grande progetto federale
europeo.
Il 2 gennaio la
CPE è ammessa all'ONU ed eredita il seggio permanente della Francia nel
Consiglio di Sicurezza (dove siede con Regno Unito, USA, Russia e Cina).
Il Kosovo aderisce alla CEE, che sale così a 40 stati membri.
Azerbaigian e Kosovo aderiscono alla CED, che sale così a 42 stati membri.
Azerbaigian e
Israele presentano domanda formale di adesione alla CEE.
Sviluppi futuri:
Bulgaria e Macedonia del Nord prevedono di aderire alla CPE il 1° gennaio
2027. Più o meno nella stessa data si prevede l'adesione di
Bosnia-Erzegovina e Serbia alla CED, che salirebbe a 44 paesi membri. Turchia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Georgia,
Azerbaigian e Israele proseguono i negoziati per
aderire a pieno titolo alla CEE, che la porterebbe a 46 stati membri; si prevede
che l'obiettivo sarà centrato negli anni 2030.
.
Jules Bianchi sugli scudi
Diamo ora la parola ad Alessio Contini:
Ho sviluppato uno dei più grandi What If?
della storia della F1, ossia la storia di Jules Bianchi.
Il giovane francese, scomparso tristemente nel 2014 durante la gara di Suzuka,
aveva davanti una carriera parecchio promettente. Ho quindi chiesto all’AI di
scrivermi un passato-futuro alternativo, che ho poi opportunamente modificato
per renderlo più realistico.
2014: La svolta di Jules Bianchi
Jules Bianchi conclude la stagione
2014 con il team Marussia, continuando a impressionare con le sue prestazioni
solide, tra cui il famoso nono posto a Monaco che gli aveva già assicurato punti
cruciali per la squadra. A Suzuka chiude diciottesimo, dopo che la gara venne
sospesa per pioggia. Grazie alla sua costanza e capacità di estrarre il massimo
da una macchina non competitiva, si guadagna l’attenzione di team di metà
classifica come Sauber e Force India.
2015: Un nuovo inizio
Nel 2015, Jules firma con Sauber,
un passo avanti rispetto a Marussia. Con una vettura più competitiva, Jules
continua a mostrare il suo talento, ottenendo regolarmente punti e dimostrandosi
un pilota affidabile e veloce. La sua esperienza e il suo approccio
professionale lo rendono anche un punto di riferimento all'interno della
squadra.
2016-2017: Salto di qualità
Le sue prestazioni con Sauber non
passano inosservate e, nel 2016, Bianchi riceve un’offerta da Ferrari, che sta
costruendo una nuova macchina per tornare competitiva in Formula 1. Jules coglie
l’opportunità, diventando uno dei piloti di punta della squadra. Sotto la guida
di Ferrari, Jules ottiene i suoi primi podi nel 2017, contribuendo a riportare
il team italiano ai vertici del campionato.
2018-2019: Verso la vetta
La crescita di Ferrari continua e,
nel 2018, Jules Bianchi diventa uno dei protagonisti della stagione, sfidando
regolarmente i piloti di Mercedes e Red Bull. Il suo primo trionfo in un Gran
Premio arriva nel 2018 in Canada, un momento storico che segna il culmine dei
suoi sforzi. Nel 2019, la competitività della Ferrari migliora ulteriormente e
Jules si trova a lottare per il mondiale, vincendo alla penultima gara su
Hamilton. Riesce quindi a realizzare il sogno che aveva fin da bambino.
2020-2021: Un campione
Nel 2020, Jules Bianchi è ormai
considerato il miglior pilota in griglia. La stagione è combattuta, ma Jules
dimostra di avere la stoffa del campione, vincendo più gare (Bahrain, Sakhir,
Mugello, Abu Dhabi, Sochi e Spagna) e arrivando più volte sul podio (Turchia,
Austria, Steiermark) riconquistando il titolo mondiale, confermandosi alla vetta
della Formula 1.
Nel 2021 annuncia il suo ritiro, e vince la sua ultima gara a Monza nel 2021,
diventando primo dopo che Hamilton e Verstappen si erano toccati dopo l’uscita
dai box di quest’ultimo. In quella gara la Ferrari fece anche doppietta
riuscendo a mettere Charles Leclerc in seconda posizione.
Impatto e eredità
Oltre ai suoi successi in pista,
Jules Bianchi diventa un simbolo di sportività e perseveranza. La sua storia è
un esempio di come la determinazione e la passione possano portare al successo.
Dopo il ritiro dalle corse, Jules continua a contribuire al mondo del
motorsport, lavorando con giovani talenti e restituendo al mondo della Formula 1
tutto ciò che ha imparato durante la sua carriera. Continuerà per un paio di
anni la carriera nel WEC, correndo con Ferrai e vincendo la 24 ore di Le Mans
2023.
Che ne dite?
.
Gli risponde Alessio Mammarella:
Io sono un appassionato di F1 e mi piace
l'idea di sviluppare ucronie su questo tema.
Una ucronia incentrata su Jules Bianchi è comunque un po' complicata. Devi
sapere che all'epoca in cui Bianchi arrivò in F1 sotto l'ala protettrice della
Ferrari, le squadre satelliti del cavallino (quelle che ne utilizzavano i
motori, quindi la Marussia/Manor e la Sauber) stavano vivendo una fase di scarsa
competitività. La Marussia, sempre sul filo del fallimento, era la classica
squadra da fondo classifica. La Sauber, reduce dal divorzio da BMW (per pochi
anni era stata infatti una filiale della BMW, che l'aveva acquistata per avere
una presenza diretta in F1) era ripartita da budget modesti e una base tecnica
da ricostruire.
Per questa ragione l'ipotesi che Bianchi passi in Sauber mi sembra plausibile
(se non nella stagione 2015, in quella 2016, quando la Manor passò ai motori
Mercedes, rompendo il legame di cooperazione con la Ferrari) solo che
probabilmente Bianchi avrebbe potuto raccogliere risultati mediocri, senza la
possibilità di mettersi in evidenza più di tanto. Purtroppo la F1 è fatta così,
non conta solo il talento ma anche la fortuna di trovarsi sulla vettura giusta
al momento giusto e la storia dell'automobilismo è piena di piloti che avevano
la qualità per vincere dei titoli ma invece sono riusciti al massimo a vincere
qualche gara in condizioni particolarmente fortunose.
Una cosa importante da definire è per quanti anni Jules Bianchi sarebbe rimasto
alla Sauber, e dove sarebbe andato dopo. Come minimo, penso che sarebbe rimasto
fino alla stagione 2018, che se non ricordo male è quella in cui ha debuttato
anche Leclerc, proprio sulla Sauber. Sarebbe stata una stagione critica, perché
Leclerc si mise subito in evidenza. Bianchi sarebbe riuscito anche lui a
sfruttare il potenziale in crescita della vettura, oppure avrebbe sfigurato nei
confronti del novellino monegasco? E' un punto nodale dell'ucronia, lì si
deciderà se Bianchi dopo la Sauber otterrà un sedile importante (in Ferrari o
altrove) oppure se dovrà cominciare una peregrinazione tra scuderie di seconda
linea con il rischio di restare infine a piedi e dover proseguire la carriera
altrove (nelle serie americane, nell'endurance o nella formula E).
L'ipotesi più facile, ma anche un po' banale, è che Bianchi passi in Ferrari al
posto di Leclerc (destinato a fare più gavetta rispetto alla HL) e che diventi
appunto uno dei top driver che vincono le gare e lottano per i campionati. Se
ipotizziamo invece che la Ferrari decida di puntare ugualmente su Leclerc,
possiamo pensare che Bianchi la prenda male e che recida i legami con la
Ferrari, lasciando la Sauber. Nel 2019, la Renault è tornata in F1 con il suo
nome, rilevando la scuderia che è stata alternativamente Benetton, dopo Renault,
poi Lotus...e infine ancora Renault (oggi Alpine). Essere francese avrebbe
probabilmente giocato a favore di Bianchi se fosse riuscito a proporsi come il
miglior pilota francese del circus (il suo rivale in questo senso sarebbe stato
Grosjean, con una carriera e un'età simile alla sua).
Anche la carriera in Renault potrebbe comunque essere a rischio a causa di una
doppia minaccia: da una parte Alonso, dall'altra Ocon. Alonso su Bianchi aveva
il suo pedigree di campione; Ocon la sua giovinezza (e quindi maggiori
prospettive di crescita). Schiacciato da questi due rivali, Bianchi avrebbe
potuto perdere il sedile, rischiando di dover riparare in qualche squadra dai
modesti mezzi economici, come la Haas o la Williams.
Ecco, diciamo che le diverse versioni potrebbero essere queste:
a) estremo positivo: Bianchi diventa
pilota Ferrari e lo è ancora oggi;
b) estremo negativo: Bianchi spazia tra varie scuderie di secondo piano prima di
restare appiedato tra il 2001 e il 2022; dopo di allora passa in altre categorie
dove può comunque ottenere buoni risultati;
c) una via di mezzo: Bianchi non approda in Ferrari come presumibilmente
sognava, ma la sua carriera è comunque buona; dopo aver rotto con la Ferrari che
gli ha preferito altri talenti, finisce in McLaren (insieme a Norris; quindi
Piastri non ha ancora debuttato in F1 oppure macina esperienza in alla Williams
o alla Haas) oppure in Red Bull come secondo di Verstappen (al posto di Perez,
quindi).
.
Citiamo anche la proposta di Federico Trezzi:
È risaputo che Hamilton e Red Bull avessero avuto contatti tra il 2010 e il 2012. Secondo Horner, l’inglese nel 2010 non era disposto ad andare nella scuderia, ma nel 2013. Alla fine però, considerando che c’era Vettel e si voleva indebolire forzatamente la McLaren, Horner spinse Niki Lauda a portare Hamilton in Mercedes. Ma cosa sarebbe successo se in Red Bull avessero voluto creare il dream team, la coppia Vettel-Hamilton, nel 2013?
.
Paolo Maltagliati domanda:
Da non appassionato di motori faccio anche a voi questa domanda che, vi confesso, faccio spesso agli appassionati, quando scopro che lo sono: quanto conta percentualmente la macchina e quanto il pilota, nel successo in F1? Ho ricevuto risposte anche molto diverse tra loro, ma mi interessa sempre molto capire come vengono motivate.
.
E Andrea Mascitti gli replica:
Difficile fare un calcolo esatto delle
percentuali, ma per la lotta al Titolo complessivamente conta più
percentualmente la macchina.
Certo anche il pilota fa la differenza, (basta vedere quest'anno le differenze
di prestazioni di Verstappen e Perez con la stessa auto) un grande pilota riesce
a portare al limite le prestazioni della sua vettura a differenza di altri, e
nel tipo di gare in cui il la differenza delle auto diminuisce (es gare sotto la
pioggia, Schumacher per esempio era un mago da questo punto di vista) il talento
dei piloti si può vedere al meglio.
Ma gare di questo tipo sono poche e il calendario è lungo, per questo alla
lunga, la differenza la fa la macchina più prestazionale, anche perché guidare
una macchina meno prestazionale significa anche costringere il pilota a prendere
più rischi e portarlo più probabilmente all'errore per cercare di colmare il
gap.
A conferma di questa teoria, basta vedere l'albo d'oro dei campionati, ha quasi
sempre vinto il pilota su una macchina più prestazionale. le uniche eccezioni
dagli anni 80 ad oggi, sono l'82 vinto da Keke Rosberg su Williams, quell'anno
la macchina più prestazionale era la Ferrari ma i tragici incidenti prima di
Villeneuve e poi di Pironi hanno tolto alla Ferrari la possibilità di vincere il
titolo piloti (mentre riuscì a vincere quello costruttori)
Forse anche la stagione 2005, vinta da Alonso, qui metto forse perché parlando
di pure prestazioni la McLaren era superiore alla Renault, ma era anche molto
più fragile.
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Chiudiamo per ora con le parole del nostro grande amico francese Perchè No?:
Personalmente, ai vili attacchi
terroristici contro Parigi del 13 novembre 2015 ho reagito alla mia maniera: ho aperto una bella bottiglia che conservavo per
un'occasione speciale, un Margaux di dieci anni fa.
Ho tirato fuori le diverse prelibatezze del mio paese che tenevo da parte: formaggio di Beaufort, Foie gras des Landes, Terrines du terroir, olives des Baux
e baguette.
Ho chiamato i miei amici.
Abbiamo bevuto, mangiato e chiacchierato lasciando la TV spenta.
Abbiamo alzato i bicchieri e detto "Salute".
Era il nostro omaggio.
Non dimentichiamo che i morti erano usciti per sentire musica, mangiare, bere e ridere.
Quale altra maniera di pensare a loro che amavano vivere? Quale altra maniera di disprezzare
i loro assassini che non sanno cosa vuol dire vivere?
Hoc est vivere.
O, per dire alla maniera pragmatica della nonna: "C'è ancora qualcosa che i Prussiani (aggiornamento:
i Terroristi) non ci prenderanno!"
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